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Lazzarina

Quando mi hanno chiamato perché da M. c'era un gatto che stava male ho subito pensato a un altro avvelenamento. Ce ne sono già stati diversi, tutti denunciati, ma naturalmente senza che si sia mai trovato (e forse neppure cercato) un colpevole. Mettere il veleno è un atto ignobile e vigliacco sempre, ma quando lo si fa per colpire una persona nei suoi unici affetti, uccidendo i suoi animali, è se possibile ancora più vergognoso.

Abbiamo cercato dappertutto e quando l'ho poi trovato vicino alla porta della cantina, tutto sporco di una diarrea gialla da far paura, flaccido come uno straccetto, con quegli occhietti spenti, mi sono solo detto: "eccone un altro..." e mi sono pure incavolato con quel signore: "Potevi aspettare ancora un pò a chiamarmi!" gli ho quasi gridato...

Ero nero: con me stesso, con lui, con questo mestiere che ti mette sempre in queste situazioni. "Evviva" mi sono detto. "Una bella corsa dal vet e poi a scavare un'altra fossa!". Ogni tanto buttavo l'occhio alla gabbietta per vedere se respirava ancora: non ero affatto sicuro di riuscire a portarlo in clinica ancora vivo. Ero solo contento che non fosse un avvelenamento.

Povero M., portandomi via quel mezzo cadaverino gli avevo poi dato una pacca sulla spalla; mi dispiaceva di essere stato duro con lui... ma perché non chiamarmi prima!

Trentatré di temperatura, pressione non misurabile, pupille senza quasi nessuna reazione. Non so come, ma Francesca era riuscita a prendergli la vena. Mentre stava preparando la gabbietta e mettendo in funzione la pompa ad infusione, quell'affarino bianco si era tirato su un momento... ma solo per accasciarsi su un fianco dopo un rantolo proprio brutto. Ci siamo guardati, e credo che tutti e due abbiamo pensato la stessa cosa. "Dai, ormai proviamo..." le ho detto. E me ne sono andato scommettendo con me stesso che non sarebbe arrivato a sera.

Dai primi esami era venuto fuori che aveva 18 di glicemia, e 2000 bianchi. Non era, come mi ero illuso, una infestazione massiva da parassiti che era stata trascurata, M. non aveva tardato a chiamarmi. Era panleucopenia, e quest'anno se ne era già portati via tanti. E' una forma virale schifosa che colpisce prevalentemente i cuccioli: se hanno due o tre mesi non c'è quasi scampo. Se sono un pò più grandicelli come questo, qualche piccola speranza c'è. Ma davvero piccola, e nelle condizioni in cui era quel gattino quasi nessuna.

Alla sera era ancora vivo, il mattino dopo pure, e dopo un paio di giorni la buona notizia che i bianchi cominciano a salire, che tiene la temperatura e la glicemia. Se non fosse stato monitorato giorno e notte, se ne sarebbe già andato, perché in casi estremi come quello non può certo bastare metterlo in flebo e aspettare. Se non si tengono sotto controllo i parametri vitali e non si interviene in modo tempestivo il sistema immunitario e la buona sorte non bastano di sicuro.

Per quattro o cinque giorni si registrano dei piccoli miglioramenti, tanto che smetto di chiamare quelle due o tre volte al giorno per avere notizie. Ma non era destino che filasse liscia e quando cominciava a leccare qualcosa, a mostrare qualche segno clinico incoraggiante è crollato il livello di albumina... Veronica è stata chiara: "Proviamo una trasfusione". Pitbull, un gattone bianco e rosso che con la sua coda tagliata ha davvero l'aria da pitbull, è disponibile, e può dare quei 40 cc di sangue che - forse - gli possono salvare la vita.

Passa un'altro giorno, due e stavolta la ripresa è più netta, decisa. Comincia a mangiare da solo, a dormire bello arrotolato, a fare le fusa... Ormai si può considerare convalescente. Dopo due settimane di clinica, di flebo, di esami, possiamo finalmente trasferirlo in un reparto normale, a completare la cura e a riprendere forze.

Qualche giorno fa è stato adottato. Nome del gatto, che poi è una gattina: Lazzarina, ovviamente, ché non ci speravamo più.