Gli altri animali
Una sera c'era stata una di quelle nevicate improvvise, quelle che arrivano dall'est, quando alla mattina c'è il sole e nel giro di un paio d'ore ti trovi il cielo coperto e trenta centimetri di neve. Le galline non erano rientrate come al solito nella loro casina e temetti subito un assalto delle faine, anche se di giorno era strano. Presa la torcia ho provato a cercarle nel prato, a chiamarle, e con mia sorpresa le ho trovate disperse qua e là, sparpagliate nel candido della neve fresca; accoccolate e tremanti sotto la luce della torcia e il pallore della luna che si faceva di nuovo vedere tra le fronde nere degli alberi. Si sono fatte prendere docilmente, e stringendomele al petto potevo sentire il loro cuoricino battere forte per poi tranquillizzarsi. Quando erano di nuovo tutte nella loro casetta e le guardavo sistemarsi per la nanna, ho provato forse per la prima volta, intensamente, la vergogna di un "buon brodo di gallina". Ho capito che non sono tanto diverse dai gatti o dai cani, che non sono "carne", ma creature capaci di emozioni, paure e felicità come ogni essere su questa Terra.
Attraversando un campo popolato da maiali domestici, maiali vietnamiti e cinghiali, un cinghiale mi ha accompagnato per tutto il tempo camminando accanto a me. Che cosa lo attirava così tanto? Era il senso di novità? Quella creatura aveva tutte le ragioni per detestare e fuggire la specie umana, compreso il sottoscritto, eppure non lo faceva. Sembrava desiderare che gli accarezzassi la pancia. Infatti ha rovesciato i suoi trecento chili, e pareva estasiato mentre gli strofinavo il ventre con cautela. Dico con cautela perché era dotato di grosse zanne affilate e so che perfino gli elefanti nutrono un giusto rispetto per le doti di combattente di un cinghiale adulto. Eppure la cosa più cattiva che aveva in mente questo esemplare era ricevere la propria dose di carezze sul ventre. [J. F. Masson: Il maiale che cantava alla luna]
Non molto tempo fa ho fatto visita a una ricercatrice norvegese laureata a Cambridge, Kristin Hagen. [...] Siamo usciti per osservare le giovenche, e dopo un po' gli animali hanno iniziato a giocare. "Guarda cosa fanno quando iniziamo a correre" mi ha detto Kristin. Le giovani mucche hanno iniziato a correre nei campi insieme a noi, saltellando come bambine. Scalciavano, acceleravano, rallentavano, non ci perdevano mai di vista; pareva quasi che ci imitassero. Era evidente che si stavano divertendo. Guardando negli occhi due mucche accanto a me, ho potuto capire che una era diffidente, l'altra amichevole. Ero certo che le loro fossero due personalità distinte. [J. F. Masson: Il maiale che cantava alla luna]
Abbiamo riportato alcuni passi tratti dal sito Incontra gli animali che raccoglie testimonianze di persone che hanno accolto qualcuno degli "altri animali" e passi del bellissimo libro dell'etologo J. F. Masson "Il maiale che cantava alla luna".
Sì, perché non ci sono solo i gatti o i cani. Galline, maiali, pecore, mucche o conigli che vengono allevati senza il minimo rispetto e macellati a centinaia di milioni per la loro carne non sono diversi, non sono inferiori, non sono "carne che cammina".
Pensare a loro come galline, mucche o maiali e non come pollo, bistecca o prosciutto è il primo passo che dobbiamo fare per andar loro incontro. Pensarli come individui, riconoscere che ciascuno ha una propria personalità è un secondo passo fondamentale. Toccarli, accarezzarli, guardarli negli occhi... Dopo, diventa difficile mangiarli.
Vi proponiamo questo video, reperibile assieme a molti altri, su TV animalista

