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Malattie infettive => FIP => contagio e trasmissione
2011-01-07
Leonardo 5 mesi compiuti diagnosi FIP
Buonasera, ho portato il mio micino dal veterianario per la castrazione e sono tornata a casa con una diagnosi di FIP umida. Ha il pancino gonfio e dalla ecografia è emerso liquido all'interno. Un prelievo ha confermato il dubbio, il liquido è giallo paglierino. Ci sono altri quattro gatti in casa mia, un cucciolo di 10 mesi e tre adulti. Non mostrano segni di malattia ma temo che siano stati contagiati, cosa devo fare? Per favore ditemi che non moriranno tutti. Ringrazio e porgo cordiali saluti. Marisa Ferrua
Risposta di
prima di tutto vorrei chiarire che l’infezione da coronavirus enterico felino e la FIP, cioè la peritonite infettiva felina, non sono propriamente la stessa cosa. Noi sappiamo solo che ovunque sia presente il coronavirus felino esiste la possibilità che si sviluppi la FIP. Infatti, la FIP è causata da una mutazione genetica del coronavirus intestinale felino che è un virus piuttosto diffuso tra i gatti, soprattutto negli ambienti in cui convivono più gatti. Mi spiego meglio: la maggior parte dei gatti che entrano in contatto con questo coronavirus rimane asintomatica e solo una piccola percentuale (10% circa) sviluppa la malattia, cioè la FIP. Il motivo per cui alcuni gatti sviluppano la FIP mentre la maggior parte rimane senza sintomi, pur essendo entrata in contatto con il virus, non è ancora chiaro.
Questo, nella sua specifica situazione, significa che non è detto che ad introdurre nella sua casa il coronavirus sia stato proprio il gattino che poi ha sviluppato la FIP: potrebbe essere stato uno degli altri gatti che sta bene e non ha alcun sintomo. La mutazione del virus è, poi, purtroppo avvenuta all’interno dell’organismo del gatto che si è ammalato ed ha quindi sviluppato la FIP.
I test attualmente a nostra disposizione non sono in grado di distinguere il coronavirus enterico felino dal virus mutato geneticamente e responsabile della FIP. Quindi, un gatto privo di sintomi che, però, risulta positivo ai test anticorpali per il coronavirus felino non è un gatto malato di FIP ma semplicemente un gatto che è entrato in contatto con questo virus. I test anticorpali effettuati su gatti sani non hanno dunque un significato clinico: possono solo dire se un gatto è entrato oppure no in contatto con il virus. Altri test più specifici (PCR) sono in grado di dirci se, al momento dell’esecuzione del test, il coronavirus è presente all’interno del gatto o se il gatto lo sta eliminando nell’ambiente. Tutti i test non hanno però un significato prognostico: non sono cioè in grado di dire se un gatto svilupperà o no la malattia nel corso della sua vita.
Fatta questa premessa, il coronavirus enterico felino ha un’elevata contagiosità: in una casa in cui vive un gatto portatore-eliminatore del coronavirus è facile che tutti i gatti diventino positivi. Infatti, la trasmissione virale avviene soprattutto per contatto con le feci di gatti infetti (anche la saliva e tutti i liquidi organici possono contenere il virus), attraverso le lettiere ma è sufficiente la presenza di microscopiche particelle fecali nell’ambiente o sugli oggetti a diffondere il contagio. Quindi, non le consiglio di testare gli altri gatti: darei per scontato che tutti sono entrati in contatto con il coronavirus enterico felino, ma questo non vuol dire che il virus subirà la mutazione genetica e che i gatti si ammaleranno di FIP. Il rischio di ammalarsi è maggiore nei gattini, nei gatti giovani (1-2 anni) e poi negli anziani. Inoltre, alcuni gatti (circa un 3%) sono assolutamente resistenti al virus e molti sono in grado di espellere il coronavirus dal loro organismo. In un ambiente in cui c’è la presenza del coronavirus felino, per prevenire le reinfezioni (questo virus una volta espulso dall’organismo di un gatto non lascia un’immunità duratura nel tempo) è consigliabile tenere le lettiere lontano dalla zona in cui i gatti mangiano, svuotarle giornalmente e disinfettarle con candeggina (poi risciacquarle bene). Questo virus è piuttosto labile e a temperatura ambiente è distrutto in 24-48 ore, ma se protetto da materiale organico (ad esempio in particelle fecali) può sopravvivere nell’ambiente fino a 7 settimane. E’ relativamente sensibile ai comuni disinfettanti e detergenti per la casa ed al calore. E’ inattivato dalla comune candeggina. Il consiglio è quindi di effettuare le normali pulizie avendo cura di rimuovere eventuali residui di materiale organico e lavare dove possibile le superfici ed i pavimenti con la candeggina. Queste pratiche igieniche, come dicevo, diminuiscono il rischio di continue reinfezioni e riducono la carica virale ambientale dove il virus è già presente.
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