Anche un calicivirus "tranquillo" può fare grossi danni

02/09/2016

Il calicivirus (FCV), assieme all'herpesvirus (FHV), è un virus respiratorio molto comune che normalmente non causa grossi problemi sui gatti adulti... anche se a volte...

Courtesy of Dr. Chiara Leo dipl. ACVIM (Oncology)
Un gatto FeLV positivo che ha subito una lobectomia polmonare(1) e uno reduce da un piotorace(2) entrano per un breve periodo di degenza post ricovero in una casa che ospita molti gatti. Uno di questi, quello col piotorace e FIV positivo che chiameremo "Gatto del Vicino", dopo un paio di giorni sviluppa una bruttissima lesione erosiva-ulcerativa al naso che in breve tempo si estende alla bocca provocandogli ulcere piuttosto serie che gli impediscono di mangiare ed un conseguente grave abbattimento. Il gatto viene nuovamente ricoverato e testato per le infezioni virali respiratorie risultando positivo al FCV. Al gatto viene applicato un sondino esofagostomico per l'alimentazione e seppur con parecchie difficoltà dovute ad una preesistente patologia cardiaca, si riprende nell'arco di un paio di settimane.

Ciò che non si spiega è perché nessun altro dei gatti di casa (quasi tutti FeLV e/o FIV-FeLV positivi), ne' l'altro gatto che pure aveva subito un intervento chirurgico importante, ne' altri introdotti di recente presentavano sintomi simili.
Gli altri gatti, compreso quello della lobectomia, convivevano da tempo assieme ed erano vaccinati, quelli introdotti di recente erano in buone condizioni e arrivavano da colonie, mentre quello che ha sviluppato la calicivirosi viveva in un ambiente diverso assieme ad un altro paio di gatti e non era regolarmente vaccinato. In base alla valutazione del contesto ambientale si è quindi ipotizzato che i gatti "di casa" avessero un'immunizzazione attiva naturale per via dell'esposizione ambientale oltre a quella vaccino-indotta mentre l'altro gatto no.

Per verificare la validità di questa ipotesi è stata effettuata la titolazione anticorpale(3) del "Gatto del Vicino" e di un paio di altri gatti "di casa" a campione: uno vaccinato e uno no. E' risultato che il gatto che ha sviluppato la grave calicivirosi aveva un titolo di 1:320; il gatto vaccinato di 1:5000 e quello non vaccinato ma che viveva da tempo nell'ambiente di 1:2500. I gatti di casa, che non presentavano sintomi, avevano quindi un titolo anticorpale molto ma molto più alto per cui erano protetti, mentre l'altro, arrivando da un ambiente evidentemente non contaminato e non essendo vaccinato era quindi "naïve", esposto all'azione patogena del virus.
Il prelievo per il titolo sul gatto malato era stato effettuato a circa una settimana dalla comparsa dei sintomi, tempo sufficiente per l'inizio di una risposta immunitaria adattiva, ed è presumibile che al momento dell'esposizione fosse ancora più basso o assente. Il titolo anticorpale è stato nuovamente misurato alle dimissioni ed è risultato > 5000: quindi c’è stata una normale risposta immunitaria malgrado la positività al FIV.

La pericolosità di questi virus respiratori (FCV, FHV) non va quindi mai sottovalutata anche quando si tratta di gatti adulti. Se questo gatto fosse stato regolarmente vaccinato non avrebbe manifestato alcun sintomo o avrebbe sviluppato una forma più lieve di calicivirosi che gli avrebbe evitato un lungo ricovero e le complicanze del caso.
(Articolo approvato dal Dipartimento di Medicina Interna dell'Istituto Veterinario di Novara)

Brevi note sul FCV (calicivirus felino)

Il calicivirus felino è un patogeno altamente contagioso e molto diffuso nella popolazione felina di cui sono state riscontrate molte differenze negli isolati: da qui la difficoltà nella messa a punto di un vaccino che garantisca una copertura ottimale.
La diffusione del virus avviene prevalentemente attraverso escrezioni orali e nasali durante l'infezione acuta e in quantità minori dopo la risoluzione dei sintomi per almeno un mese; in alcuni casi i gatti restano carrier e continuano a diffondere il virus per periodi molti lunghi (anche anni) restando asintomatici e/o manifestando infezioni ricorrenti. La prevalenza di FCV è largamente proporzionale al numero di gatti conviventi in casa; variabile, ma più bassa nelle colonie all'aperto. Inoltre, nei gattili e/o ambienti con alto turn-over di animali si possono trovare più varianti del virus mentre nelle colonie si hanno generalmente solo uno o due ceppi diversi.
L'infezione avviene generalmente tramite contatto diretto con un soggetto in stato di infezione acuta ma il virus è in grado si resistere nell'ambiente per circa un mese per cui è possibile il contagio tramite gabbie e superfici contaminate, ciotole, abiti, ecc. La disinfezione va effettuata con ipoclorito di sodio (soluzione al 5.25% diluito 1:30, cioè 1750ppm) [fonte: Greene, Infectious Diseases of the Dog and Cat]; i normali disinfettanti ad uso domestico non sono efficaci.

I sintomi, prevalentemente a carico di naso e bocca (ma anche occhio), si sviluppano nell'arco di 3-4 giorni dall'infezione, possono dare febbre e consistono in necrosi delle cellule epiteliali, scolo nasale e ulcere linguali e boccali (sintomo preminente di differenziazione da FHV) che normalmente si risolvono nell'arco di 2-3 settimane. I sintomi respiratori acuti interessano in particolare i cuccioli. Più di rado l'infezione acuta può interessare anche altri organi quali i polmoni e le sinovie provocando zoppia; ci possono essere lesioni ai cuscinetti delle zampe. L'FCV è spesso associato nei casi di gengiviti/stomatiti linfoplasmacitiche croniche. Esiste anche una forma molto più pericolosa detta "calicivirosi sistemica" (VS-FCV) in cui dei ceppi particolari di virus causano vasculite diffusa, coinvolgimento multiorgano e morte nei due terzi dei gatti affetti (prevalentemente adulti). Allo stato non c’è modo di distinguere le varianti sistemiche del virus con esami di laboratorio.
Non esiste una cura specifica per il calicivirus al di là dei trattamenti di supporto (anche di carattere ospedaliero nei casi gravi) e il contenimento delle infezioni batteriche secondarie. Il vaccino è generalmente efficace nel prevenire le forme di infezione acuta ma non l'infezione in se' e l'escrezione del virus. Il vaccino è inefficace contro i ceppi sistemici (VS-FCV).

Note:
(1) lobectomia polmonare: intervento chirurgico che consiste nell'asportazione di uno o più lobi polmonari che risultano irrimediabilmente danneggiati (atelectasia) a causa di infezione o neoplasia.
(2) piotorace: raccolta di pus nella cavità pleurica di origine prevalentemente batterica che causa difficoltà respiratorie importanti. Viene trattata con toracentesi e/o applicazione di drenaggi per eliminare l'accumulo di pus, ossigenoterapia se necessaria e somministrazione di antibiotici sulla base dei risultati dell'esame batteriologico.
(3) titolo anticorpale: è un esame di laboratorio che misura la presenza di anticorpi specifici nel siero, cioè indica se l'animale è immunizzato in modo attivo (esposizione naturale e/o vaccinazione) o passivo (anticorpi materni nei cuccioli o somministrazione di immunoglobuline/sieri immuni).
Il titolo indica la più bassa concentrazione del siero in cui si rileva la reazione tra anticorpi e antigene. Quindi un "titolo" alto (es. 1:2048) indica una forte presenza di anticorpi in circolo per quell'antigene, un titolo basso (es 1:32) o nullo indica che l'animale non è mai entrato in contatto con quel patogeno (non ci sono anticorpi) o non ha sviluppato una risposta immunitaria adeguata.

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