Veterinaria "avanzatissima" ???

08/03/2015
"In Italia, disponiamo di migliaia di strutture veterinarie dotate di strumentazioni e competenze clinico-diagnostiche e terapeutiche avanzatissime[…]” (1)

...davvero? Sicuramente ce ne sono come ci sono tanti medici veterinari di assoluto valore… ma non mi pare sia la norma. Quanti sono i diplomati di College che operano in Italia? Quanti in medicina interna, in neurologia, in diagnostica per immagini? Ad esempio, non credo ci sia un solo diplomato in critical care malgrado le centinaia di strutture di ricovero e pronto soccorso.

Quante sono le strutture che dispongono di attrezzature non dico d’avanguardia, ma anche solo minimamente adeguate (a cominciare dalle gabbie di degenza)? Quante hanno un “vero” reparto infettivi e adottano le relative procedure di disinfezione e sicurezza? Quanti gli ambulatori che dispongono di un apparecchio per misurare la pressione (ad esempio...)? Quanti sono i medici veterinari che fanno eseguire i test sierologici sul coronavirus e poi dicono ai clienti che il gatto “ha la FIP”? Quante strutture in cui si effettuano interventi chirurgici sono davvero adeguate? E si potrebbe continuare...

Ci sono sicuramente carenze normative: una clinica come un ambulatorio dovrebbe avere requisiti minimi in attrezzatura e qualificazione del personale: non basta che abbia gli zoccoletti a sguscio e il lavandino negli studi visita o il cartello sul radiologico!
Non ha senso che per un veterinario non sia obbligatorio un periodo di praticantato prima di operare o non sia obbligatoria una qualifica (non dico un diploma di college) per gestire un'anestesia. Non ha senso che la professione del tecnico veterinario non abbia ancora una regolamentazione precisa e quelle mansioni vengano svolte da veterinari demotivati. Non ha senso che non sia richiesta una qualifica specifica (un diploma di college, un grado intermedio...) per poter effettuare una visita specialistica. Non e’ questione di “certificazioni” o di aumentare il carico burocratico con consensi, firme e controfirme a fini di copertura legale. E questione di sostanza: di garantire requisiti di qualità in attrezzature, preparazione e aggiornamento del personale.

Tutta colpa dei veterinari? No. Tanta parte della colpa dello stato della veterinaria sta nella qualità della domanda. Quando “noi proprietari” non facciamo fare un esame che ci viene proposto, quando facciamo il giro delle sette chiese per trovare chi ci fa quell’intervento a 10 euro in meno, quando a fronte di un caso minimamente complesso rinunciamo perché “costa troppo”. Quando pensiamo che un cane o un gatto non debbano essere curati in modo serio (e che quindi qualcosina costa…), “noi” di fatto sosteniamo una veterinaria di qualita' mediocre.

E’ colpa di una diffusa cultura antiscientifica che favorisce una fuga verso pratiche senza alcun riscontro ma che hanno il fascino dell'alternativo, del Davide contro il Golia della "Medicina Ufficiale". Che porta al rifiuto di capire che una cardiomiopatia dilatativa non la curi con l'omeopatia, che una diagnosi viene prima di una prognosi e di una possibile cura. Che un approccio compassionevole non deve far premio su una rigorosa analisi scientifica.

La questione economica esiste: perche’ le strutture e i buoni medici costano e non e’ come in umana dove c’e’ il Servizio Sanitario Nazionale. Un minimo di laboratorio interno (per le urgenze e poco più) costa almeno 50.000 euro, un ecografo decente 30, un radiologico digitale dai 50 in su... Un veterinario non può guadagnare 1000 euro al mese, perche' anche la passione, quando c’e’, deve fare i conti con le bollette e le rate del mutuo.
La questione economica esiste anche per chi paga, perche' oggettivamente per molti un conto da 500, 1000 euro o piu' non e’ sostenibile. Allora non se ne esce?

Ma perche’ non ci sono le assicurazioni come nei paesi anglosassoni? Perché non c’e’ un’offerta di polizze sanitarie serie per animali ad un costo ragionevole di qualche centinaia di euro l’anno? Se all’estero il livello della veterinaria e’ diverso non e’ perche' ci sono medici più bravi o perché quei cittadini sono disposti a spese "pazze" per i loro animali. C’e’ un livello diverso perché "paga l’assicurazione", perche' solo un sistema assicurativo, pubblico o privato che sia puo' garantire la qualita' di un sistema sanitario. Altrimenti le buone cure restano un privilegio per pochi.

Mi metto nei panni di un giovane veterinario che passa anni in “sostituzioni” presso ambulatori. Sono sottopagato e vabbe’..., vedo un’infinita’ di casi trattati al risparmio, tirando ad indovinare sulle diagnosi, in cui sistematicamente o quasi non ottengo il consenso ad un approfondimento diagnostico, ad un intervento, ad un ricovero. Passo anni a fare eutanasie in casi in cui ci si potrebbe provare, a mordermi la lingua dalla voglia di mandare a quel paese un cliente e prendermi il gatto.... Passo anni a vedere la stanchezza del titolare, a vedere come ragiona ancora su quanto si ricorda dei testi di trent’anni prima; a vedere le smorfie, l’alzatina di spalle quando tutto contento gli cito quell’ultimo articolo su Veterinary Journal…
Passano dieci anni e anch’io finiro' per prescrivere antibiotico e cortisone...

Ma non e’ giusto. Non va bene per i veterinari che si vedono umiliare la loro professionalità; e non va bene per quei cani e quei gatti che entrano in una clinica per essere curati e ne escono morti o malati come prima.

Non va bene che gli organismi professionali tessano l’elegia di un mondo che non c’e’ anche a fronte di polemiche magari strumentali. I mali della veterinaria ci sono, hanno radici profonde nella professione e nella società. Negarli, dire che tutto va bene, e’ fare del sindacalismo o del corporativismo d'accatto di cui non si sente proprio la necessita'.

Quella del medico veterinario e’ una professione dura ma bellissima che deve essere valorizzata, mettendone a nudo le carenze per superarle.
Nasconderle fa solo danno.

Note

(1) Questa frase e’ tratta da ANMVIOggi del 5/3/2015, il periodico dell’ordine dei Medici Veterinari in un articolo di fondo sulla questione della documentazione clinica e relative regole di rapporto con i clienti per i casi controversi o di malasanita’.

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