Stortina, una (bella) storia di FIP
Quando la mia socia mi ha chiesto di prendere una gatta che volevano sopprimere mi son detto: "oddio, ma perché dobbiamo sempre imbatterci in questi casi senza speranza...". Era un anno fa, e in quel periodo di casi al limite dell'accanimento terapeutico ne avevamo avuti parecchi, ed erano tutti finiti male.
Questa gatta, giovane, di due o tre anni, arrivava da un rifugio: aveva un'atassia completa delle zampe posteriori e non riusciva nemmeno a spostarsi usando le zampe anteriori. Giaceva sempre su un fianco ed era incontinente; l'unica nota positiva in questo quadro disastroso era che mangiava. I veterinari di quell'ambulatorio avevano proposto una TAC perché dalla radiografia sembrava ci fosse un problema alle bolle timpaniche. Peccato che per un rifugio sostenere il costo di una TAC fosse improponibile, e in quelle condizioni l'unica soluzione era l'eutanasia. Quando me la sono vista davanti non avrei saputo dire se l'aver incontrato Manu fosse stato per lei una fortuna o solo un prolungamento della sua sofferenza.
"Va bene, teniamola qui fin che mangia... poi si vedrà". Sulla TAC eravamo dubbiosi anche noi: per il costo ovviamente, ma anche perché non era chiaro se quell'accertamento diagnostico avrebbe potuto darci indicazioni utili a farla guarire o solo a certificare una malattia incurabile. Intanto le sue condizioni continuavano a peggiorare. Era sempre più difficile tenerla pulita, doveva aver male perché non si faceva toccare, nè tantomeno si riusciva a farle il bagnetto, o almeno da solo non ci riuscivo. Ma continuava a mangiare...
Tenerla così senza tentare nulla non aveva senso, e alla fine decidemmo di portarla da Stefano per un consulto. Secondo lui, dalla lastra non c'era nessun problema alle bolle timpaniche, però con quella sintomatologia c'era una buona probabilità che fosse FIP... e la PCR sul liquor e sull'umor vitreo qualche giorno dopo lo confermava.
La FIP, come spieghiamo più diffusamente sul sito, è una malattia letale e di difficile diagnosi: il riscontro strumentale della positività al coronavirus da solo non significa nulla. Moltissimi gatti sono positivi a questo virus, ma non per questo sono FIP. Quando però alla positività si associa una specifica sintomatologia allora, e solo allora si può parlare di FIP. E Melbourne (così si chiamava prima Stortina) era FIP. Per la FIP, anche nella forma "secca" com'era quella di Melbourne, non c'è nessuna cura risolutiva ma solo delle terapie che possono dare dei miglioramenti temporanei e non certo duraturi. Lei era in condizioni davvero gravi, sopratutto in termini di qualità della vita, però a quel punto tanto valeva provarci, se non altro per fare esperienza. Le sue prospettive erano il Tanax subito o il Tanax dopo pochi giorni o settimane. La terapia avrebbe potuto aiutarla o non servire a nulla: in ogni caso sarebbe stato un dato in più che sarebbe stato utile per altri casi.
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