Sovradiagnosi e screening

13/05/2015

In merito alla recente (sconsiderata) uscita di un noto personaggio in tema di campagne di screening e’ emerso sui giornali il problema della sovradiagnosi (e del sovratrattamento).
Di cosa si parla? Diciamo innanzitutto che e’ un problema molto complesso, che ha implicazioni molto vaste (costi per il sistema sanitario, aspetti psicologici e sociali, ecc) e che e’ strettamente connesso alla sempre maggiori possibilita’ diagnostiche e terapeutiche.
Provando a dirla in modo molto ma molto schematico (non esiste una definizione univoca).
Per sovradiagnosi (overdiagnosis) si intende la diagnosi di uno stato di malattia in più casi di quanti effettivamente siano: cioè si individuano troppi “falsi positivi”; la diagnosi di “stati patologici" che non causano o per i quali con c’e’ evidenza e/o consenso scientifico su un effettivo rischio per la salute del paziente o la possibilità’ di un trattamento.
Per sovratrattamento (overtreatment): si intende un trattamento eccessivo, non proporzionato rispetto all’entità / conseguenze della patologia.

Da queste più che sommarie definizioni si evince la complessità e il vastissimo ambito cui si può applicare questa terminologia. Ad esempio l’esame della PSA (Prostate-Specific Antigen) che rileva la concentrazione di questa particolare proteina secreta da ghiandole della prostata era considerata fino a qualche anno fa un test di screening attendibile per la diagnosi precoce del cancro alla prostata. Si e’ poi visto che non era così “attendibile”, o che risultava positivo in troppi casi in cui non era necessario intervenire. Oggi questo test si usa meno, con più’ circospezione rispetto al passato. Facciamo anche un banalissimo esempio di sovratrattamento: e’ necessaria la somministrazione di integratori vitaminici, di fermenti lattici (e magari di antibiotici) per un banale raffreddamento?

Questo fenomeno ha molteplici origini e tanti risvolti: l’ipocondria di molte persone come “bisogno", la necessita’ scientifica di cercare di individuare alcune malattie (i tumori in primis) ad uno stadio iniziale in quanto solo li’ ci sono possibilita’ di cura efficaci. Le aziende, ovviamente assecondano e stimolano la domanda, il sistema sanitario paga e spesso non c’e’ la sufficiente preparazione da parte degli operatori di agire con oculatezza. Ci sono anche altri risvolti negativi, soprattutto sul piano psicologico dei pazienti che si sentono fare una diagnosi che percepiscono come una condanna: e quindi si produce un danno gratuito. Ma voglio sottolineare ancora che si tratta di parzialissime considerazioni.

La sovradiagnosi e’ un fenomeno che non va confuso con gli effetti della “medicina difensiva”, cioe’ quell’atteggiamento per cui ad esempio si fanno piu’ accertamenti del necessario per non incorrere, o per potersi difendere in cause legali intentate dai pazienti. Questo e’ un fenomeno che ha costi molto alti per il sistema sanitario le cui origini sono tutt’altro che scientifiche ma vanno semmai rintracciate in una pratica distorta di difesa dei diritti dei malati.

Ci sono pero' tanti siti di cosiddetta “controinformazione” che partendo da questo problema reale e discusso nella comunità scientifica (si veda la quantità di articoli sul tema su PubMed) ne approfittano per portare avanti la loro tesi. E cioè quella del “complotto” della famigerata BigPharma per far sentire tutti malati e quindi lucrare sui malati costruiti ad arte.
Sicuramente ci sono aziende che hanno chiuso bilanci brillantissimi su test e trattamenti “non (strettamente) necessari” ma e’ “un” aspetto del problema dal quale non e’ possibile, se non per ignoranza o malafede, ricavare una risposta univoca.

E in veterinaria?

Si’, il problema c’e’ anche in veterinaria. Ad esempio e facendo riferimento a temi che abbiamo già trattato, i test sul coronavirus (dai “famigerati” test-FIP alla PCR) sono utili come strumento diagnostico in un caso di sospetta FIP, o nel caso un proprietario voglia essere rassicurato sul fatto che il suo gatto non potrà mai sviluppare una FIP; sono da considerarsi sovradiagnosi quando vengono fatti così, senza una finalità precisa (anche se in questo caso spesso c’e’ anche una autentica e pericolosa disinformazione veicolata purtroppo da tanti professionisti).
Gli stessi, e utilissimi test FIV/FeLV: che senso ha farli se quale che sia l’esito quel gatto viene rimesso dove si trovava, non si attua alcuna misura di prevenzione e non si fa alcun trattamento? E’ sovradiagnosi in quel caso, ma non lo e’ affatto se quel test si fa in fase diagnostica, o in ottica di impostare misure di prevenzione del contagio.

Mi e’ capitato un gatto (di un anno) diagnosticato come insufficienza renale sulla base di un singolo esame biochimico. In quel caso ripetere l’esame, fare un’ecografia, un esame delle urine NON e’ sovradiagnosi (e infatti qual gatto non aveva assolutamente nulla).
Fare una diagnosi accurata NON e’ far spendere soldi al proprietario o “arricchire” case farmaceutiche e laboratori.

In ogni caso.
In tema di sovradiagnosi e sovratrattamento, e come in tutte le questioni mediche, pretendere di dare una lettura univoca, semplificatoria e ideologica del problema e’ sempre sbagliato ed e’ sempre un danno. Accennare, far intendere che le mammografie …o i test FIV/FeLV servono solo ad arricchire l'industria, e’ non solo un’idiozia ma anche pericolosa disinformazione.
Le salute delle persone come degli animali e’ cosa troppo seria per diventare argomento di propaganda politica o ideologica.

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