Iscriviti alla mailing list

In evidenza...

Cercano casa...

Racconti...

header image

La vera poesia del circo

Trasfigurazione e realtà del circo con animali

Il circo Medini!..."Ma dai!" mi sono detto. Era il circo dove Zampanò' faceva il numero dell'uomo che spezzava le catene con la forza dei suoi "muscoli pettorali, ovverossia del petto"! Il circo attendato in riva al mare, dove ormai stanco, dopo il litigio fatale col Matto, e l'abbandono di Gelsomina consumava il suo stanco rituale per tirare a campare... Sapevo che il Medini era un circo vero, ma che esistesse ancora dopo tutti quegli anni, "La Strada" e' del 1954, e che fosse proprio a Torino mi sembrava impossibile.



E invece sì. Mi ricordo che andai a uno spettacolo pomeridiano, in una zona di periferia dall'altra parte della città; era una giornata piovigginosa e fredda di novembre e quella corsa del tram semivuoto che sembrava non finire mai.

Il tendone era in un terreno spoglio, incastrato tra una sopraelevata e dei casoni di periferia. C'era solo qualche famiglia e un botteghino piccolo piccolo per i biglietti, quattro file di panche e una pista che misurava non più di dieci o quindici metri. Non c'erano le note malinconiche di Rota, nè lo starnazzare delle trombette del circo, ma le solite canzonette suonate su un impianto da quattro soldi. Qualche clown, due numeri di giocoleria, un paio di cavalli che facevano un malinconico giro della pista. C'erano già i grandi circhi, c'erano gli Orfei e i Togni con i loro tendoni mega-galattici e tutto il serraglio in piena regola. C'era il Medini, a testimoniare un mondo che se ne andava.

Il circo ha una tradizione antica che affonda le sue radici nei girovaghi, nei saltimbanchi, in quella moltitudine di fanfaroni, briganti, nani, ammaestratori di animali; di "originali" che nei tempi andati trovavano il modo di tirare a campare senza lavorare girando di villaggio in villaggio, imbastendo spettacolini e rimediando la cena in osteria. Affonda le sue radici nello spettacolo popolare, nel destare meraviglia, nella dicotomia sempre attuale del clown Bianco e dell'Augusto, nella leggerezza e nella forza degli acrobati.

Siamo stati tutti affascinati dal circo. Per come viene rappresentato in decine di film, immagini e racconti; per come riemerge trasfigurato dai ricordi dell'infanzia il circo appare bello, poetico, una favola che ci porta in un mondo fantastico di luci, musica ed animali.

Ma è proprio così come appare? No, tanta poesia non c'è mai stata, almeno per quanto riguarda l'uso degli animali. Non c'è oggi nei circhi, come non c'è stata da sempre nella tradizione degli animali ammaestrati. L'orso non ha mai "ballato" al suono del violino o del tamburello dello zingaro: veniva addestrato a mantenere quella posizione ponendo due piastre roventi nel punto esatto in cui avrebbe appoggiato le zampe anteriori. L'orso ballava per la paura delle ustioni che avrebbe subito nell'assumere la sua posizione naturale, e non certo perché coinvolto dalla musica!

Tra il Medioevo ed il Rinascimento nasce il serraglio itinerate dove venivano mostrati gli animali esotici e le "bestie feroci" che tanto attraevano il pubblico. E' da questo genere di spettacoli che intorno alla metà del settecento nasce in Inghilterra il circo moderno come struttura permamente, che un secolo dopo si evolverà in circo itinerante. Tra '800 e '900 si afferma la figura del domatore, e ad opera dei fratelli Hagenbeck viene introdotta la gabbia circolare e smontabile che ancora oggi conosciamo.


pagina 1 di 3 continua >>