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FIP (peritonite infettiva felina)

Questa malattia ha sempre un esito infausto nell'arco di pochi mesi. Si manifesta con delle masse a carico di organi interni (forma secca) o piu' solitamente con una presenza di liquidi nell'addome (forma umida).

L'incidenza del contagio e' del 10-15%. Sono piu' esposti al contagio i cuccioli, i gatti fino all'anno di eta' o i soggetti gia' debilitati.

Non esiste un vaccino valido ne' un test rapido attendibile per evidenziare la FIP.

Spesso si arriva a una diagnosi di probabile FIP sulla base dei risultati dell'elettroforesi. Questo esame, anche in presenza di sintomi che possono far pensare alla malattia, da' un'indicazione comunque generica, ed e' quindi consigliabile un approfondimento diagnostico valutando l'alfa-1 glicoproteina acida che fornisce un'indicazione piu' attendibile

Poiche' la diagnosi sulla base dei soli sintomi puo' in alcuni casi essere errata, si consiglia sempre un approfondimento: un altro esame specifico e' la PCR.

Si consiglia vivamente di non sopprimere l'animale e si raccomanda di non diffondere l'informazione di "un gatto FIP" senza il supporto di una analisi strumentale accompagnata dall'evidenza clinica

Isolare o no i gatti FIP?

Che fare quando in una comunita' di gatti si trova un caso di FIP conclamata? Al dolore per il gatto malato senza speranza si aggiunge la paura per gli altri e ci chiediamo che misure attuare per limitare il contagio e scongiurare il diffondersi della malattia. Abbiamo chiesto al dott. Stefano Bo se ha senso, in termini probabilistici e razionali, isolare il gatto presumibilmente infetto, quando fino a ieri girava con gli altri e/o quando nel frattempo altri che potrebbero avere l'infezione in incubazione sarebbero tranquillamente liberi?

La sua risposta e' stata molto chiara:

No, non ha senso. La diffusibilità del virus in genere è del 100%, quindi TUTTI lo avranno già contratto. Poi solo il 5-10% sviluppa il virus letale, quello della fip per intenderci, ma senza che vi siano esami che possano indicare i soggetti a rischio.
In particolare:

  • i gattini molto piccoli facilmente hanno acquisito una immunità colostrale che li protegge dal virus. Statisticamente è dimostrato che se vengono tolti dal contatto con gatti portatori di FCOV all'età di 6-7 settimane e messi in una zona sicura senza altri contatti, hanno il 95% di possibilità di rimanere negativi al FCOV (il virus che puo' trasformarsi in FIP). Quindi e' bene che i piccoli siano tenuti separati e poi dati direttamente in adozione.
  • i gatti FIV e quelli anziani sono più sensibili allo sviluppo della malattia FIP rispetto ad altri con un normale sistema immunitario, però non vi sono indicazioni riguardo al beneficio che possono averne da un isolamento. Si suggerisce sempre di conservare l'ambiente salubre e ciò è già molto.

Quindi, nelle comunita', NON ISOLATE I GATTI FIP lo stress da isolamento puo' solo peggiorare le loro condizioni, influire negativamente sugli altri che ne subiscono indirettamente le limitazioni, e fare del male inutile anche a voi.

Cio' che concretamente ci viene consigliato, e' quindi di puntare ad OTTIME CONDIZIONI IGIENICHE come strumento per la prevenzione sia della mutazione del FCoV in virusFIP che del diffondersi delle altre patologie.

Accertamenti in caso di presunta FIP

Il coronavirus che in alcuni casi, a seguito di una mutazione, da' origine alla FIP e' molto diffuso: circa l'80% dei gatti che vengono infettati non sviluppano poi la patologia ma, per un periodo di alcuni mesi o anche anni possono essere causa di contagio in quanto espellono il virus attraverso le feci. La presenza del virus nelle feci si puo' individuare in modo certo attraverso un esame di laboratorio detto PCR. La positività di questo test non deve però intendersi come diagnostico di FIP, ma è indice del fatto che il paziente elimina il virus con le feci. Non vuol cioè dire che il gatto è ammalato di FIP, ma solo che potenzialmente può trasmettere UN Coronavirus (NON la FIP) ad altri soggetti.

Lo stesso esame (come altri: IFA, immunocromatografia) è eseguibile anche su sangue o liquidi organici. Su sangue ha praticamente lo stesso valore diagnostico per la FIP degli altri test, cioè la positivita' alla PCR non deve intendersi ne' come una diagnosi di FIP, ne' come un'indicazione predittiva che l'animale sviluppera' certamente la malattia, in quanto solo il 5-10% dei gatti che sono portatori del virus sviluppano poi la patologia.

Solo recentemente alcuni laboratori hanno messo a punto una metodica PCR particolare, che evidenzia il Coronavirus nelle cellule bianche del circolo ematico. Tale esame pare avere un maggior valore diagnostico rispetto alla PCR generica.

In conclusione è dunque opportuno comportarsi come segue:

  • nei gatti che non presentano alcuna sintomatologia riferibile alla FIP il test PCR - come ogni altro test - non puo' dare indicazioni definitive, salvo confermare la presenza di un coronavirus generico e la sua eventuale eliminazione fecale. E' chiaro che, in questi casi, e' consigliabile isolare il gatto per alcuni mesi e, dopo questo periodo, ripetere il test. Deve essere altrettanto chiaro che e' molto facile in una colonia riscontrare dei casi di positivita', anche sino al 90% dei soggetti conviventi.
  • Se invece è presente una sintomatologia (addome gonfio, presenza di masse a carico di organi interni, problemi neurologici, ecc) riferibile alla FIP, il solo strumento diagnostico e' l'esame citologico e/o istologico o la PCR eseguiti sugli organi, tessuti o liquidi organici interessati dalla manifestazione patologica. Questo esame e' sempre consigliabile in quanto la FIP - che e' letale nell'arco di pochi mesi - puo' presentare dei sintomi analoghi ad altre patologie che sono invece curabili.