Libertà di cura ed eutanasia

09/09/2016

In questi giorni le cronache hanno raccontato di due casi di persone affette da tumori trattabili che sono morte per aver scelto le cosiddette “cure alternative”; non molto tempo fa, a Torino, un altro caso analogo per un melanoma anch’esso curabile. Inevitabilmente si è aperto il dibattito sulla cosiddetta “libertà di cura”: concetto in astratto giustissimo ma che merita alcune riflessioni.

Una persona che si trova in uno stadio terminale o che coscientemente vorrebbe interrompere le cure di supporto ha solo due strade: incontrare un medico compassionevole che illegalmente le somministri un farmaco letale oppure recarsi in Svizzera o in altri paesi europei dove è garantito il diritto di porre fine in modo civile ai propri giorni.

Una persona gravemente ammalata, che vuole curarsi, ma non “crede” nella medicina è libera di sottoporsi a qualche “metodo alternativo” di cura: cioè di morire. Sì, perché’ un tumore trattato con impacchi di ortiche e ricotta (come in uno dei casi di cronaca) non può che avere esito letale.

Tutto questo in nome della “sacralità della vita umana” da un lato e della "libertà di cura” dall'altro.

Ma libertà significa scegliere e per scegliere bisogna conoscere, altrimenti la scelta diventa suggestione, circonvenzione, truffa, lavaggio del cervello. Cosa sapevano queste persone del tumore che le aveva colpite e quali fossero gli approcci terapeutici possibili? Erano convinte che “la chemio” fosse un veleno, che serviva solo ad arricchire BigPharma, che gli avrebbe “devastato il corpo” come si legge in certi siti complottisti e hanno creduto a dei ciarlatani che gli proponevano cure dolci e miracolose. E sono morte, vittime della loro ignoranza ma prima ancora di chi le ha indotte a quella decisione scellerata.

Lo Stato ci protegge dallo scugnizzo che ci frega 50 euro al gioco delle tre carte, da chi ci vende un prodotto taroccato o non a norma, nega la scelta dell’eutanasia, però permette la propaganda di queste pseudoscienze che mettono a repentaglio la vita delle persone ...in nome della “libertà di cura”.

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