Farmaci ad uso veterinario: una necessità

18/04/2017

Su La Stampa (Il prezzo elevato dei farmaci veterinari pesa su tutti, non solo sui proprietari di animali) si è, opportunamente, aperta un’inchiesta giornalistica sul problema del costo dei farmaci veterinari dove il rapporto tra costo della confezione e principio attivo è sproporzionatamente più alto del corrispettivo ad uso umano. Cosa vera ed indiscutibile, anche se ci sono ragioni di mercato che, almeno in parte, la possono giustificare (studi specifici, costi di commercializzazione, autorizzazioni, ecc.).

La cosa importante da comprendere è che la disponibilità sul mercato di farmaci a specifico uso veterinario (e la legge che ne impone l’obbligo come prima scelta ai veterinari) NON è un business artatamente orchestrato dalla famigerata BigPharma con la complicità dei legislatori ma risponde a precise esigenze di carattere medico su più fronti. Vediamone alcuni in estrema sintesi:

Il dosaggio: tenendo presente che un dosaggio corretto è essenziale per l’efficacia della terapia e che un sovradosaggio può avere effetti dannosi o letali prendiamo il caso del meloxicam: un antiinfiammatorio (NSAID) che in umana è commercializzato come Mobic e in veterinaria come Metacam. La letteratura scientifica riporta che, nei gatti, il dosaggio del meloxicam per bocca è di 0.05 mg/kg (Saunders Handbook of Veterinary Drugs): le cpr di Mobic sono di 15 mg …quindi 100 volte la dose indicata per un gatto di 3 Kg.
Discorso analogo per l’amoxicillina + acido clavulanico che in umana è venduta in cpr di 1000mg e la dose per un gatto è indicata in 12.5-20 mg/kg: meno di un decimo di compressa per un gatto.

La tossicità: il paracetamolo, comunissimo antifebbrile (Tachipirina), è gravemente epatotossico per i gatti (Paracetamol toxicity in cats). Personalmente ho avuto notizia di un gatto mortalmente avvelenato, malgrado le cure di emergenza, perché il proprietario ha pensato bene di dargli “l’innocua” tachipirina per un po’ di rinite…

Gli studi: non tutti i principi attivi usati in umana possono essere usati nei gatti o in altre specie ed infatti esistono moltissimi studi specifici che valutano la tollerabilità e l'efficacia di questo o quel composto in una determinata specie e per una specifica patologia (una ricerca di pubmed ve lo conferma)

Esisterebbero poi altre considerazioni più di dettaglio circa gli eccipienti e la forma farmaceutica (compresse appetibili, sciroppi, ecc.) che trascuriamo per brevità.

È evidente che DEVONO esserci dei farmaci specificatamente sviluppati ad uso veterinario e che non si può pensare di utilizzare un farmaco “che va bene” nell’uomo senza un supporto di studi e senza formulazioni farmaceutiche specifiche. Le fanno pagare troppo? In molti casi è vero ma la soluzione non deve assolutamente essere quella di usare dei farmaci ad uso umano quando è disponibile la formulazione veterinaria.

Semmai il problema, di mercato e di regolamentazione, è la scarsa disponibilità di principi attivi ben noti e validati sul piano scientifico per l’uso sugli animali ma non disponibili nel paese o non disponibili in formulazione veterinaria.

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