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Test FIV/FeLV: domande e risposte

Test FIV/FeLV. Su questo argomento c'e' sempre una certa confusione e allora abbiamo deciso di raccogliere alcune delle domande piu' frequenti e le risposte dei nostri veterinari.
Sui cosiddetti "test FIP" rimandiamo a questa pagina.

1) Qual'è l'attendibilità dei test rapidi che vengono effettuati direttamente in ambulatorio?

Questi test hanno una buona attendibilità, ma risultati falsi-positivi e risultati falsi-negativi sono possibili. Per questo motivo, ogni risultato positivo ai test rapidi (i risultati falsi-negativi sono ancora più rari) andrebbe confermato, da un altro tipo di test (vedi punto 2). Se i test di conferma non sono disponibili o sono troppo cari, dovrebbe essere condotto almeno un secondo test ambulatoriale per escludere un risultato falso-positivo. Questo secondo test dovrebbe essere condotto immediatamente perché non ha niente a che fare con i diversi stadi di viremia (cioè con il cosiddetto periodo finestra, vedi punto 3) ma ha solo lo scopo di compensare i difetti dei sistemi di analisi.
Inoltre, vorrei ricordare che i test rapidi non andrebbero eseguiti su sangue intero perché questo aumenta la possibilità di risultati falsi-positivi, ma andrebbe utilizzato siero o plasma. Tutti i risultati dubbi o debolmente positivi ai test rapidi (cioè con parziale cambio di colore) vanno ricontrollati attraverso l’uso di test differenti (vedi punto 2).

2) Ha senso effettuare altri tipi di test, oltre a quelli rapidi, per una maggiore certezza?

Come dicevamo al punto 1, ogni risultato positivo ai test rapidi andrebbe confermato da un altro test che viene definito “gold standard”, cioè da quel test che è ritenuto, in base alle attuali conoscenze scientifiche, il più attendibile per la diagnosi dell’infezione in esame.
Per il FIV il test gold standard è il Western blot (è un esame attraverso cui vengono individuati gli anticorpi contro le singole proteine che costituiscono il virus): in caso di positività al test rapido, si consiglia l’esecuzione di un test Western blot di conferma, soprattutto nei gatti considerati a basso rischio di infezione.
Esiste anche la possibilità di eseguire una PCR (è un esame che permette l’individuazione del materiale genetico appartenente al virus) per FIV, ma la sua esecuzione di routine non è consigliata. Una situazione in cui può risultare utile è se ci si trova davanti ad un gattino, di età inferiore ai 6 mesi, positivo al test anticorpale (test rapido o Western blot). Se non è possibile aspettare il raggiungimento dei 6 mesi di età per eseguire un secondo test anticorpale, allora per sapere se il gattino è infetto o se il test ha rilevato gli anticorpi materni (vedi punto 4) è possibile eseguire una PCR per la ricerca del virus.
Per il FeLV, il test gold standard è la cultura virale che, però, non è eseguibile nei normali laboratori di analisi veterinarie. Per cui in caso di positività ad un test rapido, si consiglia l’esecuzione di un secondo test rapido (meglio se di una casa produttrice diversa dal primo test). E’ anche possibile l’esecuzione di test differenti quali il test IFA (è un test che individua l’antigene del virus all’interno delle cellule) o la PCR. Questi due ultimi test vanno comunque interpretati con attenzione: il test IFA, ad esempio, diventa positivo solo dopo che è stato infettato il midollo osseo cioè non prima di un minimo di 3 settimane dopo il contatto iniziale con il virus e può risultare negativo in gatti con poche piastrine e pochi neutrofili. La PCR è altamente ceppo-specifica, cioè non è in grado di individuare tutti i ceppi virali di FeLV presenti in campo, mentre può individuare residui di materiale genetico del virus ancora presenti in gatti che hanno superato l’infezione e che si stanno negativizzando.
L’indicazione principale per l’esecuzione di una PCR per FeLV rimane il sospetto di un’infezione latente, cioè localizzata a livello di midollo osseo. In questo caso, i gatti non sono viremici per cui non è possibile identificare il virus nel sangue né con i test rapidi né con il test IFA. La PCR, invece, può essere in grado di identificare la presenza del materiale genetico del virus. Ad esempio, in un gatto negativo ai test rapidi con un’anemia non rigenerativa di causa sconosciuta, può essere indicata l’esecuzione di una PCR che, però, andrebbe eseguita su midollo osseo e non su sangue per diminuire il rischio di un risultato falso-negativo.

3) Qual’è il "periodo finestra" per questi due virus, cioè per quanto tempo un gatto che potenzialmente è stato esposto ai virus può risultare negativo ai test rapidi ?

Per quanto riguarda il FIV, la maggior parte dei gatti sviluppa una risposta anticorpale determinabile con i test rapidi entro 8 settimane, cioè 2 mesi dall’infezione.
Per quanto riguarda il FeLV viene raccomandata l’esecuzione di un secondo test almeno 9-12 settimane dopo una potenziale esposizione a FeLV.
Riassumendo, un buon compromesso per essere ragionevolmente sicuri che un gatto risultato negativo ad un primo test rapido FIV/FeLV non fosse in uno stadio precoce delle infezioni non ancora rilevabile da questi test, si consiglia di eseguire un secondo test rapido a distanza di 2-3 mesi dal primo.

4) A che età del gatto questi test hanno una maggiore attendibilità?

Per quanto riguarda il FIV, questi test sono più attendibili dopo i 4-6 mesi di età. Infatti, nei gattini al di sotto dei 6 mesi di età gli anticorpi contro questo virus presenti nel sangue e rilevati dai test rapidi potrebbero essere di origine materna, cioè trasmessi dalla mamma-gatta che era positiva al virus. Quindi, la positività al test anticorpale nei gattini al di sotto dei 6 mesi di età non vuol dire necessariamente che il gattino ha contratto il virus: potrebbe solamente avere gli anticorpi trasmessi dalla madre che, in questo caso, scompariranno dal sangue del gattino tra i 4 ed i 6 mesi di età. Tutti i gatti di età inferiore ai 6 mesi che risultano positivi a FIV vanno testati nuovamente dopo i 6 mesi di età per confermare oppure escludere la presenza del virus.
Questo, però, non vuol dire che i gattini prima dei 4-6 mesi di età non vadano testati: al contrario, poiché un risultato negativo è considerato affidabile, i gattini dovrebbero essere analizzati precocemente. Questa pratica evita che gattini infetti costituiscano una fonte di infezione per altri gatti e i soggetti positivi dovranno poi essere testati nuovamente dopo i 6 mesi di età.
Invece, se un gattino di origini sconosciute risulta negativo al test anticorpale?
Ha buona possibilità di essere negativo, ma dovrebbe comunque essere ritestato dopo 8 - 12 settimane perché potrebbe non avere ancora sviluppato una risposta anticorpale determinabile.
Per quanto riguarda il FeLV, i gattini più giovani sono esposti al rischio maggiore di infezione e possono essere sottoposti a test in qualsiasi momento. Infatti, gli anticorpi materni non interferiscono col test poiché il test rapido per FeLV rileva l'antigene, cioe' parte del virus e non gli anticorpi. Tuttavia va ricordato che è sempre necessario eseguire un secondo test a distanza di tempo perchè:

  • i gattini che si sono infettati per trasmissione materna possono non avere risultati positivi per settimane o mesi: se negativi prima di 12 settimane di età eseguire un secondo test a distanza di 4-6 settimane.
  • i gatti che risultano FeLV-positivi possono eliminare il virus dall’organismo e negativizzarsi (vedi punto 5).

5) Visto che per il felv c'è la possibilità che i gatti risultati positivi ad un primo test si negativizzino, dopo quanto tempo ha senso rifare il test?

La maggior parte dei gatti si negativizza entro 4-6 settimane dall’infezione, al massimo entro le prime 16 settimane dall’infezione. Quindi occorre sempre ritestare il gatto dopo 2-4 mesi da un primo test positivo.

6) Un gatto può risultare positivo al test felv perché è stato vaccinato contro felv?

Normalmente la vaccinazione non interferisce con il risultato di questi test perché il vaccino provoca la formazione di anticorpi mentre i test rapidi per il FeLV ricercano l’antigene, cioè la presenza di una parte del virus nel sangue del gatto. Però se il sangue utilizzato per questi test viene prelevato immediatamente dopo la vaccinazione, è possibile che ci sia un’interferenza tra il vaccino ed il test (in questo caso è possibile avere un risultato falso-positivo).