In questa sezione troverete articoli che trattano argomenti di veterinaria: "riassunti" a carattere divulgativo di articoli scientifici, considierazioni nostre sulle tematiche sanitarie dei rifugi, articoli divulgativi ed informativi ma sempre attinenti la medicina veterinaria.

Non si muore di FeLV

l titolo e’ volutamente provocatorio per contrastare quella diffusa tentenza, non solo dei proprietari, a considerare la positivita’ FeLV come un fattore ostativo a curare un gatto.

Su questi argomenti non valgono le opinioni personali e anche l’opinione di un singolo professionista non andrebbe presa come definitiva. Fa testo quanto e’ scientificamente riconosciuto ed accettato dalla comunita’ scientifica e pubblicato su testi e riviste di indiscussa autorevolezza.

Ci permettiamo quindi di riportare un frammento dal capitolo relativo al FelV tratto da un “sacro testo”: “Infectious diseases of dogs and cats” di C. Greene; questo capitoto e’ stato curato da K. Hartmann

“Despite the fact that persistent FeLV viremia is associated with a decreased life expectancy, many owners elect to provide treatment for the myriad clinical syndromes that accompany infection. Some older studies suggested that FeLV-infected cats live only a maximum of 3 years after diagnosis, but these studies involved group-hosed cats in multiple-cat, FeLV-endemic environments. With proper care, FeLV-infected cats may live much loinger than 3 years and, in fact, may die at older age from cause completely unrelated to their retroviral infection. Thus, decision about treatment or euthanasia should never be based solely on the presence of FeLV infection. It is important to realize that FeLV-infected cats are subject to the same diseases that befall uninfected cats, and the mere presence of a FeLV-related disease may or may not be caused by FeLV”

Cosa vuol dire? Vuol dire che la positivita’ al FeLV e’ un dato che da un lato ha valore prognostico, dall’altro e’ un elemento utile al clinico sia in termini di diagnosi differenziale, sia per meglio calibrare la terapia; in ultimo che l’aspettativa di vita di un gatto FeLV positivo “di proprieta’” e’ piu’ alta di quella di un gatto che vive in un gattile.

Valore prognostico: e’ un’indicazione che ci dice che quella specifica patologia in un gatto FeLV positivo puo’ avere un decorso piu’ lento, una minore probabilita’ di risoluzione o di incorrere in complicazioni. Siamo nel campo delle probabilita’, non delle certezze.

Valore clinico: ci sono tanti casi in cui la diagnosi non e’ immediata e il dato della positivita’ o meno al FeLV puo’ indirizzare il medico a propendere per l’una o l’altra possibilita’ in termini di diagnosi differenziale (cioe’ delle possibili patologie sottostanti a determinati sintomi e/o dati strumentali). Ad esempio un “sospetto” linfoma su un soggetto FeLV puo’ diventare “maggiormente" sospetto (i linfomi felini sono particolarmente diffusi tra i gatti FeLV positivi) ma in ogni caso non costituisce la diagnosi (che sui tumori e’ sempre e solo istologica o citologica).
Il secondo aspetto e’ quello relativo alle terapie ed in particolare alla somministrazione di cortisteroidi o altri principi attivi con effetto immunosopressivo. Ad esempio molte forme di allergia si possono contrastare con i cortisonici: su un soggetto FeLV vanno usati con maggiore attenzione. Ma cio’ non significa che un gatto FeLV non debba essere trattato con questi farmaci quando e’ necessario per contrastare la malattia.
Va da se’ che la “terapia standard” a base di antibiotio&cortisone ancora troppo spesso adottata, e’ del tutto controindicata in soggetti FeLV positivi.

In estrema sintesi: valutare la positivita’ a FeLV (e FIV) in corso di diagnosi e’ utile e necessario ma l’eventuale positiva’ non deve essere la ragione per non curare l’animale. Bisogna sempre cercare di arrivare ad una diagnosi puntuale e poi trattare qiuella specifica patologia. La semplice positivita’ al FelV non puo’ essere la ragione per non curare o a maggior ragione per decidere un’eutanasia.
Per questo diciamo che non si muore di FeLV, ma di patologie che possono essere correlate o indotte dal FeLV: patologie che in tanti casi si possono curare o contrastare.

06/07/2015

La solita storia dei "test FIP"

La storia. Ci chiedono se possiamo prendere un gatto FIP: hanno altri gatti e non vorrebbero mai che venissero tutti contagiati. Con due domande si chiarisce la situazione: hanno portato il loro gatto a sterilizzare e il veterinario ha fatto fare, oltre al test FIV/FeLV, anche ...quello FIP.

Dal referto, oltre a non essere specificata la metodica utilizzata (ELISA, PCR, IFA, ecc) quel test veniva indicato espressamente come "test FIP".

Cio' e' scientificamente sbagliato perche' non e' come per FIV e FeLV in cui esistono dei test che consentono di determinare se un gatto adulto e' stato contagiato da quelle malattie: per la FIP non esiste alcun test di questo genere! Non esiste un test "FIP" ma solo test, che con varie metodiche a piu' o meno elevata sensibilita'/specificita', rilevano la presenza del FCoV: un virus, sostanzialmente "innocuo" e molto diffuso, che solo in una piccola percentuale di casi da' origine alla malattia, cioe' alla FIP.

Un gatto positivo al FCoV non ha la FIP e non e' detto che mai si ammalera' di FIP

In estrema sintesi:
La maggior parte dei gatti (fino all'80-90% in comunita' al chiuso) puo' entrare in contatto e infettarsi con un virus che si chiama FCoV: e' un virus enterico che puo' dare sintomi respiratori e/o moderata diarrea autolimitante. Puo' esserci una remissione in tempi piu' o meno brevi o persistere per tutta la vita del gatto.
In alcuni casi (5-12%) questo virus sostanzialmente "innocuo", sopratutto in gatti giovani (sotto i 3 anni), puo' subire una mutazione e dare origine alla FIP: una malattia sempre mortale.

Il virus si puo' trovare nelle feci (su piu' campioni, perche' l'eliminazione puo' non essere continuativa) o nel sangue e nei tessuti senza che cio' abbia valore diagnostico o ALCUN VALORE PROGNOSTICO, cioe' dare indicazioni sulla possibilita' di sviluppo della malattia.
La diagnosi di FIP e' molto complessa e deve partire sempre dalla valutazione clinica dei sintomi: poi, una serie di esami possono indirizzare/suggerire/supportare una "diagnosi di FIP", ma bisogna ricordare che l'unica certezza si ha da specifici esami post-mortem (anche nella forma umida perche' possono esserci diverse cause di versamento).
I cosiddetti test FIP, cioe' test del FCoV, possono essere utili SOLO come elemento di supporto ad una diagnosi di FIP e come strumento per escludere la possibilita' che un gatto possa ammalarsi di FIP (un gatto che risulti sieronegativo ai test antigenici e non abbia un titolo anticorpale significativo anti-FCoV non potra' mai ammalarsi di FIP).

Come screening, questo test e' un non-senso e finisce solo con il generare un ingiustificato allarmismo. Cioe' paure irrazionali che si possono tradurre in "isolamenti" non necessari (1) o peggio in abbandoni o richieste di eutanasia. In ogni caso con grave danno morale a carico delle persone che hanno il gatto.

Sia ben chiaro che quanto detto non sono nostri "pareri" ma quanto ciascuno puo' trovare su tutta la recente e meno recente letteratura scientifica (e su molti siti specializzati: es Sockfip (sito di N. C. Pedersen).

Che ad oggi ci siano ancora veterinari - e laboratori - che creano confusione sui test FCoV, qualificandoli erroneamente "test FIP" lascia basiti e profondamente sconfortati.

(1) L'isolamento di un gatto ammalato di FIP non e' necessario sia perche' gli altri gatti conviventi, con ogni probabilita', sono gia' stati contagiati con il FCoV, sia perche' "[...] il virus mutato non e' mai stato trovato in escrezion/secrezioni di gatti ammalati di FIP. Pertanto la trasmissione del virus FCoV mutato e' da considerare improbabile in circostanze naturali" (K. Hartman, Feline Infectious Peritonitis, Veterinary Clinics Small Animals 35 2005 39-79)

5/9/2014

Gestione di una epidemia di panleucopenia in un rifugio

Raccontiamo questa vicenda perché possa servire ad altri per evitare gli errori che abbiamo commesso e per poter prendere le contromisure più adeguate nel malaugurato caso si debba fronteggiare un'epidemia.

Il contesto ambientale e il caso "0"

La struttura di accoglienza è una una vecchia cascina in corso di ristrutturazione in cui sono stati accolti gattini cercando sì di applicare dei protocolli di quarantena e di prevenzione ma con i limiti della situazione e qualche imprudenza risultata fatale.

Nel corso dell'estate sono stati passati per la struttura circa quaranta gattini. Ogni cucciolata veniva tenuta separata per 15 gg. in quarantena in gabbioni pieghevoli di circa 1 mq; poi, passato il periodo di osservazione, i gatti venivano spostati in un'altra stanza, al piano superiore, dove stavano tutti insieme.

Le stanze delle quarantene ospitavano diversi gabbioni. I volontari usavano i guanti per pulire le gabbie e non ci sono stati scambi di lettiere / ciotole. I pavimenti venivano di norma disinfettati quotidianamente con Virkon-S (1) . Salvo nell'ultimo periodo per ragioni di luce (mancava ancora l'impianto elettrico in alcune stanze), venivano sempre puliti prima i gattini sani e poi quelli in quarantena (per evitare passaggi dalla zona potenzialmente contaminata a quella "pulita"). Non c'erano sovrascarpe e camici.

Tutto bene (3 decessi in tutto di cui uno per FIP umida) fino a quando non è arrivata una coppia di selvatichini di 4-5 mesi che era passata prima per un ambulatorio veterinario (5 gg di permanenza) per sverminazione e vaccinazione. Nulla da segnalare per i primi 4 gg: sempre nascosti nel trasportino mangiavano normalmente e le feci erano formate. Poi è stato notato che non avevano toccato cibo per un giorno intero e un vomito di succhi gastrici.
Il giorno seguente sono stati portati in clinica entrambi e uno è risultato ipotermico e l'altro con febbre. L'emocromo di quello ipotermico indicava 4500 WBC(2). Trattati entrambi come sospetti paleuco, durante la notte c'è stata la prima scarica di diarrea (mai riscontrata prima al rifugio) e il giorno seguente il test parvo Idexx(3)su quello in condizioni migliori risultava positivo. Nell'arco di 48 ore quello risultato ipotermico è morto mentre l'altro ha cominciato a dare segni di miglioramento.

Strategia di contrasto

Ci si è subito resi conto di trovarsi di fronte ad una epidemia e si è messa in atto una strategia cosi' articolata:

  • disinfezione: con ipoclorito di sodio (3) al 7% (non in presenza di gatti) e giornalmente con Virkon-S in tutti gli ambienti (le lettiere venivano disinfettatte almeno 2 volte al giorno); rimozione delle suppellettili non lavabili (grattatoi, giochini, copertine, ecc). Uso tassativo di sovrascarpe e guanti; uso della carta al posto della sabbia nelle lettiere e ciotole monouso. Queste misure non servivano ad evitare i contagi ormai avvenuti ma avevano il solo scopo di limitare e contenere la carica virale visto che non era possibile spostare tutti i gatti in posti "puliti"
  • sospensione della normale turnazione dei volontari: solo due persone seguivano quotidianamente i gatti con l'obiettivo di individuare il minimo sintomo (minor interesse al cibo, diarrea, vomito, apatia). Questa misura è stata fondamentale per la diagnosi precoce.
  • i gatti che manifestavano il minimo sintomo - diciamo pure minimo in senso "paranoico" - venivano portati immediatamente in clinica per un emocromo. Se il livello di globuli bianchi si avvicinava alla soglia inferiore (6000 WBC) e/o in caso di iper/ipotermia i gatti venivano ricoverati e rifatti gli esami ematici giornalmente iniziando la terapia con interferone omega felino (4), fluidoterapia, antibiotici, ecc. come da protocolli standard di trattamento per la panleucopenia. Venivano anche effettuati test parvo Idexx sulle feci di conferma.
  • separazione dei gattini tra asintomatici e reduci da ricovero (che continuano ad espellere il virus pur essendo guariti per circa un mese).

Il trattamento

Tutti i gattini con diagnosi conclamata o sospetta (in un contesto di epidemia il "sospetto" significa solo la momentanea non dimostrabilità dell'infezione) venivano messi in fluidi e con copertura antibiotica (gram+, gram-, anaerobi), gastroprotettori e interferone omega felino. Giornalmente venivano monitorati i parametri ematici ed in particolare i globuli bianchi, l'ematocrito, pressione arteriosa e proteine totali e si attuavano le contromisure del caso: boli, colloidi, integrazioni elettroliti, trasfusione solo se strettamente indispensabile.
I gattini venivano di norma dimessi solo quando i parametri ematici tendevano alla norma e riprendevano vivacità e si alimentavano stabilmente da soli.

Errori commessi

  • non aver vaccinato per tempo gatti vaccinabili (12 sett.) per banali ragioni organizzative. Questo è stato l'errore più grave.
  • aver usato sabbia nelle lettiere che è un veicolo di contagio pericolosissimo. La sabbietta è' più adatta su un piano etologico e come capacità di assorbimento dell'urina ma è piu' facile spanderla per il locale e portarla in giro, meglio la carta come peraltro è prassi in molte cliniche.
  • non aver usato fin dall'inizio camici e sovrascarpe. Sembra ridicolo e paranoico, ma invece le scarpe sono state il vettore del contagio
  • essersi "rilassati" perché i gatti erano gia' "grandini" e non era successo niente. MAI ABBASSARE LA GUARDIA
  • Non aver avuto a disposizione tutto il necessario fin dal primo momento (sovrascarpe, camici, traversine, ciotole e lettiere monouso, ecc)

Decisioni giuste nell'emergenza

  • riduzione al minimo del numero dei volontari che seguivano giornalmente (o più volte al giorno) l'evoluzione dell'epidemia. Troppi volontari, anche con una comunicazione ottimale, non avrebbe permesso di individuare i sintomi in modo precoce.
  • verifiche "paranoiche" e tempestive dei parametri ematici dei gattini e conseguente ospedalizzazione. Importantissimo l'aver privilegiato l'uso di una banale contaglobuli - che dà risultati immediati - rispetto al mandare i campioni in laboratorio per risultati più accurati e completi ma con un ritardo di almeno 24 ore. I test parvo sono risultati utili (e comunque preferibili alla PCR per l'immediatezza del risultato) ma comunque tardivi (anche 2-3 gg dopo la comparsa degli indicatori ematici del contagio). LA DIAGNOSI E IL TRATTAMENTO PRECOCE SONO RISULTATI VINCENTI
  • gestione "seria" (fluidoterapia in vena, ecc) anche dei casi sospetti oltre che di quelli conclamati.
  • uso dell'interferone omega felino, sebbene in assenza di pubblicazioni scientifiche a riguardo sui gatti, ha dato ottimi risultati in questa circostanza e in altri casi da noi seguiti. Ricordiamo pero' che le linee guida riconosciute non indicano l'interferone omega felino come un trattamento "efficace", ma solo che "puo' essere utile". E" invece accettata l'utilita' dell'interferone omega felino sui cani (ebbene si'...). Ricordiamo ancora che, usando l'interferone, in questo caso abbiamo avuto dei riscontri positivi ma in altri no.

Riportiamo lo schema temporale dello sviluppo dell'epidemia

Sopratutto...

Dobbiamo ringraziare il particolare il dott. Ripanti e la dott.sa P. Cavana, il fondamentale supporto della clinica CVT Rivoli con il pieno coinvolgimento di tutti i medici e del personale per la gestione dei casi. Se questi gattini non fossero stati diagnosticati, seguiti ed ospedalizzati, avremmo avuto una mortalita' ben superiore al 50% come peraltro si puo' trovare riscontro in letteratura.

Il forte rapporto di fiducia tra il veterinario responsabile e l'associazione, il coinvolgimento della struttura, la stretta comunicazione e collaborazione intercorsa tra tutti gli attori, sono stati fattori determinanti per il successo della gestione dell'epidemia.

La gestione dei gattini e' comunque problematica perche' possono morire di parassitosi, per una non corretta alimentazione, per cause congenite, ecc. Sopratutto pero' possono morire di panleucopenia. Se avessimo vaccinato al piu' presto possibile, o se avessimo messo in atto i protocolli di vaccinazione precoce (con vaccini a virus uccisi), non saremmo a raccontare questa storia.

Se "semplicemente", anche se cosi' semplice non e', avessimo adottato tutte le misure preventive del caso non avremmo avuto una epidemia ma solo 2 casi. Le epidemie vanno prevenute e se succedono e' perche' si e' sbagliato: questa dev'essere la cifra in cui leggere queste note.

Abbiamo voluto raccontare questa storia nella speranza che serva ad altri ad evitare gli errori che noi abbiamo commesso.

5/9/2014

Note:

(1)Virkon-S e' un disinfettante battericida, virucida e fungicida efficace anche contro il parvovirus felino (FPV); viene utilizzato in ambito veterinario e zootecnico ed e' a base di perossimosolfato di potassio.

(2)WBC: White Blood Cell, indica il numero totale di globuli bianchi senza differenziare tra neutrofili, leucociti, monociti, ecc. SI tratta di un indicatore di massima ma sufficientemente preciso che si puo' ottenere con una normalissima apparecchiatura da ambulatorio. ll range di normalita' e' indicativamente nell'intorno dei 6000-19.000

(3)Il test parvo Idexx e' un test rapido (tipo quelli per FIV e FeLV) sviluppato per l'identificazione del parvovirus canino ma utilizzabile anche per i gatti come indicato qui: Detection of feline panleukopenia virus using a commercial ELISA for canine parvovirus (testo completo su VetLearn previa registrazione)

(4)L'ipoclorito di sodio e' la normale candeggina ma attenzione che quella venduta normalmente e'è ad una concentrazione inferiore al 4%. L'ipoclorito di sodio concentrato (al 15%) è reperibile in farmacia o presso rivenditori di prodotti per pulizia e simili. Usare le precauzioni del caso: guanti ed eventualmente mascherina se si usa un nebulizzatore.

(5)L'uso dell'interferone omega felino (Virbagen) per il trattamento della parvovirosi e' stato oggetto di studi sui cani (Feline interferon-omega treatment on canine parvovirus infection) con buoni risultati; un protocollo terapeutico relativo alla panleucopenia e' pubblicato in "Veterinary interferon Handbook 2^ ed." ma al momento non ci sono studi scientifici che ne comprovino l'efficacia.

Regole minime per l'accoglimento di gattini in un rifugio

Spesso riceviamo richieste da parte di altre associazioni o singoli che si prodigano in stalli e accoglimenti per un aiuto nelle cure di gattini affetti da panleucopenia.

Piu' volte, parlando direttamente con queste persone e attraverso articoli pubblicati sul sito, cerchiamo di mettere in guardia dai rischi di questo pericolosissimo virus che colpisce i gattini ma anche i gatti adulti non vaccinati. Spesso pero' i nostri consigli in termini di attenzioni e misure da adottare per contenere queste epidemie non vengono tenuti in grande considerazione malgrado non si tratti di "nostre" idee ma semplici adattamenti che si rifanno alle linee guida scientificamente riconosciute in materia. Ad esempio quelle proposte da European Advisory Board on Cat Diseases; sito in cui si trovano articoli e sintetiche schede sulle principali patologie feline (tra cui ovviamente la panleucopenia).

Le regole minime da mettere in atto per l'accoglimento di gattini sono queste:

  • Non accogliere in casa o in strutture non idonee piu' di una cucciolata alla volta: se questi gattini, superano il periodo di quarantena di (almeno) 15 gg, possono essere dati in adozione e/o passati ad un altro stallo sicuramente "pulito" e stare assieme ad altre cucciolate.
    • Solo dopo aver liberato il posto dai gattini sicuramente non infetti si puo' accogliere un'altra cucciolata.
    • Se una cucciolata risulta contagiata gli eventuali superstiti non possono essere dati in adozione prima di un mese dalla completa guarigione dell'ultimo gattino. In quel posto non devono entrare altri gattini per almeno 6 mesi e l'ambiente deve essere ripetutamente disinfettato (stoffe, tessuti lavati a 90^, pavimenti e superfici pulite con candeggina al 6% o almeno con candeggina commerciale pura). La persona non deve indossare scarpe/abiti usati con i gattini specie nel recarsi in altri posti a rischio (ambulatori, gattili, siti di colonia ecc): questo per non agire da vettore inconsapevole del virus.
  • Premesso che la gestione di piu' cucciolate in conteporanea e' comunque un rischio, una struttura "idonea" deve essere tale per attrezzature ma sopratutto per "personale". Bisogna tenere presente che il miglior alleato del virus siamo noi: anche quando c'e' la consapevolezza del problema e un comportamento conseguente un errore e' sempre possibile. Bisogna quindi fare in modo
    • che le singole cucciolate siano tenute in gabbie pulibili e disinfettabili e che i cuccioli di diversa provenienza non entrino mai in contatto tra loro;
    • che le gabbie siano poste in una stanza, non affacciate tra loro, in cui chi se ne occupa entra sempre con sovrascarpe e camice (anche quando stanno tutti bene); che si usino i guanti in lattice per toccare i gattini e pulire le gabbie e che questi vengono cambiati per ogni gabbia facendo attenzione nel toccare siringhe, scatole di medicinali, attrezzi di pulizia; nel dubbio meglio un cambio di guanti in piu'.
    • che non si mischino ciotole e lettiere (meglio usare vaschette monouso per alimenti e teglie da forno al posto delle cassette) e si eviti la sabbietta che e' una fonte di diffusione del virus (usare la carta igienica/di giornale);
    • che si usino sempre disinfettanti appositi (in primis candeggina);
    • che quando si accerta un caso di panleucopenia si consideri tutta la popolazione presente come infetta e ci si comporti di conseguenza in particolare per le adozioni. Si tratta di un virus estremamente contagioso e non c'e' alcuna ragionevole possibilita' che un gattino non venga contagiato.
  • Non si devono dare gattini in adozione a persone che abbiano dei gatti propri non regolarmente vaccinati e si deve avere l'assicurazione da queste persone che non prendano altri gatti prima di aver completato il ciclo di vaccinazione al nuovo arrivato.
  • Chi fa stalli di gattini e ha dei gatti propri, anche adulti, questi devono essere vaccinati regolarmente (ogni anno) e deve essere informato e consapevole che vi e' una possibilita' di contagio, seppure remota.

Queste sono le regole minime per quanto riguarda la panleucopenia e chiaramente non sono esaustive perche' ci sono altri aspetti importanti per una buona gestione dei gattini quali i trattamenti antiparassitari, le cure in caso di herpesvirosi/calicivirosi (che comunque possono uccidere i gattini), le micosi, ecc. Ma in questa sede parliamo solo del pericolo piu' grave in termini di salvaguardia dei gattini e del rischio di diffusione del virus in altri luoghi e/o presso gli adottanti e i loro gatti.

Studio sull'efficacia della propentofillina su FIP

Riportiamo un breve riassunto, per "non addetti ai lavori", di uno studio sulla peritonite infettiva felina (FIP) perche' ci sembra importante parlare di questa grave patologia e per sviluppare alcune considerazioni su cui riflettere: prima di tutto l'articolo.

Lo studio

Si tratta di uno studio (1) randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo (2) sugli effetti di un farmaco chiamato Propentofillina in relazione al tempo di sopravvivenza e qualita' della vita in gatti affetti da FIP. Come tutti sappiamo la FIP (da non confondersi con la semplice positivita' al coronavirus FCoV) e' una patologia che porta a morte i gatti, e specie nella forma effusiva (cosiddetta "umida") nell'arco di giorni o settimane: purtroppo ad oggi non esiste alcun caso dimostrato di guarigione.

Poiche' sono stati descritti alcuni casi in cui l'uso della pentossifillina (3) sembra aver prolungato la vita di gatti con la FIP, questo studio si propone l'obiettivo di valutarne appunto l'efficacia. L'ipotesi da verificare e' che questo farmaco possa diminuire la grave vasculite che e' responsabile della maggior parte dei segni clinici che si manifestano in corso di FIP.

Lo studio ha coinvolto 23 gatti giunti alla Clinica Veterinaria dell'Universita' di Monaco di Baviera (Germania) con una diagnosi certa di FIP ed i cui proprietari hanno firmato il consenso informato alla sperimentazione. Si tratta, dunque, di uno studio effettuato su gatti che si sono ammalati in modo naturale. I gatti sono stati suddivisi in 2 gruppi: entrambi i gruppi hanno ricevuto un trattamento completo in caso di FIP (aspirazione per centesi del versamento, glucocorticoidi, antibiotici, eparina). Un gruppo ha, poi, ricevuto il farmaco da testare, mentre all'altro gruppo e' stato somministrato un placebo. Per la prima settimana di trattamento, i gatti sono stati ricoverati o portati giornalmente alla clinica: ogni giorno sono stati sottoposti a controllo clinico ed ecografico per valutare e trattare l'eventuale presenza di versamento addominale o/e toracico. Compatibilmente con le loro condizioni cliniche, i gatti ricoverati sono poi potuti ritornare a casa ed ai proprietari e' stato chiesto di compilare un diario giornaliero con i dati clinici e comportamentali degli animali. A cadenza settimanale sono anche stati fatti dei normali prelievi di sangue i cui risultati sono poi stati valutati secondo criteri statistici.

Senza addentrarci nello specifico medico e tecnico dello studio, basti dire che l'analisi dei dati non ha purtroppo dimostrato alcuna differenza statisticamente rilevante tra i 2 gruppi di gatti: l'uso della propentossifillina non e' servito ne' a prolungare la vita dei gatti con FIP ne' a migliorare i risultati degli esami effettuati o la qualita' di vita. Secondo gli autori dell'articolo questo risultato negativo potrebbe essere dovuto a diverse cause tra cui il fatto che il farmaco impiega dalle 2 alle 4 settimane per essere pienamente efficace ed in questo periodo di tempo diversi gatti partecipanti allo studio sono deceduti.

Note:

(1) Randomized, Placebo Controlled Study of the Effect of Propentofylline on Survival Time and Quality of Life of Cats with Feline Infectious Peritonitis: Y. Fischer, S. Ritz, K. Weber, C. Sauter-Louis, and K. Hartmann, pubblicato su Journal of Veterinary Internal Medicine, 2011;25:1270-1276

(2) il metodo del "doppio cieco" consiste nel suddividere i pazienti in due gruppi scelti in modo casuale: al primo viene somministrato il farmaco in esame, al secondo un placebo, cioe' un composto senza alcun effetto terapeutico. Il metodo di somministrazione e' tale per cui nessun paziente come nessun medico che partecipa allo studio puo' sapere a chi viene somministrato il farmaco vero o quello "finto" (il placebo). Questo metodo serve ad annullare le interferenze (bias) dovute a valutazioni soggettive ed a valutare in modo obiettivo la reale efficacia di un principio attivo rispetto ad uno sicuramente inattivo ed inefficace.

(3) Pentoxifillina e pro-pentoxifillina: principi attivi molto simili usati in umana nella cura delle patologie vascolari periferiche (Alzheimer, ischemie cerebrali, ecc); la pro-pentoxifillina e' registrato in Germania per uso veterinario. (propentofillina Karsivan)

Vermi polmonari nei gatti: infezione da Aelurostrongylus Abstrusus

L'Aelurostrongylus abstrusus (Fig.1) e' un verme (nematode) la cui forma adulta e' lunga circa 7.5-9.9 mm e vive nei polmoni dei gatti. E' diffuso in tutta Europa. I dati disponibili riportano una prevalenza del 17-24% nel Centro e nel Sud Italia.

Cosa causa?

Questo parassita e' il maggior responsabile della polmonite parassitaria del gatto, malattia spesso trascurata e non diagnosticata.

  • Sintomi:
    • Aspecifici: pelo ispido, diarrea, anoressia, dimagrimento, ritardata crescita dei gattini
    • Specifici: starnuti, tosse da sporadica a continua, scolo nasale muco-purulento, dispnea da moderata a grave, intolleranza all'esercizio (manifesta stanchezza nella corsa, ecc)
    • l'infestazione massiva puo' causare la morte del gatto
  • Questa infestazione deve sempre essere sospettata in caso di malattia respiratoria del gatto

Come si infestano i gatti?

I parassiti adulti che vivono nei polmoni dei gatti producono uova che dopo la schiusa liberano delle larve (L1) che, attraverso il muco, sono trasportate lungo la trachea, deglutite e liberate nell’ambiente attraverso le feci. Queste larve penetrano nel piede muscolare dei molluschi gasteropodi (lumache e chiocciole) e si sviluppano fino a larve L3, cioè il terzo stadio del ciclo di vita della larva. Il gatto si può cibare direttamente delle lumache e delle chiocciole[1] oppure di rane, roditori, uccelli che si sono a loro volta nutriti di lumache e chiocciole infestate. Queste larve L3, una volta ingerite dal gatto, attraversano la mucosa intestinale e migrano attraverso il sangue e la linfa verso i polmoni, dove diventano vermi adulti e producono le uova.

Quali gatti sono a rischio?

Tutti i gatti che hanno la possibilita' di cacciare. L'infestazione e' possibile anche nei gattini molto giovani presumibilmente per un contagio post-svezzamento, quando la madre li inizia alla caccia ed integra la loro alimentazione con prede catturate. I soggetti giovani (3 mesi-1 anno) sono piu' recettivi e sembrano sviluppare sintomi piu' gravi, ma possono essere colpiti gatti di qualsiasi eta', anche in modo grave.

Come si diagnostica

  • Un semplice striscio fecale a fresco (campioni esaminati il piu' presto possibile o comunque entro le 24h) o un esame coprologico per flottazione (normale esame delle feci) permette di individuare le larve al microscopio.
  • La metodica di referenza e', comunque, l'esame coprologico con tecnica di Baermann di arricchimento per larve (esame facilmente eseguibile dai normali laboratori di analisi veterinarie). Meglio se questo esame viene eseguito su 3 campioni di feci raccolti in 3 giorni consecutivi.
  • In caso di sintomatologia respiratoria compatibile, prima di escludere questa infestazione, è bene eseguire sempre la ricerca con tecnica di Baermann su 3 campioni fecali.
  • L'esame radiologico dei polmoni può essere evocativo della patologia.
  • Le larve possono essere viste nel liquido ottenuto mediate lavaggio bronco-alveolare (BAL che e' un esame che si esegue in anestesia generale e consiste nell'introdurre una piccola quantita' di soluzione fisiologica sterile nei polmoni che viene poi aspirata ed esaminata).

Come si cura

  • Fenbendazolo (prodotto commerciale Panacur compresse)
  • Imidacloprid/moxidectina spot-on (prodotto commerciale Advocate spot-on)
  • Selamectina spot-on (prodotto commerciale Stronghold spot-on)
  • Emodepside /praziquantel (prodotto commerciale Profender spot-on)
  • Fipronil/(S)-metoprene-eprinomectin-praziquantel spot-on (prodotto commerciale Broadline spot-on)

L'uso di corticosteroidi nei primi giorni di terapia antiparassitaria può essere indicato nei casi di grave infestazione per prevenire o controllare il rischio dell’aggravarsi della sintomatologia respiratoria legata alla morte massiva dei parassiti.

Esame coprologico di controllo ad 1 mese dal trattamento (meglio se due esami coprologici a distanza di 3-4 settimane l'uno dall'altro)

Inoltre...

  • Sono possibili soggetti positivi subclinici, cioe' che non manifestano i sintomi clinici, ma che hanno il parassita nei polmoni ed eliminano le larve nelle feci.
  • Sono possibili recidive dei sintomi dovute a reinfestazioni o recrudescenza della parassitosi non completamente eliminata.
  • La positività a FIV/FeLV è associata ad una prognosi meno favorevole.
  • I soggetti immunodepressi (FIV/FeLV positivi) e con stile di vita a rischio, cioe' con possibilità di cacciare, vanno monitorati periodicamente con esami coprologici.

Paola Cavana (Med Vet, Dott Ric, ECVD Resident, Maisons-Alfort, Francia)

Bibliografia:
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