Farmaci ad uso veterinario: una necessità

20/04/2018; aggiornato il 30 aprile 2021

Le polemiche sul costo dei farmaci ad uso veterinario sono ricorrenti: in effetti, se li compariamo ai corrispondenti per uso umano, hanno un costo notevole e l'obbligo di prescrivere la formulazione veterinaria quando disponibile è la causa di tali polemiche.

La prima cosa importante da comprendere è che la disponibilità sul mercato di farmaci a specifico uso veterinario non è solo un business ma risponde a precise esigenze di carattere medico su più fronti. Vediamone alcuni in estrema sintesi:

Il dosaggio: tenendo presente che un dosaggio corretto è essenziale per l’efficacia della terapia e che un sovradosaggio può avere effetti dannosi o letali prendiamo il caso del meloxicam: un antiinfiammatorio (FANS) che in umana è commercializzato come Mobic® e in veterinaria come Metacam®, Meloxoral®. La letteratura scientifica riporta che, nei gatti, il dosaggio del meloxicam è di 0.05 mg/kg (Saunders Handbook of Veterinary Drugs): le cpr di Mobic sono di 15 mg …quindi 100 volte la dose indicata per un gatto di 3 Kg. Da notare che sovradosaggio di meloxicam (e altri antinfiammatori) può dare pesanti effetti avversi a carico dei reni.
Discorso analogo per l’amoxicillina + acido clavulanico (un comune antibioico) che in umana è venduta in cpr di 1000mg e la dose per un gatto è indicata in 12.5-20 mg/kg: meno di un decimo di compressa per un gatto.

La tossicità: L'acetaminofene, comunissimo antifebbrile (Tachipirina), è gravemente epatotossico per i gatti (1). Personalmente ho avuto notizia di un gatto mortalmente avvelenato, malgrado le cure di emergenza, perché il proprietario ha pensato bene di dargli una "innocua" compressa di tachipirina per un po’ di raffreddore…
Un altro esempio è dato dal diazepam (Valium®) che a volte viene prescritto per facilitare la minzione: vi sono studi che hanno evidenziato la possibile epatotossicità di questo farmaco nel gatto(2)

Gli studi: non tutti i principi attivi usati in umana possono essere usati nei gatti o in altre specie (e viceversa) ed infatti esistono studi specifici che valutano la tollerabilità e l'efficacia di questo o quel composto in una determinata specie e per una specifica patologia (a volte diversa da quella per cui è autorizzato/ritirato in umana). Ad esempio la mirtazapina è un antidepressivo usato in umana nel trattamento della depressione maggiore, che, ad un certo dosaggio, si è rivelato molto utile nella stimolazione dell'appetito nel gatto: è solo un esempio di un farmaco che in umana ha una indicazione e nel gatto un'altra.

Esisterebbero poi altre considerazioni più di dettaglio circa gli eccipienti e la forma farmaceutica (compresse appetibili, sciroppi, ecc.) che possono apparire secondarie ma non lo sono: un farmaco in compresse appetibili è molto più facile da somministrare, un farmaco in forma di sciroppo è meglio che non abbia gusto di fragola, ecc.

È evidente che devono esserci dei farmaci specificatamente sviluppati ad uso veterinario e che non si può pensare di utilizzare un farmaco "che va bene" nell’uomo senza un supporto di studi e senza formulazioni farmaceutiche specifiche.

Il costo: sì, è spesso sproporzionato rispetto al corrispondente umano ma, senza voler fare l'avvocato (non richiesto) delle case farmaceutiche, va ricordato che il costo di un farmaco incorpora molti fattori di costo diversi e il costo del principio attivo è raramente quello più importante. Ci sono i costi di sviluppo di una formulazione specifica, le pratiche di richiesta di AIC (Autorizzazione Immissione in Commercio) presso le Agenzie del Farmaco nazionali, una linea di produzione apposita, la pubblicità/informazione scientifica rivolta ai veterinari, la commercializzazione.
Anche sull'informazione ai medici o ai veterinari ci sono spesso polemiche per via di pratiche che in qualche caso sono risultate oggettivamente poco corrette, ma anche qui bisogna ricordare che l'informazione scientifica capillare è fondamentale per la diffusione, e il beneficio che può dare, un farmaco innovativo (quando lo è). La maggior parte dei veterinari non sono dei ricercatori ma semplici professionisti che sono magari troppo presi dal quotidiano per poter dedicare del tempo a consultare gli ultimi studi: l'informazione scientifica diretta, al netto delle esigenze pubblicitarie, è tutt'altro che inutile.

Il problema vero è che si sono troppo pochi farmaci da uso veterinario, non che ci sono farmaci ad uso veterinario, anche se lo ricordiamo, i veterinari hanno la possibilità di prescrivere farmaci ad uso umano (con una serie di limitazioni) qualora non sia disponibile il corrispondente ad uso veterinario.
Ci sono moltissimi principi attivi, di cui esistono studi, che sono riportati nei prontuari veterinari e che non sono disponibili in una formulazione veterinaria, che magari sono registrati e non commercializzati nel nostro paese, o proprio non sono disponibili in Italia. È un problema di mercato e di regolamentazione ma sarebbe fortemente auspicabile che i principi attivi utili, efficaci e sicuri nell'uso su cani e gatti fossero disponibili in formulazione veterinaria e fossero conosciuti e prescritti all'occorrenza dalla vasta platea dei medici veterinari.

Aggiornamento: il 14 aprile 2021 il Ministro della Salute, Roberto Speranza ha firmato un decreto (3) per cui diventa (nuovamente) possibile prescrivere farmaci ad uso umano anche qualora sia disponibile il corrispondente farmaco uso veterinario con lo stesso principio attivo. Si tratta di una norma che punta a ridimensionare i costi per la cura degli animali e questo è sicuramente positivo.

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