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Non è più tempo

Sì, non è più tempo di girarci intorno, di affrontare un problema alla volta, di stabilire priorità... non è più tempo di volgere lo sguardo da un'altra parte.

Non è più tempo di turarsi le orecchie per non sentire le grida, di sperare di non incrociare mai quei camion della morte per non dover guardare quegli occhi.

Non è più tempo, perché mentre leggete queste poche righe migliaia di animali, di esseri senzienti che non hanno meno di noi diritto alla vita, vengono umiliati, torturati e uccisi per il "gusto", per la "scienza", per la "moda", per il "divertimento".

Non è più tempo di raccontare balle alla nostra coscienza.

E' tempo di scegliere, di lasciarsi alle spalle i conformismi, di decidere se essere complici silenti o no.

E' tempo di scegliere per noi stessi, per la nostra coscienza e per gli animali.

In questa sezione vi proponiamo video e testi per riflettere. E per agire.
Perché potete farlo anche voi, da subito

Le mie galline

Io ho sempre avuto le galline che non sono affatto animali stupidi: ti riconoscono benissimo, si fanno accarezzare e ti saltano anche in braccio (naturalmente, non tutte: ognuna ha il proprio carattere): le mie, da quando frequentavo la terza elementare ed un giorno mi ⤽sono imposta", morivano di vecchiaia. Per cui talvolta mia nonna si doveva far regalare le uova da qualche amica perchè le nostre galline erano in menopausa. Siamo arrivati ad avere 5 galli in un pollaio! E la convivenza tra loro era abbastanza pacifica. Un inverno, particolarmente freddo, una gallinella america (sai, quelle piccoline), tutta nera e un pò selvatica è scomparsa: francamente pensavamo che una faina se la fosse mangiata ed, invece, un bel giorno sentiamo pigolare: 11 pulcini nel sottotetto! In pieno inverno! E' finita che abbiamo portato pulcini e chioccia in casa -per la gioia di mia nonna!!- in quella che era considerata la sala da pranzo vicino al termosifone e là sono rimasti per diverse settimane in una cesta con il fieno.

Ho qualche fotografia delle mie galline e, quando mi ricapitano in mano, mi ricordo ancora qualche nome: logicamente tutte avevano un nome che gli davo sulla base del loro carattere e di qualche caratteristica fisica. Negli anni c'è stato anche un pulcino che ho personalmente allevato perchè abbandonato dalla chioccia, benché fosse figlio unico: lo avevo chiamato Rotondino (a proposito di nome: già da piccolo, lui non era magro!!). Era fantastico: mi riconosceva e mi seguiva ovunque come la famosa oca Martina di Conrad Lorenz! Povero Rotondino: è morto per un incidente...era talmente grosso e pesante che saltando da un bastone all'altro (ne avevano parecchi su cui posarsi all'interno della casetta di legno in cui andavano a dormire) è rimasto impiccato. L'abbiamo trovato morto un mattino...e francamente non poche lacrime sono state versate su quel gallo.

Nerina, Paperina, Rosetta e Lallo, Stella d'Oro, Grigino, Bianchina, Stella...praticamente un passato da "allevatrice" di galline. Naturalmente scorrazzavano libere in un grosso recinto con la terra (veramente all'inizio era un prato ma dopo generazioni di razzolatriciâ¤?.di erba ce n'era ben poca) con una casetta in legno per la notte, rigorosamente verandata per ripararsi nelle giornate di pioggia; una seconda tettoia dove tenevamo anche la legna per l'inverno, più un albero di castano nel centro ed uno a lato...ombra e fresco naturale per l'estate! E quasi tutti i giorni -stagione permettendo- le portavo "al pascolo" nel prato adiacente e, spesso, scappavano alla sorveglianza e finivano nella zona in cui coltivavamo l'insalata...sempre per la gioia di mia nonna.

Avevano 5 nidi (cassette in legno riempite di fieno...che preferivano nettamente alla paglia) raggiungibili con scalette in legno (il legno è una costante di tutta la mia infanzia perchè mio nonno era ebanista e costruiva tutto) ma avevano i loro preferiti e non era raro vedere una gallina nel nido in attesa di deporre l'uovo ed un'altra sulla scaletta che aspettava il suo turno...con magari gli altri nidi vuoti!

Io, come molti, ho deciso da piccola di fare il veterinario...ma non per curare cani e gatti bensì le galline perché quando qualcuna si ammalava e con i rimedi di un tempo non si riusciva a fare niente...veniva uccisa e sepolta. Così, io decisi che volevo curare le galline...avevo 7 anni. Poi la storia è andata diversamente e, crescendo, ho scoperto che nessuno cura le gallineâ¤?ed anch'io ho finito per curare cani e gatti.

Comunque, poichè non finirò i miei giorni in città ma tornerò a vivere in campagna, credo che adotterò di nuovo qualche gallina.

Paola



Qui un documentario tratto da TV Animalista... dove potrete trovare anche molti altri video su nutrizione vegan, allevamenti, vivisezione, animali.

Se apri gli occhi...

Se non ti giri dall'altra parte, se non chiudi la porta...

Se guardi, ma davvero, con gli occhi e con il cuore...

Se ascolti...

Se trovi la forza di uccidere il bastardo che è in te, che è in ognuno di noi... quel bastardo che ti dice di farti i cazzi tuoi, di goderti di vita e di fottertene di tutto il resto...

Se trovi in te la forza di mandarlo all'inferno, allora e solo allora vedrai il mondo per quello che è. Sentirai sulla tua gola la lama del coltello, tuo il sangue versato sul lurido pavimento di un macello; sentirai nel tuo corpo i veleni che uccidono migliaia di innocenti nei laboratori. Sentirai i pungoli e le fruste, patirai il freddo e la solitudine che altri patiscono per il più stupido dei divertimenti. Sentirai le bastonate che uccidono barbaramente i tuoi figli e tuo sarà l'urlo disperato della madre che si perde tra i ghiacci. Come tuo sarà il cuore che batte impazzito braccato dai cani fino a che una pallottola lo squacerà.

Soffrirai, soffrirai tremendamente e vorresti chiudere gli occhi e svegliarti dall'incubo. Ma non potrai. Se sei un essere umano ed hai un cuore non potrai mai più.

Allora piangerai, ma presto capirai che piangere non serve e non basta; che è troppo facile e che non allevierà la tua disperazione né salverà mai una sola vita.

Capirai di essere in guerra: una guerra terribile e sommamente vigliacca che dura da migliaia di anni. E sceglierai da che parte stare. Lavorerai, ti sfiancherai, ci metterai tutto te stesso, tutte le tue forze e la tua intelligenza per lottare, per salvarne quanti più possibile, per far capire agli altri quello che tu ormai hai capito.

Sbaglierai, subirai sconfitte. Ne vedrai tanti, troppi cadere, e pregherai, e le mani sporche di terra non asciugheranno le tue lacrime. Ti sentirai impotente e incapace, ti dirai mille volte che non ce la farai mai...

Ma andrai avanti lo stesso e non mollerai. Perché ormai sei un uomo.

Dopo la pioggia, tra l'erba bagnata quella piccola lumachina che porta a spasso il suo fragile guscio non dovrà temere il tuo passo prepotente. E ne sarai felice. Felice di essere dalla parte della giustizia, del rispetto, della vita.


valter fiore

A chi si ribella

A chi sa che fra un po' dentro la scatola dei diritti non ci sarà più niente,
a chi paga tasse che non bastano mai, perché gli evasori sono troppi e se la ridono,
a chi è salito sui tetti, perché per terra non lo cagava più nessuno,
a chi si oppone ai marchionni, casual di fuori e gerarchi dentro, che pretendono servi muti e striscianti,
a chi non vuole più altre "grandi opere" perché gli bastano quelle già fatte: grandi solo di corruzione, scempio e debiti che lasciano a chi verra',
a chi ha osato alzare la testa contro una dirigenza arrogante protetta da divise e lacrimogeni,
a chi pretende un orizzonte certo e invece la Gelmini gli propone solo un precariato surrogato,
a chi è stanco di raccogliere pomodori al prezzo degli schiavi,
a chi vuol smettere di stare in dieci in una casa per due,
a chi non sopporta più di aver paura di camorristi, polizia e ronde,
a chi inoltre è anche donna e quindi per lei tutto è anche peggio,
a chi non accetta di far carriera come ruffiano o troia, o le due insieme che è ancora meglio,
a chi è incazzato perché ogni giorno gli rubano un po' di vita e quindi, volendo, dovrebbe poter capire noi:

quelli a cui negano tutto.

...

Con la complicità passiva di una massa narcotizzata dalla TV e che non ammette di trovarsi già con un piede nel mattatoio dei vinti, vi state avvicinando alla nostra normale condizione di vita. Il secondino ogni giorno vi accorcia la catena, riducendo la lunghezza che aveva ieri. Di questo siamo esperti: a noi i diritti li hanno negati migliaia di anni fa e non ce li hanno mai più restituiti. Da allora, complici le religioni, ripetono che non li abbiamo mai avuti, che siamo a completa disposizione del genere umano. Da allora viviamo sopraffatti, bastonati dai ricchi e dai poveri, dai generali e dai soldati. Rappresentiamo l'allenamento umano alla repressione, la forma primitiva di sfruttamento resa poi "normale" da secoli di ripetizione. Per migliaia di anni l'uomo ci ha massacrato per farsi la guerra, ci ha frustato affinché trainassimo il suo progresso fasullo e ora continua a pagare il conto ammazzandoci.

Mentre giustamente urlate contro chi recinta il vostro futuro col filo spinato, pensate ai miliardi di noi, bestie internate, che urlano e nessuno le vuol sentire. Allo sfruttamento assoluto dei più deboli di tutti.

Non dimenticatevi dei senza tutto, senza voce, senza sindacati, senza bandiere, fecondati a forza, costretti a nascere, a crescere orfani, castrati, sbeccati, ingabbiati, munti, spiumati, incatenati, venduti ed infine spellati e fatti a pezzi.

Per voi la prigione arriva dopo un processo, magari un processo che fa schifo, ma per noi l'ergastolo arriva subito, senza appello, appena nati. Per voi la pena di morte non c'e', nemmeno per chi brucia operai o fotte bambini e poi li sotterra: per noi esiste in tutti i paesi, anche nei più civili. Per voi l'aspettativa di vita è tale da mettere in discussione le pensioni: per noi la vita normalmente è ridotta a un decimo e per come ci trattano gli allevatori è meglio così. Su di voi le terapie si accaniscono anche quando siete ridotti a larve: a noi ci ammazzano giovanissimi e in piena salute. Per voi lavorare può essere anche pericoloso: per noi è sempre fatale. Per voi le morti sul lavoro sono una vergognosa percentuale che deve essere ridotta: a noi ci ammazzano tutti. Per noi il lavoro è morire.

Quando urlate a chi vi rinchiude o vi bastona - "non siamo animali, non potete trattarci così"- implicitamente ammettete che possano farlo a noi, consci che sfruttamento e prigione sono esercizi esclusivamente umani. Nessuna bestia pianifica la nascita, la reclusione e la morte di un'altra specie.

E tutto ciò avviene non per questione di vita o di morte, di chi ci mangia o ci strappa la pelliccia, ma per il lucro cospicuo di chi alleva e commercia, e per il gusto o la vanità di chi compra. E, paradossalmente, tutto avviene anche col contributo di quegli oppressi che, preoccupati esclusivamente della propria difesa, contestano gli oppressori continuando, tranquilli e con cieca incoerenza, a divorare altri oppressi ridotti in polpette. Siamo condannati a morte per il disinteresse globale di padroni e servi e per soddisfare lucro e palato. E per ingrassare l'attitudine al non pensare.

Forse non ve ne rendete conto, ma noi, da sempre, vi siamo molto vicini. Se aprite il vostro frigorifero noi siamo lì, nell'unico posto in cui troviamo pace.

Valter Giordano

Un panino al prosciutto...

Questo filmato e' il risultato di un'ampia investigazione di Igualdad Animal condotta tra il 2007 e il 2010 in 176 allevamenti di maiali in tutte le regioni spagnole. Non si tratta quindi di "casi isolati", ma della realta' dell'allevamento in un moderno paese europeo.
Tutto quello che vedrete e' il prezzo di un panino al prosciutto.
Tutto quello che vedrete lo potrete fermare scegliendo altro che un panino al prosciutto.
Pensateci, grazie.

Documentario - Allevamenti di Maiali || Un'investigazione di Animal Equality from Igualdad Animal on Vimeo.

Il terrore della sofferenza

Fino a poco tempo fa, dalle mie parti, ma penso che sia stato così un po' ovunque, molte famiglie allevavano il maiale che poi uccidevano nel periodo natalizio. Ricordo che allora, camminando per il paese, si ascoltavano continui strilli di povere bestie che uccidevano. La barbarie veniva presentata come normale a noi bambini. Anzi, come una vera e propria festa.

I miei genitori non volevano che io, un bambino di sei anni, assistessi a quelle scene crudeli. Soprattutto mia madre mi raccomandava di non seguire i compagni di giochi quando assistevano a quel crudele spettacolo. Ma un giorno cedetti e, di nascosto dai miei, seguii gli altri bambini.

L'esecuzione si compiva a circa 50 metri da casa mia. Quando giungemmo era già pronto il tino rovesciato sul quale avrebbero adagiato la vittima. Dopo un pò portarono il condannato. Veniva da una stalla poco lontana. Lo tenevano con una fune legata a una zampa. Come giunse accanto a noi, gli si buttarono addosso 4 o 5 uomini. Ricordo che ridevano tutti, divertiti da quel che stavano per fare. Il maiale cominciò a strillare. Urlava disperatamente e si dimenava. Ma quelli lo misero ugualmente sul tino. Quasi immediatamente, gli ficcarono in gola un coltellaccio. Io rimasi impietrito: impietrito dal sangue che schizzava copioso fuori dalla ferita e dalle urla disperate della bestia...

Impietosito dalla sorte e dalle sofferenze di quell'animale (perché per me lui aveva l'"anima" e non i suoi boia), mi spostai per guardarlo in viso. I nostri sguardi si incrociarono. Era disperato. Chiedeva il mio aiuto! Poi, non ce la fece più e i suoi occhi si chiusero. Per sempre.

Vedendomi imbambolato accanto a quel cadavere, gli stessi uomini che avevano compiuto quella bravata, dopo aver tolto la vittima, presero me. Come avevano fatto col maiale! Tutti insieme mi bloccarono e, ridendosela, mi adagiarono sul tino. Mi coricarono sul lato destro. A quel punto fui assalito dal terrore. Dallo stesso terrore del maiale. Allora seppi cosa provava quella bestia subendo le torture di quegli aguzzini. Dimenandomi, la mia guancia destra si bagnò con il sangue lasciato dalla vittima. Ero disperato! A quel punto mi puntarono in gola lo stesso coltellaccio, ancora sporco di sangue, col quale avevano colpito il maiale: non capivo più nulla, e svenni.

Mi sveglai più tardi. Ero in braccio a una donna che abitava lì vicino. Lei mi accarezzava e mi faceva bere ogni tanto un po' d'acqua, dicendomi che così sarebbe passata la paura. Ricordo che ero confuso e tremante. Quella donna mi tenne in casa sua fino a sera: fino a quando non mi vide più calmo. Poi, lasciandomi tornare a casa, mi raccomandò di non dire nulla ai miei. Cosa che feci. Come rientrai, mi toccò anche la sgridata dei miei, che volevano sapere dove avevo trascorso il pomeriggio. Mi inventai una scusa. Poi dissi loro di esser caduto giocando a pallone e me ne andai a letto. Da quella notte cominciò il mio calvario. Ogni notte venivo colto da incubi. Caddi anche dal letto diverse volte. Allarmati, i miei mi portarono da diversi medici. Ma a nessuno dicevo quel che mi era successo. Questo per diversi anni. Temevo che mio padre avesse potuto commettere qualche colpo di testa nei confronti di coloro che avevano rovinato il suo bambino...

Tratto da Racconti a 6 zampe, LaZampa.it

Macrofago

Heartlings - make the connection

Heartlings e' un classico, senza dubbio il piu' completo, inattaccabile documentario di denuncia dell'olocausto istituzionalizzato ad opera della specie umana e a danno di tutti gli altri animali. In questo straordinario filmato non si dimentica niente: dalla fabbriche di cuccioli alla vivisezione, dai macelli ai circhi, alle feste "tradizionali". Non si dimentica niente perche' tutto questo schifo si tiene e si chiama specismo.
Lo pubblichiamo nella versione sottotitolata in italiano, la voce narrante e' di Joaquin Phoenix e le musiche di Moby. E' possibile ordinare il video qui
Guardatelo fino in fondo...

Meat the Truth - Carne, la verità sconosciuta

Un documentario con le migliori e più aggiornate informazioni scientifiche sui cambiamenti climatici e il loro legame con l'allevamento di animali.
Con un linguaggio accessibile a tutti, interviste con scienziati, animazioni, statistiche, il documentario intende dare un importante contributo al dibattuto pubblico sul tema, mostrando come un'alimentazione maggiormente basata su ingredienti vegetali sia necessaria per diminuire drasticamente l'impatto sull'ambiente della produzione di cibo. Il documentario è adatto a giovani e adulti, particolarmente indicato per la visione nelle scuole superiori e nelle università.

Prodotto dalla Nicolaas G. Pierson Foundation (protagonista: Marianne Thieme; registi: Gertjan Zwanikken e Karen Soeters; soggetto di: Karen Soeters) Doppiaggio in italiano e distribuzione a cura di AgireOra Edizioni

Meat the truth - Carne, la verità sconosciuta

Our daily bread

Questo video, tratto dal documentario austriaco del 2005 diretto da Nikolaus Geyrhalter e vincitore di numerosi premi internazionali racconta, rigorosamente per immagini e senza una parola di commento, quello che e' l'allevamento high-tech. Non ci troverete le scene disgustose dei bastardi che prendono a calci un vitello, la violenza patologica - ma normale, per nulla episodica - che tanti filmati frutto di indagini sotto copertura hanno documentato. Queste non sono scene rubate con la telecamera nascosta. Sono immagini di allevamenti e macelli "modello". Per chi pensa che basti cambiare la forma della violenza e continuare come sempre.

La bolla opaca

Non mi ricordo il momento esatto in cui ho cominciato a capire qualcosa: eppure deve esserci stato perchè c’è sempre un inizio nelle cose. O forse iniziano dove c’è già qualcosa, e ti accorgi che esistono quando sono già grandi? Forse è stato da bambino, quando dovevo mangiare il bollito, con quei nervetti che sentivo viscidi sotto i denti, quella pelle spessa, dura, biancastra che si sfilacciava elastica, a fatica, sotto il coltello: tanto quanto la polpa, ma allora si doveva mangiare tutto e gli avanzi non andavano bene. Chissà perchè ai cuccioli d’uomo raramente piace la carne, mentre se invece la dai a un gattino ne va matto? Poi al bollito, come a tutte le cose, ti abitui e diventi una persona normale.

La prima volta che ho sentito la parola “vegetariano” ho pensato a un piatto di verdure, oltretutto crude, chissà perchè. Vegetariano però vuol dire niente carne, che è già una cosa più seria; parecchio più seria a pensarci bene. Niente carne è una cosa enorme: la carne c’è dappertutto e mica solo in cucina: c’è nella letteratura, nel cinema, nella pittura, nel quotidiano di ciascuno, davvero dappertutto e da sempre. Ma come si fa a dire “niente carne”? Certo che io non ammazzerei mai una gallina ma il petto di pollo sì, quello lo mangiavo, come pure il prosciutto, l’arrosto e il tonno in scatola.

La mia gallina no, le altre si; il mio gatto (proprio) no, ma in Cina si, li mangiano. Bhè, cominciavo a pensarci, cominciavo a pensare che fosse un fatto di cultura, e mica da poco. Che bella contraddizione stava venendo fuori! Sapere e sentire. Lo sappiamo tutti che il pollo del supermercato non è un derivato del petrolio e che prima di finire in padella doveva essere una gallina viva. Lo sappiamo e lo consideriamo “normale”, inevitabile, necessario e immutabile. Lo sappiamo ma non lo “sentiamo”. Non e’ piacevole, sedersi a tavola e guardare un cadavere nel piatto; meglio, molto meglio vederci una bistecca: e basta. Se non sbaglio, in termini psichiatrici si tratta di rimozione. Grosso modo quel meccanismo difensivo che il nostro cervello mette in atto per nascondere le esperienze traumatiche e le questioni irrisolvibili. In termini volgari è il nascondere la sporcizia sotto il tappeto, girare la testa da un’altra parte, non guardare e vivere felici.

Ed è quello che ti chiedono tutti, dai genitori, agli amici, alle mogli... tutti, ti dicono di vivere felice, anche se nessuno ti sa spiegare come fare. Sapevo poco degli allevamenti intensivi, e dei macelli, ricordavo solo una fugace rassicurazione di mio padre da bambino. Non avevo ancora letto nulla di queste cose, ma non ci voleva molta fantasia ad immaginare quale potesse essere la vita, e la morte di quei poveri animali.
Intanto la questione vegetariana era diventata tale e non era più un piatto di verdure crude. Ci ho girato attorno ancora un bel pò con la “ragione” eludendo la questione fondamentale: le urla, l’odore del sangue caldo, gli occhi vitrei, terrorizzati del maiale sgozzato non passavano ancora dalla barriera del mio cervello. Ragionavo in termini di compatibilità, di riduzione del danno. Mangiare carne una volta la settimana era meglio che mangiarla ogni giorno a pranzo e a cena (ed è verissimo); ma era ancora una mediazione dall’esterno: stavo nel mondo dei normali, ascoltavo e riconoscevo queste altre ragioni come meritevoli di attenzione. Punto. Il tarlo però lavorava e la carne la compravo solo per quegli incorreggibili carnivori con cui convivevo. Vegetariano a casa e da solo si, ma a cena fuori no. Sarebbe stato necessario spiegare una storia troppo lunga, e poi chissà come ti avrebbero guardato! Ricordo che una volta, messo alle strette, sono quasi arrossito nel confessare il “grande oltraggio”. Così sono stato un veg clandestino per diversi anni. Dovevo convincermi fino in fondo, saper rispondere ai mille perchè, dovevo accettare il fatto che non tutti avrebbero capito (come in effetti è stato); dovevo convincermi, fino in fondo, e non solo a parole.

Guardi la città in lontananza con tutte le sue luci, le macchine che corrono, il cielo già scuro solcato di nubi venate di porpora e violetto; pensi alla gente che si diverte, ai ragazzi che fanno l’amore, che cantano nelle birrerie, che vanno al cinema, che discutono e ridono... In fondo il nostro mondo è bello, e pensare che è costruito sul quotidiano massacro di milioni di creature come te, che come te provano felicità e come te soffrono e hanno paura; creature come quel saccotto di pelo che ti fa le fusa sulle ginocchia, è troppo difficile da accettare e sopportare.
E poi a un tratto, nulla è più uguale a prima, la tua brava scala dei valori la ritrovi completamente sballata, capisci che quel “nostro mondo” è uno schifo immensamente più grande di quanto avessi mai potuto immaginare, che quel “nostro mondo” non è più il “tuo” mondo. Capisci che di giusto non c’è niente che si fondi sul dolore e sulla sofferenza, che non c’è buona causa che giustifichi un crimine: mai.

Com’era semplice in fondo, bastava ascoltare il proprio cuore, e non le parole degli uomini. E a un tratto finalmente sei libero, ti trovi fuori dalla bolla opaca della normalità, hai occhi e orecchie per ascoltare e per guardare, e mani e testa per fare. Per ascoltare il rumore del vento e il lamento di un cucciolo, per guardare milioni di occhi che non avevi mai guardato prima. Sei libero perchè non sei più complice. Sei libero e forse solo, ma potrai abbracciare finalmente il te stesso, cui hai aperto la porta della gabbia in cui era rinchiuso; potrai abbracciare un animale senza dovergli nascondere di avergli mangiato il fratello.

Valter Fiore

Potete farlo anche voi, da subito

Questo video realizzato da Gaspare Messina per LaVeraBestia su un testo di Marina Berati. Puo' sembrare duro, e lo e', ma e' giusto... e questo e' cio' che conta. Ascoltate fino in fondo...




Questo è un atto d'accusa.

Verso tutti coloro che si definiscono "animalisti", che magari fanno anche attivismo e che si impegnano anche molto per certi tipi di animali ma poi ne mangiano altri.

Non ci possono più essere scuse né giustificazioni.

E se siete sinceri, se li amate, quei cani e gatti che accudite, se versate lacrime quando sentite, vedete o leggete di qualcuno che maltratta o sevizia cani e gatti indifesi, e magari siete contro la caccia e la vivisezione, e inorridite per quei luridi allevamenti di animali da pelliccia e per quel che fanno quei bastardi sterminatori di foche che ammazzano a bastonate i cuccioli sui ghiacci...

Non potete.

Non potete mangiare animali!

Non potete essere complici, anzi mandanti, di quell'abominio che è l'allevamento di animali e di quell'orrore indicibile che è la macellazione! Non potete mettere in bocca e mangiare il corpo di un essere innocente che è stato tenuto prigioniero per mesi e poi tramortito, appeso a un gancio, sgozzato e lasciato sanguinare in un lurido macello.

Ma l'avete mai conosciuto un maiale? Credete davvero che sia diverso da un cane? E le mucche, i vitelli, i buoi: credete che loro meritino le torture che se applicate a un gatto vi fanno piangere e fremere di rabbia e gridare "bastardo assassino" a chi le infligge?

Smettetela di far finta di non vedere. Smettetela di non pensare.

Smettetela di dire che è normale fare così. Anche maltrattare i cani e i gatti e disfarsene quando non interessano più, è "normale", no? E non credo vi stia bene.

Non è più tempo, per noi attivisti che gli animali non li mangiamo, di tacere e pensare "ma sì, un po' alla volta ci arriveranno, ma sì, è una scelta personale che non tutti si sentono di fare, ma sì, sono bravi e si impegnano, perché criticarli e farli sentire in colpa?"

Non è più tempo.

Perché è un tempo, questo, in cui miliardi di nostri fratelli animali soffrono e muoiono in lager schifosi ammessi dalla legge e accettati da tutti. Perché è un tempo in cui i vitelli vengono strappati alle madri - le "mucche da latte" - a pochi giorni di vita e chiusi in box in cui non si possono muovere, e a sei mesi vengono massacrati. Perché è un tempo in cui le galline - animali intelligenti e sociali, capaci di affetto e di amicizia - sono costrette a una vita d'inferno per fare le uova per le vostre torte e biscotti (ma si possono fare anche senza, sapete?) e poi vengono sgozzate ancora coscienti. Perché è un tempo in cui le scrofe passano tutta la vita costrette in gabbie di ferro in cui non si possono nemmeno girare e finiscono la vita in vasche di acqua bollente.

Perché è un tempo in cui miliardi di pesci vengono fatti morire per lenta asfissia e tagliati a pezzi ancora vivi. Perché è un tempo in cui i maiali arrivano ad atti di cannibalismo impensabili in natura, impazziscono nelle condizioni di prigionia in cui sono tenuti, e allora gli vengono strappati i denti e tagliata la coda in modo che si danneggino meno l'un l'altro (idea geniale, no?).

E' un tempo che deve finire, e nessuno di noi "animalisti" deve essere complice di questa barbarie. Se non lo capite voi, chi volete che lo capisca? La signora impellicciata e orgogliosa dei cadaveri che porta addosso? Il vivisettore che inietta veleni nei topi e nei conigli? Il cacciatore che manda il suo cane allo sbaraglio contro i cinghiali? La moltitudine di semplici indifferenti che vi dicono ogni giorno "ma pensa ai bambini che muoiono di fame e non agli animali, che sono esseri inferiori"?

Se non lo capite voi, chi?

Se non la smettete voi di ammazzare e ingurgitare animali, chi mai lo farà?

Credete davvero che sia diverso mangiare una bistecca o indossare una pelliccia? Che sia più giustificabile?

Credete che gli animali che ne fanno le spese siano diversi?

Non lo sono. In entrambi i casi si tratta solo di un "lusso", che non ci possiamo permettere, perché sono gli animali a morirne.

Smettetela.

Fatevi crescere dentro la rabbia per tutto quello che questi esseri innocenti sono costretti a subire, andate a conoscerli, quei pochi di loro che si sono salvati, imparate quanto sono uguali a tutti gli altri animali, fate nascere in voi l'orrore e il disgusto per tutto quanto viene considerato così "normale".

Assieme alla compassione e all'empatia, dovete sentire la ribellione per una ingiustizia così enorme, così incredibile, inconcepibile, che fatichiamo a comprendere come possa essere vera e reale.

Dovete versare lacrime, stare male, sentire dentro di voi la paura, lo sgomento, la solitudine, la disperazione, di queste creature. Io lo sento, dentro di me, questo orrore. E voglio che lo sentiate anche voi. Non ve lo risparmio. Così potete smettere di esserne anche VOI la causa.

Leggete come dovrebbe essere la vita di una comunità di maiali e scrofe, e fate nascere in voi la rabbia per come abbiamo ridotto, noi umani, questi animali, per come li abbiamo resi schiavi e fatti vivere in un inferno solo per avere un panino al prosciutto.

Noi, che gli animali non li mangiamo, non siamo degli eroi.

Come lo facciamo noi, possono farlo tutti, perché non è una cosa così strana, o difficile.

E' solo un atto dovuto.

Un atto d'amore per loro e per la nostra coscienza.

Potete farlo anche voi. Da subito.

Fatelo.Grazie.

Marina Berati