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2010-07-27
speedy gatto fiv
Salve, ho da poco scoperto la vostra associazione e con tutto quello che fate posso rivolgermi solo a voi per avere informazioni dettagliate. Il mio gatto Speedy ha nove anni e mezzo (è un maschio sterilizzato all'età di 5 anni che vive in casa ma ha il suo giardino, quindi è frequente la visita di altri gatti) e da circa un mese ha manifestato i sintomi della Fiv: inizialmente una forte gengivite che ha portato ad una riduzione dell'appetito (lo sto curando con compressa e gel Stomorgyl Rstomyl, da circa una settimana mi sono accorta che non vede più e ora sono tre giorni che rifiuta cibo, acqua...la mia vet. gli ha fatto alcune punture di cortisone e delle flebo sotto cute di vitamine ma nulla sembra aiutarlo anzi ogni giorno è sempre più giù. C'è qualcosa che si può fare per migliorare la sua situazione? o è nella fase in cui qualsiasi intevento è più che altro un accanimento? Sono disposta a tutto per aiutarlo, quest'ultimo mese per me è stato devastante, mi addormento con il suo pensiero e mi sveglio con la paura di trovarlo morto.A cosa altro mi troverò incontro? Faccio bene a forzarlo a mangiare? La ringrazio in anticipo della sua risposta e mi scuso per la lunghezza della mail.
Risposta di Stefano Bo e Paola Cavana
Una premessa: il fatto che il suo gatto sia FIV-positivo suppongo sia stato accertato con un test su sangue perché non ci sono sintomi caratteristici del virus FIV. Infatti, la maggior parte dei sintomi clinici correlati al virus FIV sono dovuti a patologie secondarie, il cui sviluppo è favorito dall’immunosoppressione indotta dal virus. Di fronte ad un gatto FIV-positivo che manifesta dei sintomi è, dunque, necessario identificare con rapidità ed accuratezza la patologia secondaria che sta causando i sintomi per permetterne un trattamento tempestivo e di successo. La maggior parte dei gatti FIV-positivi, infatti, risponde bene ad un appropriato trattamento terapeutico, benchè possa richiedere una terapia più aggressiva o protratta per tempi più lunghi. Nel suo caso specifico, in base alla sua mail, non mi sembra che ci sia una diagnosi clinica che spieghi ciò che sta accadendo al suo gatto (il fatto che non mangia e non vede più) e senza diagnosi è impossibile effettuare una terapia adeguata nè emettere una prognosi. Per cui il mio consiglio è di sottoporre al più presto il suo gatto a degli accertamenti clinici più approfonditi per capire cosa sta accadendo al suo organismo.
L’anoressia potrebbe essere in parte giustificata da una grave gengivo-stomatite, ma per il fatto che il suo gatto non vede più andrebbe sottoposto ad una visita oculistica per verificare se veramente il gatto è diventato cieco e quale ne sia la causa. Ad esempio, una causa di cecità improvvisa nel gatto è l’ipertensione sistemica che provoca danni alla retina.
Infine, due parole sul problema della gengivo-stomatite cronica felina. E’ una patologia molto diffusa tra i gatti, siano essi FIV-positivi o FIV-negativi. Si tratta di una patologia multifattoriale in cui il sistema immunitario del gatto risponde in modo inappropriato/eccessivo a stimoli antigenici (cioè estranei al gatto) orali cronici di varia origine. Mi spiego meglio: i processi infiammatori cronici causati da malattie periodontali, la presenza dei batteri ed i virus provocano una stimolazione a cui il sistema immunitario locale del gatto risponde in modo eccessivo. Il FIV rende il gatto più sensibile alla gengivo-stomatite cronica, ma non è la causa principale del problema che, ripeto, è invece l’eccessiva risposta del sistema immunitario locale del gatto ai vari stimoli sopraelencati. Inoltre, l’infezione concomitante più frequentemente identificata nei gatti con gengivo-stomatite è quella da calicivirus. La terapia dei gatti che presentano gravi lesioni croniche persistenti prevede quindi l’eliminazione delle cause di stimolazione antigenica cronica.
Nel caso di un gatto con lesioni croniche persistenti (come, dalla descrizione effettuata nella mail, sembra essere il suo gatto) è consigliabile effettuare: 1) un tampone buccale per la ricerca del calicivirus che spesso è presente (si passa un tampone sulle gengive e si fa eseguire un esame che si chiama PCR che ricerca il calicivirus); 2) l’estrazione completa di tutti i denti facendo attenzione a non lasciare in sede alcun residuo di radice dentale. In queste situazioni, la presenza stessa dei denti è causa di continua infiammazione, cioè di stimolazione antigenica cronica. Occorre poi somministrare, in occasione dell’estrazione, antibiotici (clindamicina, spiramicina-metronidazolo) per circa 3 settimane ed antidolorifici nel periodo peri- e post-operatorio.
Nei gatti FIV-positivi e nei gatti positivi al calicivirus è consigliabile non utilizzare steroidi (cortisonici) come antinfiammatori ma un breve trattamento con FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei – naturalmente con cautela e solo quelli utilizzabili nel gatto).
Nei casi più gravi può rendersi necessaria una terapia di supporto nel periodo post-operatorio (ricovero con somministrazione di fluidi endovenosi per il mantenimento dell’equilibrio idro-elettrolitico ed alimentazione con sondino naso-gastrico).
L’Interferone omega felino (INF-ω) sembra essere promettente per la gestione (unitamente però al trattamento dentale, cioè all’estrazione completa) della stomatite. Si può utilizzare per via sistemica (1 MU/kg per 5 giorni, per via sottocutanea) in più cicli (solitamente 3 cicli) o in iniezioni sottomucosali: 3 serie di iniezioni sottomucosali, la prima da eseguire in occasione dell’estrazione dentale, a intervalli di 15 giorni (1-2 MU in toto) seguite da somministrazione di INF-ω come spray orale. La soluzione impiegata come spray orale viene preparata con opportune diluizioni (c’è un protocollo per la sua preparazione) a partire dalle fiale in commercio per uso parenterale.
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