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Nuova direttiva europea sulla vivisezione

Circa due mesi fa il Parlamento Europeo ha approvato la nuova direttiva sulla sperimentazione animale che sostituisce quella risalente al 1986.

Su questa direttiva sono state scritte molte cose, alcune approsimative e qualche volta non proprio corrette. Chiariamo subito due cose:

  • questa nuova direttiva, che dovra' essere recepita nelle legislazioni nazionali dei paesi UE, non e' peggiorativa rispetto alla situazione esistente;
  • questa direttiva non ci piace perche' i miglioramenti rispetto a quella precedente, che risale a 25 ani fa, sono davvero troppo pochi e ben lontani dalle piu' ragionevoli aspettative.

La storia molto dettagliata dell'iter della direttiva e un'unalisi puntuale dei singoli aspetti e' stata fatta da AgireOra[1]. Non stiamo a riprenderne i contenuti ma invitiamo tutti ad andarsela a leggere.

Certo e' che facendo il confronto punto per punto tra il prima e il dopo non si direbbe che siano passati venticinque anni. Niente di fronte alle decine di milioni di animali che ogni anno trovano la morte nei laboratori europei. Niente di fronte ai progressi dei metodi alternativi, ai continui fallimenti della ricerca con animali, a una coscienza degli orrori della vivisezione che pur lentamente si fa strada.

Si', istintivamente, emotivamente, viene da dire che questa direttiva fa schifo, e fa schifo che un grande numero di parlamentari si siano piegati alle pressioni della lobby dei vivisettori. Nei vari passaggi, Commissioni, Consiglio dei Ministri, Parlamento, la direttiva ha subito peggioramenti e miglioramenti. All'inizio concedeva davvero molto ai vivisettori, poi, grazie al grande lavoro svolto dalle associazioni animaliste (ricordiamo tra gli altri ADI e HadwenTrust), e' migliorata; ma alla fine hanno prevalso le pressioni dell'industria fino ad arrivare alla stesura che e' poi stata approvata. I mezzi, le forze messe in campo dalla lobby dei vivisettori hanno avuto la meglio sul lavoro delle associazioni anti vivisezioniste e sulla volonta' dell'opinione pubblica espressa attraverso nnumerose iniziative.

Hanno vinto, si', ma non hanno stravinto: quello che e' stato fatto in questi anni per portare dei miglioramenti e' stato tutt'altro che inutile. Sono forti, preparati, hanno soldi e potere. Noi, del variegato e a volte contradditorio fronte antivivisezionista, non lo siamo altrettanto ne' abbiamo i mezzi che hanno loro. Sopratutto, spesso si manca di preparazione e di concretezza.

Contro la caccia, le pellicce, i circhi, il commercio di animali, la carne e' facile. L'alternativa e' li', basta scegliere se stare dalla parte degli animali o dall'altra. Sulla vivisezione no. La vivisezione e' inutile, non e' scientifica, non e' la strada per salvare vite umane, ma la comunicazione e' piu' difficile. Puoi dire di comprare un detersivo o un cosmetico non testato (ed e' importante perche' c'e' tanta vivisezione anche dietro questi prodotti), ma non puoi dire di non usare i farmaci, perche' oggi tutti i farmaci, per legge, vengono testati sugli animali. Vuol dire che va bene cosi', che sperimentare sugli animali e' indispensabile, che dobbiamo scegliere tra il "topo e il bambino" come sostengono i vivisettori?

No, e' l'approccio al problema vecchio di almeno due secoli che e' sbagliato, nei metodi che, mutatis mutandis, sono ancora quelli di Claude Bernard [2]. Prima ancora che nelle tecnologie dei metodi sostituitivi, nei ritardi (voluti?) delle autorita' regolatorie, nelle strategie senza scrupoli di BigPharma e' l'approccio culturale che manca. Una metodica primitiva, quale e' il modello animale sono ancora le colonne d'Ercole della ricerca medico-biologica: l'induzione della patologia, il doppio cieco, l'estrema selettivita' del campo di indagine, sono i fondamenti della cultura scientifica dominante.

E' un mondo che si sente al di sopra e al riparo dalla sensibilita' pubblica; e' un mondo verso cui la gente, le persone normali, tributano una fiducia incondizionata, inconsapevole, acritica. Si parla di malasanita' per un intervento sbagliato, per le condizioni di un ospedale, magari per il giro d'affari su un vaccino inutile (vedi le recenti "pandemie"...) ma mai una volta che ci si chieda quanti animali sono stati "sacrificati" per quel vaccino, cosa succeda davvero nel backstage della sanita", cioe' nei laboratori di ricerca.

La direttiva EU e' una sconfitta, ma non e' il disastro, non e' che prima la vivisezione fosse piu' rigidamente regolamentata di adesso. La stessa questione del possibile utilizzo dei randagi cui e' stata data tanta rilevanza non significa che domani si tornera' a vendere i cani di strada ai vivisettori come ne "La pelle" di Malaparte. Nel 1985 l'UE non comprendeva la Spagna, i paesi scandinavi, i paesi dell'ex patto di Varsavia: tutti questi paesi avevano leggi di protezione degli animali? Dove gli animali d'affezione hanno una qualche protezione (come in Italia) non cambiera' nulla: dove non c'erano leggi ci sara' una seppur minima protezione.

La rabbia per un risultato che si sperava di poter raggiungere e non c'e' stato non deve indurci al disfattismo o allo scoramento. Ora il terreno di confronto (e di scontro) si sposta nelle varie nazioni che dovranno recepire la direttiva in leggi nazionali: e non e' vero che queste leggi non potranno essere migliorative, come non e' vero che potranno portare all'abolizione di quelle esistenti di tutela degli animali d'affezione.

In questa prossima battaglia per la revisione della L 116/92, bisognera' essere quanto mai pragmatici. Bisognera' puntare, con serieta', a tutti quei miglioramenti - anche piccoli - anche non appariscenti, che potranno salvare degli animali. Ogni strumento burocratico, ogni cavillo che possa rendere piu' difficile avviare una sperimentazione e' da perseguire. Ogni tavolo, osservatorio, comitato che dia una minima ma effettiva possibilita' di mettere becco in cio' che succede nei laboratori e' da perseguire. Ogni innovazione, se mai si riuscira' a introdurla, che vada ad incidere sulla cultura e sulla mentalita' dei ricercatori e' da perseguire. Non ci si puo' permettere di snobbare nulla: bisogna invece utilizzare ogni appiglio tecnico e normativo: per questo sosteniamo la campagna contro l'uso degli animali nella didattica [3]. E' una piccola cosa? Forse, ma lo si vada a dire a quel maiale che viene ucciso solo perche' costa meno di un manichino...

Auguriamoci che non ci si addentri in discussioni sterili perdendo cosi' di vista l'unico obiettivo concreto: fare in modo che almeno un animale in piu' venga salvato, perche' per noi ogni animale e' un individuo, una vita che va rispettata.

[1] Direttiva europea sulla vivisezione: tutta la storia
[2] Claude Bernard (1813-1878), fisiologo francese considerato il teorizzatore del metodo "sperimentale" in medicina. L'efferatezza dei suoi esperimenti, spinse sua moglie e sua figlia ad allontanarsi da lui e a fondare ad Asnièries un rifugio per cani strappati alla vivisezione; nel 1883 furono parti attive nella costituzione della prima lega antivivisezionista francese presieduta da Victor Hugo.
[3] Abilizione della vivisezione didattica