Sordina, la gatta che voleva vivere
Ci siamo guardati negli occhi per abbassarli subito dopo sulla siringa. Con quella specie di singhiozzo leggero aveva smesso di respirare. "Se n'è andata..." mi dice. Sì, già con una piccola dose di anestetico ha smesso di respirare. Me la stringo ancora più stretta mentre Veronica finisce di iniettare il farmaco eutanasico in quel corpicino ormai senza vita... Fifino era con noi, era venuto a salutarla anche lui.

Sordina se n'è andata così. Era il secondo giorno che non mangiava e ancora quel mattino avevo provato, con poca convinzione a dire il vero, a darle un pò di omogeneizzato con la siringa. Ma non era come le altre volte che bastava "incominciarla" e poi mangiava di gusto. Non ho avuto dubbi quella volta. Ho chiamato la clinica e sono stato contento quando Veronica mi ha detto "vengo io". Da alcuni giorni ormai non si muoveva più dal cuscino che le avevo sistemato vicino al termosifone.
L'arrivo a casa
L'anno scorso avevamo un banchetto al VegFestival con leSfigatte ed è stato lì che abbiamo conosciuto la "mamma" di Sordina. Paola ci aveva chiesto se potevamo trovare una sistemazione ad una gatta che stava in un cortile di una casa in campagna. Doveva essere una gatta domestica, poi abbandonata dai proprietari quando avevano traslocato. Lei era diventata giocoforza una randagiotta, era stata sterilizzata e un paio di anni prima era risultata positiva ai virus FIV e FeLV. Per non farsi mancare niente aveva pure un brutto carcinoma squamo-cellulare bilaterale alle orecchie che le aveva letteralmente "mangiato" una buona metà di entrambi i padiglioni auricolari.
Il giorno che Paola aveva deciso di portarla qui, ero impegnato in un qualche presidio: "Fai che portarla da Montafia" - le dissi - "così gli fanno subito gli esami e poi vado a prenderla io". Quella volta non ci siamo nemmeno visti e quando sono andato a recuperarla mi sono trovato davanti una bella gattona bianca con la coda scura e qualche macchia rossa e nera. Nonostante la positività a FIV/FeLV ed il carcinoma, gli esami erano a posto.

Sordina si è ambientata molto in fretta. Dopo qualche giorno girava in casa tranquillamente e ci ha messo poco ad imparare l'uso dello sportellino. Ma solo per uscire... per entrare invece voleva che il maggiordomo le aprisse la porta. D'altra parte, io che ci sto a fare? Quelle orecchie però non andavano per niente: le prudevano e, grattandosi, si procurava delle brutte emorragie. Qualche macchia qua e là, poi una volta ho trovato la ciotola dell'acqua tutta rossa di sangue... Bisognava fare qualcosa.
L'intervento
Tentare l'intervento o no? Questo è stato il primo quesito. L'asportazione chirurgica è la procedura d'elezione per questi tipi di tumori. Quando è colpita solo la punta delle orecchie si può intervenire in modo meno invasivo, ma in questo caso non era da escludere una TECALBO [1] e, soprattutto, si era in presenza di un soggetto FIV e FeLV positivo.
O si sceglieva il fatalismo, la rassegnazione del non fare nulla o si interveniva. Non era rischioso l'intervento in sè, ma gli effetti che lo stress anestesiologico e chirurgico potevano avere su un gatto FIV/FeLV positivo.
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