Irrazionalità dell'omeopatia

19/05/2016
Un gatto con una grave ostruzione urinaria è stato ritirato dalla struttura in cui era ricoverato, contro il parere dei medici, per essere sottoposto a cure omeopatiche. Questo articolo è dedicato a questo povero gatto.

Un medico tedesco di nome Hahnemann nel 1806 pubblica un libro: "La medicina dell'esperienza" cui seguirono altri testi che costituiscono ancor oggi il fondamento dell'omeopatia. A grandi linee il principio di fondo di questa teoria era che le malattie si guariscono somministrando quelle sostanze che causano gli stessi sintomi nelle persone sane purché estremamente diluite e "dinamizzate".

Era una teoria che può essere utile contestualizzare in quello che era lo stato dell'arte della Medicina all'inizio dell'ottocento. Per secoli si è creduto che le forme di vita nascessero spontaneamente dalla materia inanimata in forza di un qualche non meglio precisato influsso vitale. Fu solo nella seconda metà del 1600 che Francesco Redi, un biologo fiorentino, dimostrò per primo e sperimentalmente che le larve non si sviluppavano "spontaneamente" dalle carcasse ma solo quando le mosche vi depositavano le uova(1); questa teoria che oggi farebbe sorridere era ancora dibattuta a inizio ottocento e a quanto pare sostenuta dallo stesso Hahnemann.

A quei tempi la batteriologia(2) era agli albori ne' tantomeno si conoscevano i virus che vennero individuati solo a partire dalla fine dell'ottocento(3). La scoperta del potenziale patogeno di molti microrganismi e la definizione dei criteri per sostenere l'esistenza di una correlazione certa tra agente patogeno e malattia si deve al lavoro di molti medici e biologi tra cui in particolare Kock e i suoi famosi "postulati"(2a). Tutti lavori che risalgono alla seconda metà del XIX secolo, cioè dopo la morte di Hahnemann che data il 1843.
Il sistema del complemento(4), che è un elemento essenziale dell’immunità innata(5) viene scoperto solo nel 1894 da Jules Bordet (e ottenne il Nobel nel '19) mentre bisogna attendere il 1965 perché Max Dale Cooper identificasse le due linee linfocitarie (linfociti B e T) da cui discende la spiegazione dell’immunità adattativa(5) e che sono alla base della moderna immunologia. Sempre in quegli anni, nel 1953 Watson e Crick descrivono compiutamente struttura e funzione della doppia elica del DNA(6), quasi un secolo dopo la scoperta dell'acido deossiribonucleico da parte di Fredrich Miescher nel 1869.

Questo brevissimo e lacunoso excursus storico è solo per dire che Hahnemann formulò le sue teorie sull'origine e la cura di tutti i mali in un momento storico in cui ben poco si sapeva di come realmente si instaura una patologia, da cosa è provocata e come sperabilmente curarla.

Hahnemann, e quelli dopo di lui, hanno tentato di elaborare una sorta di teoria universale, categorizzando a modo loro le sintomatologie e prendendo in considerazione l'individuo nel suo complesso, la sua storia non solo clinica ma anche comportamentale e relazionale. Intuizione affato priva di interesse ma che da subito gli attirò molte critiche perché a quelle teorie che si ispiravano vagamente al vitalismo(7) non veniva correttamente applicato il metodo scientifico. Critiche che di certo non potevano essere imputate a un "complotto" di bigPharma visto che le principali case farmaceutiche nascono ben dopo la morte del "padre" dell'omeopatia(8).
Parliamo di tempi in cui non si conosceva il potenziale patogeno dei batteri, dei parassiti come dei funghi e dei virus; Mendel, padre della moderna genetica doveva ancora nascere (è del 1822), il microscopio elettronico e le tecniche di analisi molecolare erano di là da venire. Sì, a quei tempi e con una certa predisposizione mentale per il trascendente si poteva credere ai "miasmi", ad una teoria che tenesse insieme e spiegasse tutto quanto: dalla sifilide alle papule cutanee magari come manifestazione di qualche condizione psicologica o ambientale.

Oggi no. Con le conoscenze che abbiamo non abbiamo più bisogno di "credere" all'omeopatia o ad altre fantasiose teorie, come, con un minimo di razionalità, non possiamo più temere i fulmini come una manifestazione dell'ira di qualche divinità.
Oggi conosciamo con precisione l'eziologia e la patogenesi di gran parte delle malattie. Non tutto è scientificamente chiarito e tantomeno abbiamo la cura per ogni patologia; ma migliaia di medici, biologici, chimici, naturalisti hanno messo insieme un’infinità di dati sperimentali, riproducibili ed eventualmente smentibili; dati che vengono rivisti, confrontati ed analizzati da decine di altri scienziati ed insieme costituiscono tanti mattoncini di piccole e meno piccole certezze. La tubercolosi è causata da un batterio, una dermatofitosi da un fungo, la toxoplasmosi da un protozoo. Sarà banale, ma è dimostrato in modo incontrovertibile e una cura è ugualmente dimostrata: in vitro, in vivo, dai trial clinici e dai dati epidemiologici. Non siamo più a inizio ottocento quando tante cose non si sapevano ed era in qualche modo normale "credere" e fare supposizioni; oggi dovremmo semplicemente prendere atto, umilmente, di quei tanti pezzi di realtà che conosciamo ...e da lì, razionalmente, proseguire.

E' tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo (precisamente nel 1796) che Edward Jenner dimostrò sperimentalmente che l'inoculazione del vaiolo bovino conferiva immunità al vaiolo. Jenner non conosceva i meccanismi biologici che sono alla base dell'immunizzazione che vennero scoperti e descritti con precisione solo secoli più tardi: quell'intuizione fu però confermata da tutte le successive ricerche scientifiche.

Non si può dire altrettanto dell'omeopatia dove nulla è dimostrato sul meccanismo d'azione (le teorie sulla memoria dell'acqua non sono mai state riconosciute dalla comunità scientifica ed i rimedi omeopatici non contengono virtualmente alcuna molecola per via dell'estrema diluizione) come nulla è scientificamente dimostrato sul piano clinico.

Credere all'omeopatia e alle altre pseudoscienze non è ribellarsi a chissà cosa o porsi criticamente di fronte alla medicina "ufficiale" (che pure di aspetti negativi ne ha tanti...) ma è rinunciare allo spirito critico e al pensiero razionale per rifugiarsi in una narrazione magari affascinante ma priva di agganci con la realtà. E' giusto provare a pensare "oltre", va benissimo pensare "contro" questo o quell'altro aspetto della pratica medica ma bisogna dimostrare ciò che si afferma, cercare delle spiegazioni che non implichino l'accettazione aprioristica di un principio. Perché in questo sta la differenza tra il metodo scientifico e le credenze di qualunque origine.

Credere all'omeopatia per quanto riguarda se stessi è una scelta, pericolosa quando ritarda o esclude la cura di patologie importanti ma comunque nostra. Ma per chi, come i nostri animali, non può decidere? Da un lato ci sono le nostre convinzioni; dall'altro il lavoro di migliaia di persone che hanno messo insieme quel patrimonio di conoscenze razionali, di dati, di evidenze che si chiama Medicina. Per quanto crediate nelle vostre idee ve la sentite di scommettere sulla vita di un altro? Pensate davvero che sia giusto?

Note:
(1) Per il suo esperimento F. Redi utilizzò due barattoli in cui pose della carne: uno era aperto, l'altro era coperto da una retina tale da impedirne l'accesso alle mosche: le larve si svilupparono ovviamente solo nel primo barattolo. Nella seconda metà del '700 Spallanzani con i suoi esperimenti sulla sterilizzazione contribuì a confutare ulteriormente la teoria della generazione spontanea.

(2) Sebbene la scoperta dell'esistenza dei batteri, o meglio "animalcules" come vennero chiamati, si faccia risalire al lavoro di Antoine van Leewenhoek nel 1674 tramite osservazione al microscopio e Agostino Bassi individuò in un fungo l'agente eziologico di una malattia del baco da seta (mal del calcino), la moderna microbiologia si sviluppa solo nella seconda metà XIX secolo. Pasteur dimostra che la fermentazione è dovuta ad un microrganismo (1857) demolendo definitivamente la dottrina della generazione spontanea e Robert Kock studia il ruolo eziologico dei batteri nelle malattie scoprendo l'agente del carbonchio e della tubercolosi (rispettivamente nel 1876 e nel 1883). E' nel 1884 che definisce i quattro postulati(2a) per poter stabilire la relazione causa - effetto di un microrganismo nello sviluppo di una patologia. Ci sono molte altre figure che hanno segnato la storia della medicina in quegli anni. In primis va ricordato Joseph Lister che nel 1867 introduce in chirurgia il concetto di sterilità (ferri chirurgici, camici, ambienti, ...disinfezione delle mani) cambiando completamente il corso della chirurgia. Non vanno dimenticati Julius R. Petri per l'introduzione dei terreni di coltura (le piastre di Petri nel 1877) e Hans C. Gram che sviluppa le colorazioni ancora oggi in uso per la classificazione dei batteri (da cui le diciture Gram+, Gram-).

(2a) Vale la pena ricordare sommariamente i quattro postulati di Kock (1884) in quanto danno la misura della distanza tra una correlazione scientificamente dimostrata e la causalità di cui si alimentano le tante pseudoscienze ed in primis gli antivax. Questi i postulati di Kock:
-) Il supposto agente responsabile di una malattia deve essere presente in tutti i casi riscontrati;
-) deve essere possibile isolare il microrganismo dall'ospite e farlo crescere in una coltura pura (cioè isolare il ceppo specifico);
-) inoculando il ceppo specifico in un ospite sano e suscettibile si deve riprodurre la malattia;
-) l microrganismo deve poter essere nuovamente isolato nell'individuo infettato sperimentalmente.
Questi postulati sebbene presentino dei limiti in quanto alcuni microrganismi non sono o sono difficilmente coltivabili (es mycoplasma) e delle rigidità perché non sempre l'inoculazione provoca la malattia conclamata ma solo una forma subclinica, i postulati di Kock sono comunque espressione di un metodo razionale e "severo" che dovrebbe sempre essere alla base di ogni affermazione in ambito medico e scientifico.

(3) D. Ivanovsky era un botanico russo che nel 1892, studiando una malattia delle piante di tabacco, scoprì, tramite filtrazione, che era causata da un agente più piccolo dei batteri. Qualche anno dopo, nel 1898, M. Beijerinck conferma e perfeziona il lavoro di Ivanovsky identificando l'agente come un germe "solubile". In quegli anni, Loeffler e Frosch riproducono sperimentalmente l'afta epizootica utilizzando materiale filtrato e quindi purificato da batteri e funghi dimostrando l'eziologia virale della malattia. Le ricerche di W. M. Stanley portano, nel 1935 ad identificare nel virus mosaico del tabacco proprietà comuni agli organismi viventi e ai composti chimici. Solo nel 1940 si ha la prima visualizzazione di un virus al microscopio elettronico ad opera di Helmut Ruska.

(4) Il sistema del complemento è un insieme di proteine circolanti che, in seguito a diversi meccanismi di attivazione e di concerto con altre componenti del sistema immunitario (anticorpi, macrofagi, linfociti, ecc.), svolgono un'importante funzione di lisi e facilitano la fagocitosi dei batteri.

(5) Il sistema immunitario è costituito da due componenti funzionalmente distinte: l’immunità innata e l’immunità adattiva. L’immunità innata è quella che permettere di individuare e distruggere i patogeni più comuni in modo molto rapido mentre l’immunità adattativa è quella che permette di contrastare le infezioni meno comuni e necessita di un tempo più lungo. Semplificando e schematizzando all'estremo possiamo dire che la risposta infiammatoria che notiamo in conseguenza di una piccola ferita è da imputare all'azione dell’immunità innata perché il nostro organismo conosce già il bersaglio e ha già pronte le difese, mentre il lento recupero da una influenza (originata da un virus sempre diverso) è conseguenza dell'azione dell’immunità adattativa che prima deve individuare con precisione l'agente patogeno e poi "costruire" le armi per distruggerlo.

(6) Il DNA è una molecola presente in tutte le cellule di tutti gli organismi viventi (batteri, protozoi, animali, piante, funghi e alcuni virus) che mantiene le informazioni genetiche e quelle necessarie alla sintesi di tutte le proteine necessarie alla crescita, alla vita e alla riproduzione delle cellule. Il DNA è costituito da una doppia elica di cui ogni catena è a sua volta formata da sequenze di nucleotidi (Adedina, Timina, Citosina e Guanina: ATCG) che si legano in modo complementare (A si lega solo con T e C si lega solo con G) all'altra catena con un legame chimico più debole..

(7) Il vitalismo fu una corrente di pensiero misticheggiante in voga specialmente tra il sette e l'ottocento che sosteneva che la vita non fosse interamente riconducibile a leggi chimiche e fisiche ma che esistesse una qualche "forza vitale", peraltro non meglio definita.

(8) Le date di fondazione di alcune delle più importanti case farmaceutiche: Bayer 1863, Shering 1851, Pfizer 1849, Hoffmann - La Roche 1896.

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