Ma quante storie per un'adozione!
Ce lo siamo sentito dire, o l'abbiamo letto negli occhi della gente tante volte. A volte ce lo hanno chiesto esplicitamente: "ma perché è tanto difficile adottare un cane in canile?". Verrebbe da dire: "ma proprio nessuna storia, è solo che gli animali non sono cose"... ma la domanda è giustificata e merita una risposta un pò più complessa... anche se lunga.
Una prima distinzione la dobbiamo fare tra canili e cani e gatti dati in adozione da rifugi e associazioni.
Per legge tutti i comuni dovrebbero gestire in proprio o essere convenzionati con un canile. In realtà ci sono migliaia di comuni inadempienti, e anche dove una convenzione c'è non è detto che le cose funzionino come dovrebbero: cioè i cani dovrebbero transitare per il canile in attesa di sistemazione presso una famiglia. Scopo dei canili è quello di farli adottare e non certo quello di tenerli rinchiusi a vita dentro una gabbia. I comuni finanziano i canili sostanzialmente in due modi: riconoscendo un "forfait" per l'attivita' di cura, mantenimento, cattura dei randagi oppure attraverso una convenzione a pensione: cioè il comune paga un tanto al giorno per i cani presenti.
Se tutti i gestori dei canili fossero persone oneste e che hanno a cuore il bene degli animali in loro custodia una soluzione varrebbe l'altra. Ma dato che così non è. Vediamo i risvolti delle due soluzioni. Quello che riceve un forfait ha tutto l'interesse a tenere meno cani possibile e quindi a rifiutarne il più possibile; quello che ha una convenzione a pensione ha invece tutto l'interesse ad avere il canile sempre pieno, e quindi a non far adottare proprio nessuno. Ci sono poi situazioni assurde in cui il gestore del canile è anche un allevatore. Pensate che questo si darà da fare per piazzare i randagiotti o che invece promuoverà la vendita dei suoi bei cani "di razza"?
I comuni dovrebbero controllare come spendono i loro soldi, anzi i soldi dei cittadini, ma ben difficilmente lo fanno. Se hanno una convenzione si sentano già sufficientemente "a posto" e non si preoccupano certo di andare a fare i controlli per verificare l'attività del canile.
Fin qui abbiamo parlato di canili gestiti da privati (o da cooperative non animaliste o pessime associazioni), da persone cioè che hanno fatto della gestione dei randagi il loro lavoro, la loro fonte di reddito. Sono i canili in cui spesso i volontari non mettono piede, che si guardano bene dal disporre di un sito, che hanno tutto l'interesse a condurre la propria attività al riparo da "rompiballe" vari. Non sono tutti, necessariamente "canili lager", anzi, ce ne sono di ben gestiti, ma non sono certo il massimo che ci si può aspettare.
Ovviamente, e per fortuna, esistono anche tanti canili, rifugi, associazioni che operano bene nel campo dell'accoglimento e delle adozioni. Come funzionano le adozioni in questi casi? Se nei canili di cui abbiamo parlato prima c'erano proprietari/imprenditori e dipendenti qui ci sono volontari e i soldi che ci sono vanno ai cani o ai gatti. Là ci sono persone che non hanno particolare interesse per gli animali, qui ci sono persone che si impegnano concretamente e che hanno un forte coinvolgimento emotivo con gli animali.
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