Parassiti nel gatto

rivisto 17/05/2019

Le malattie indotte direttamente o indirettamente da parassiti sono numerose, spesso gravi e alcune trasmissibili anche agli umani: sono tutt'altro che un problema minore come spesso si tende a pensare specie in rifugi o per gatti che vivono liberi.

Per parassiti si intendono tutti quegli organismi che vivono "a spese" di un altro organismo, che cioè traggono gli elementi nutritivi a loro necessari dall'ospite causando a questo un danno biologico. L'ospite può essere permanente o temporaneo (passa da una specie o da un soggetto all'altro nel corso del proprio ciclo vitale) come obbligato o facoltativo (non può oppure può vivere senza l'ospite). In questa definizione di norma non rientrano batteri, funghi o virus anche se per alcuni aspetti sono assimilabili ai parassiti.

Quando si parla di parassiti/malattie di origine parassitaria ci si riferisce sostanzialmente agli endoparassiti e agli ectoparassiti. Gli endoparassiti sono organismi multicellulari (elminti cioè vermi) o unicellulari (protozoi, unicellulari eucarioti) che vivono all'interno dell'ospite; gli ectoparassiti sono insetti (fondamentalmente artropodi) che vivono sulla cute/pelo dell'ospite (pulci, acari, ecc.). Viene poi considerata una terza categoria (Vector Borne diseases) in cui rientrano protozoi, virus e batteri veicolati da ectoparassiti e altri insetti.

Le parassitosi, sono malattie trasmissibili i cui agenti eziologici sono gli endo/ectoparassiti o altri agenti patogeni trasmessi da questi; possono causare sintomatologie lievi, importanti o anche essere causa di morte per l'ospite. Molti agenti eziologi delle parassitosi sono ubiquitari mentre altri sono circoscritti a specifiche aree geografiche. Alcune di queste patologie interessano solo o primariamente determinate specie animali mentre altre possono avere un risvolto zoonosico che può essere più o meno rilevante a seconda dello stato dell'individuo (età, stato immunitario, condizioni igieniche, ecc.).
Un documento relativo alle zoonosi riscontrate in Italia è disponibile sul sito dell'Istituto Superiore di Sanità: Zoonosi in Italia nel periodo 2009-2013; Graziani et al.; ISS.

La cura delle parassitosi e le misure preventive tese a limitarne la diffusione sono quindi estremamente importanti sia per salvaguardare la salute degli animali (in primis dei cuccioli), sia per contrastare le possibili zoonosi. È sempre bene ricordare che le malattie di origine parassitaria sono tra le principali cause di morte nell'uomo in molte aree del mondo.
Le misure da mettere sempre in atto sono:

Come accennato molte forme di parassitosi sono ubiquitarie ed interessano la quasi totalità della popolazione mentre altre sono molto rare o presenti solo in determinate aree geografiche: è quindi fondamentale una valutazione del rischio ed in particolare:

Sulla base di queste valutazioni si deve implementare un programma di controllo delle infestazioni parassitarie tramite prevenzione e trattamento calibrato sulle condizioni di rischio.

Rifugi

Nei rifugi o comunque in ambienti che vedono la convivenza di molti animali l'approccio e il controllo delle parassitosi è particolarmente problematico. Queste sono alcune indicazioni essenziali.

Distretti/organi colpiti dai parassiti

In questo prospetto si presentano schematicamente i distretti/organi che vengono primariamente interessati dai diversi tipi di parassiti.
A grandi linee le infezioni da endoparassiti (elminti e protozoi) colpiscono principalmente il sistema gastroenterico (intestino, stomaco e più raramente fegato) ma anche polmoni e cuore. Gli ectoparassiti provocano danni a cute e orecchie, le malattie portate da vettori (vector-borne) attaccano le cellule del sangue o provocano sintomatologie sistemiche.
La schematizzazione proposta ha un valore puramente orientativo e di massima: un patogeno attacca di preferenza un organo ma non è detto che i sintomi siano sempre direttamente riferibili a quell'organo o a quel distretto: quella proposta è una schematizzazione e come tale va intesa.
Bisogna poi tenere presente alcune cose: i sintomi variano di molto in relazione all'età, allo stato immunitario dell'animale, alle condizioni generali e ambientali, alla presenza di più infezioni concomitanti. Inoltre non c'è sempre un rapporto uno a uno tra infezione e malattia, anche quando l'infezione è diagnosticata con certezza. Ad esempio una coccidiosi può essere causa di diarrea ma non è detto che - in quello specifico caso - i coccidi ne siano la causa: possono esserci infezioni batteriche, virali o altre patologie concomitanti che concorrono o determinano la sintomatologia sul caso specifico.

Sistema gastroenterico

I sintomi a carico del sistema gastroenterico (diarrea in primis) sono causate primariamente da elminti (in particolare nematodi) e da alcune specie di protozoi (coccidi, giardia, ecc). Si tratta di infestazioni molto comuni e diffuse sopratutto nei cuccioli dove possono essere causa di morte se non trattate tempestivamente. Le infezioni da questi organismi comportano un danneggiamento dell'epitelio intestinale che causa diarrea (con conseguente disidratazione e ipoalbuminemia) ma anche vomito, dolori addominali, lieve anemia (dovuta al consumo di sangue da parte di alcune specie di elminti e/o perdita di sangue nelle feci) e, in alcuni casi gravi, a sintomi di carattere neurologico quali tremori, convulsioni, iperestesie (ipersensibilità cutanea) e nistagmo (movimento involontario degli occhi).
Alcuni parassiti si insediano specificatamente nello stomaco e ci sono rari casi di parassiti che interessano il fegato e che vengono inclusi in questa schematizzazione.

Sangue

I parassiti del sangue sono protozoi intracellulari o batteri che infettano principalmente i globuli rossi causando emolisi (distruzione degli eritrocitici) in modo diretto e/o indiretto (per via della reazione immunitaria). Da qui l'anemia, l'ittero (la sclera dell'occhio e l'interno delle orecchie assumono un colore giallastro), la presenza di bilirubina nelle urine (bilirubinuria, urine di colore giallo intenso). Il gatto presenta depressione, letargia, anoressia e/o ipertermia. L'anemia si evidenzia dal pallore delle mucose.
I parassiti che provocano questi sintomi sono in genere trasmessi da zecche o altri artropodi. Tra questi vanno ricordati: mycoplasma, babesia, cytauxon (raro).
Le infestazioni da endo ed ectoparassiti possono anche essere causa di eosinofilia (aumento, anche imponente degli eosinofili); altri parassiti infettano i leucociti.
Da non dimenticare che le miasi e le infestazioni da pulci, specie massive e/o su cuccioli, possono anche essere causa di anemie.

Cuore e grandi vari polmonari

Si tratta di larve (microfilarie) che, veicolate da alcune specie di zanzare, penetrano attraverso la cute e si localizzano all'interno del cuore e dei grossi vasi polmonari sviluppandosi fino a raggiungere una lunghezza di decine di centimetri. la presenza di questi vermi (Dirofilaria immitis) è causa innanzitutto di un danno meccanico da ostruzione, di una reazione infiammatoria a carico delle pareti interne delle arterie (endoarterite) e lesioni infiltrative da eosinofili.
La filariosi colpisce prevalentemenete i cani ma che può interessare anche i gatti sebbene difficilmente le microfilarie raggiungono la fase di sviluppo completo e quindi provochino danni importanti. I sintomi sono subdoli e aspecifici: tosse, attacchi di simil-asma, anoressia, vomito intermittente, perdita di peso; raramente anche difficoltà di movimento, convulsioni, versamento. Possono esserci crisi respiratorie acute con esito fatale.
La pericolosità di questi parassiti sta nel fatto che non c'è un trattamento contro le filarie adulte, quindi, nelle zone endemiche l'unico forma di protezione efficace è la profilassi.

Polmoni

Alcuni nematodi (strongili in primis ma recentemente sono state individuate altre specie) possono causare di pericolose infestazioni polmonari che se non trattate possono essere letali. Le larve entrano nell'ospite tramite l'ingestione di lumache, lucertole, roditori (ma probabilmente ci sono altre vie di trasmissione) e dallo stomaco raggiungono la cavità toracica dove si insediano nei dotti alveolari. Deperimento, tosse, dispnea, sibili polmonari sono i sintomi non sempre evidenti di questa parassitosi. L'immagine radiografica evidenzia noduli e opacità multifocali aspecifici. La presenza di questi parassiti può essere diagnosticata attraverso un esame feci con tecnica di Baermann (da effettuare sempre su più campioni e comunque possono esserci non rari falsi negativi).

Sistema nervoso/cervello

Molte forme di parassitosi in stadio avanzato e/o sui cuccioli possono essere causa di sintomatologie neurologiche secondarie a stati settici. L'infezione da Toxoplasma gondii, sebbene normalmente sia asintomatica, ha la caratteristica di poter presentare sintomi a carico del SNC quali tremiti, convulsioni, atassia oltre a enterite, linfoadenopatia meseraica, polmonite.
Alcune specie di zecche, per via delle neurotossine che introducono nell'ospite possono provocare paralisi progressive e coma.
Alcune specie di larve di mosca possono provocare encefalite.

Pelo, cute, derma

Tra le patologie dermatologiche di origine parassitaria vanno ricordate le diverse forme di rogna (rogna sarcoptica e demodettica) entrambe sostenute da acari; perdita di pelo e prurito causate da pulci e pidocchi; le miasi dove le larve di mosca possono penetrare nello strato sottocutaneo, le lesioni da cuterebra. Le pulci possono essere causa di importanti dermatiti di natura allergica (DAP) che causano forte prurito e conseguente autotraumatismo con lesioni diffuse specialmente sull'area dorsale e sul collo.

Orecchio

Gli acari (oltre a batteri, funghi, ecc) sono spesso causa di otiti esterne e otiti medie/interne: i patogeni sono causa di una eccessiva produzione di cerume da parte delle ghiandole situate nel canale auricolare e la conseguente formazione di tessuto fibrotico. Questo causa prurito, dolore ed arrossamento che, cronicizzandosi, spesso evolve in otite media e interna con rottura del timpano e interessamento della bolla timpanica. Si tratta di patologie importanti che non causano solo dolore, scuotimenti del capo, grattamento ossessivo dei padiglioni auricolari, ma anche difficoltà di coordinamento motorio, testa ruotata, sindrome di Horner caratterizzata da anisocoria (pupille di diametro diverso), enoftalmo (spostamento del globo oculare verso l'interno), protrusione della terza palpebra. Per queste forme di otite, che possono essere mono o bilaterali, spesso il trattamento farmacologico non è sufficiente ed è necessario l'intervento chirugico.

Occhio

Un particolare tipo di nematode, Thelazia spp, si può insediare nel sacco congiuntivale e causare congiuntiviti, aumento della lacrimazione, cheratite e ulcerazioni. Il trattamento di prima scelta consiste nell'asportazione fisica di questi vermi.

Parassiti (classificazione)

I parassiti vengono primariamente classificati in due categorie: gli endoparassiti che comprendono tutti quegli organismi che vivono all'interno e "a spese" dell'ospite e gli ectoparassiti che comprendono tutti quelli che vivono, sempre, in parte od occasionalmente sul corpo dell'ospite.
Nella categoria degli endoparassiti troviamo le varie specie di elminti (vermi) e i protozoi, mentre gli ectoparassiti sono essenzialmente artropodi: pulci, acari, zecce, ecc. Si riporta poi un'ulteriore categoria, quella che in inglese viene definita come "Vector-borne diseases" che comprende batteri e protozoi che sono veicolati da zecche e altri insetti (es. zanzare).
Da notare che esistono anche altri organismi (alcune specie di batteri, funghi, protozoi) che vivono in mutualismo con animali o vegetali e si distinguono in saprofiti (che si nutrono di materia organica in decomposizione/non utile all'ospite quali ad esempio i licheni o i batteri che concorrono alla flora intestinale) e simbionti, organismi che vivono in simbiosi obbligata o meno tra loro. La caratteristica fondamentale è che il rapporto mutualistico o simbiotico tra questi organismi è di reciproco vantaggio/non danno mentre i parassiti provocano sempre un danno biologico all'ospite.
I parassiti hanno un ciclo di vita molto complesso e in molti casi cambiano ospite in relazione ad una particolare fase della loro esistenza quindi si parla di ospite intermedio e ospite finale. In questa breve trattazione, per semplicità, non si affrontano questi aspetti.

Ectoparassiti

Gli artropodi costituiscono un grande insieme organismi animali dotati di arti snodabili su un corpo variamente segmentato sostenuto da un esoscheletro; dispongono di una cefalizzazione diversamente sviluppata con elementi neurali e recettori sensoriali. Sono artropodi i crostacei (granchi, aragoste, gamberetti, ecc), gli aracnidi (ragni, scorpioni, zecche, acari) e gli insetti (mosche, moscerini, zanzare, pulci, pidocchi, ecc.): si parla di oltre un milione di specie di insetti tra cui oltre 50.000 di aracnidi.
Gli artropodi sono sessuati e utilizzano diverse tecniche di accoppiamento. Dalle uova si sviluppa l'organismo adulto seguendo due percorsi distinti. Un primo meccanismo è quello della metamorfosi completa, che attraverso il passaggio in larva e pupa porta ad un organismo completamente diverso (è il caso di mosche e pulci); il secondo è quello della metamorfosi incompleta, dove l'organismo raggiunge la sua forma adulta attraverso un passaggio in larva e ninfa mantenendo e sviluppando caratteristiche morfologiche simili (è il caso delle zecche).
Molte specie di artropodi sono ematofaghe (si nutrono di sangue) mentre altre sono istofaghe (si nutrono di tessuto). I possibili modi di trasmissione sono i seguenti:

Con ectoparassiti o parassiti esterni si intendono quindi diverse specie di artropodi che tassonomicamente appartengono alla sottoclasse degli acari (zecche e acari) e a quella dei insetti (pulci, pidocchi, zanzare, mosche e flebotomi).
I disordini causati da questi parassiti sono essenzialmente riconducibili a lesioni cutanee, all'induzione di risposte immunopatologiche ed essere vettori di altri agenti patogeni. Le lesioni cutanee possono indurre sovrainfezioni batteriche o fungine secondarie; le risposte immunitarie indotte, conseguenti all'inoculazione di saliva da parte delle pulci possono condurre a reazioni allergiche importanti; le infestazioni massive possono essere gravissime nei cuccioli; può esserci anemia causata da artropodi ematofagi ed infine i patogeni trasmessi (vector-borne diseases) possono causare danni più seri dell'infestazione in se stessa.
Da non sottovalutare il potenziale zoonotico di alcuni di questi parassiti.

Pulci

Ctenocephalides felis, male (with acknowledgements to Steve J. Upton, Kansas State University)

Esistono più di 2200 specie di pulci(1) ma solo alcune, ed in particolare la specie Ctenocephalides felis è infestante per i gatti. Le pulci non causano solo prurito e fastidio: sono causa di serie forme allergiche, sono vettori di diversi patogeni (es. Bartonella) e ospite intermedio per diverse specie di nematodi (filaridi e cestodi). Specie nei cuccioli, le infestazioni da pulci possono causare anemia.
Le pulci provocano non solo prurito (e conseguenti lesioni da grattamento e leccamento) ma anche irritazione e sono responsabili della DAP, Dermatite Allergica da Pulci (o FAD in inglese). Questa patologia, che è provocata da una reazione indotta a componenti della saliva che le pulci iniettano con i loro morsi per nutrirsi, si manifesta in modo più o meno importante a seconda della sensibilità dell'animale e alla presenza concomitante di altre patologie dermatologiche. Negli animali non allergici si hanno semplicemente grattamenti conseguenti al fastidio provocato dai morsi. Negli animali allergici si formano papule che diventano crostose (dermatite miliare), rush eczematoso presenti sopratutto sul collo, sulla schiena e sul muso. Grattamenti e leccamenti ossessivi causano ulteriori danni e favoriscono l'instaurarsi di infezioni batteriche secondarie. Gli animali con DAP importanti possono presentare anche una marcata eosinofilia.
Le pulci sono ematofagi e una femmina adulta può consumare fino a 13.6 µL di sangue al giorno: ciò significa che un centinaio di pulci comportano consumo giornaliero di sangue pari a quello necessario per un emocromo. È evidente che, specie in un cucciolo, una infestazione massiva possa causare anemia.
Le infestazioni da pulci sono controllabili con regolare profilassi. I trattamenti disponibili sono topici od orali e alcune formulazioni commerciali sono efficaci anche verso altri parassiti. È importante anche la dinfestazione degli ambienti, con particolare attenzione a tappeti e moquette dove possono annidarsi le uova. Inoltre il trattamento deve essere regolare sia per coprire l'intero ciclo di questi parassiti (le uova deposte nell'ambiente possono reinfestare l'animale) sia per prevenire reinfezioni causate dalla presenza di altri animali o altre cause: ciò vale anche per animali in appartamento.

Pidocchi

Felicola subrostratus (with acknowledgements to Steve J. Upton, Kansas State University)

I pidocchi sono degli ectoparassiti obbligati e vengono suddivisi in due categorie: masticatori (ordine Mallophaga) e succhiatori (ordine Anoplura) ma vi è solo una sola specie che può infestare il gatto: Felicula subrostratus appartenente al sottordine dei masticatori. I pidocchi del gatto sono specie-specifici (quindi non possono essere trasmessi all'uomo e/o ai cani), le infestazioni massive riguardano solitamente animali debilitati, cuccioli o anziani. Questi parassiti compiono l'intero ciclo vitale sulla cute e tra i peli dell'ospite; si trasmettono per contatto o attraverso il contatto con indumenti, coperte, spazzole contaminate. Nell'ambiente non sopravvivono a lungo (solo alcuni giorni).
La pediculosi (infestazione da pidocchi) provoca prurito anche intenso con le conseguenze connesse all'autotraumatismo indotto, qualche volta alopecia. Occasionalmente, e in presenza di infestazioni massive può anche causare anemia. In medicina umana i pidocchi vengono considerati vettori per importanti malattie (ad es. il tifo) ma non ci sono altrettanti riscontri relativamente alle specie di interesse per gli animali domestici.
I prodotti a base di piretrine e piretroidi NON vanno assolutamente usati sui gatti perché fortemente tossici. Sono altrettanto validi trattamenti a base di fipronil, imidacloprid e selamectin.

Zecche

Dermacentor variabilis (with acknowledgements to Steve J. Upton, Kansas State University)

Le zecche sono degli ectoparassiti ematofagi obbligati molto diffusi tra i vertebrati. Le zecche sono classificate come una sottofamiglia degli aracnidi e sono seconde solo alle zanzare come vettori di una grande varietà di organismi infettivi per l'uomo e gli animali (vector borne diseases).
Le zecche si differenziano in due classi: Ixodae o "zecche dure" e Argasidae o "zecche molli" che si distinguono sul piano morfologico, comportamentale e del ciclo di vita; tra le circa 850 specie di zecche descritte solo quattro interessano il gatto, di cui tre appartengono al gruppo delle Ixodae (Amblyomma, Dermacentor e Ixodes) e solo la specie Otobius a quello della Argasidae.
Le zecche provocano prurito e irritazione nel sito di attacco e possono causare anemia per via del sangue che succhiano. Possono dare luogo ad ipersensibilità allergica come a shock tossici gravi. Alcuni tipi di zecche, presenti sopratutto in Australia e Nord America (Ixodes holocyclus, Dermacetor spp.) possono indurre una paralisi progressiva per via dell'inoculazione di neurotossine. Nell'arco di alcuni giorni si evidenzia debolezza degli arti a partire dai posteriori, incoordinazione e tetraplegia. La paralisi è progressiva(2) e si può arrivare al coma e alla morte. Ad esclusione delle terapie di supporto non ci sono trattamenti / antidoti specifici.

La pericolosità delle zecche non è solo riconducibile al danno diretto che provocano ma per via dei patogeni di cui sono vettori. Normalmente solo certe specie possono portare certi patogeni anche se recentemente si è vista una certa variabilità nella capacitaà di una specie di essere portatrice di diversi patogeni; in generale tutte le specie di Ixodae andrebbero considerate potenziali vettori. Alcuni patogeni come Ehrlichia spp e Rickettsia spp sono trasmessi entro le 3, 6 ore da quando la zecca si attacca all'ospite, in altri casi (Borelia burgdorferi) devono trascorrere uno, due giorni prima che l'ospite si infetti.
Tra le malattie veicolate dalle zecche si ricordano: ehrlichiosi, rickettiosi, cytauxoonosi, tularemia, hepatozoonosi, anaplasmosi, borreliosi (nell'uomo nota come malattia di Lyme), babebiosi. Queste malattie vengono trattate nella sezione "vector-borne diseases".

Le zecche vanno rimosse immediatamente senza aspettare che si distacchino da sole. Si deve afferrare la zecca con un paio di pinzette il più vicino possibile alla pelle e cercare di staccarla esercitando una pressione costante. Evitare, per quanto possibile che l'apparato buccale resti attaccato alla cute: nel caso non sia possibile rimuoverlo meglio lasciarlo stare. Non usare alcool, oli o altre sostanze. Evitare di schiacciare la zecca con le dita in quanto ciò può favorire la trasmissione dei patogeni attraverso abrasioni della cute. Dopo aver rimosso la zecca disinfettare le dita e la zona della pelle del gatto con alcool o disinfettanti a base di iodio.
Sopratutto prevenire con la profilassi opportuna.

Acari

Otodectes cynotis (with acknowledgements to Steve J. Upton, Kansas State University)

Con poche eccezioni gli acari del cane e del gatto sono specie-specifici (cioè non si trasmettono tra specie diverse). Gli acari sono responsabili di diverse patologie cutanee (rogna, scabbia, ecc) e di importanti affezioni alle orecchie e, nei cani, al naso (Pneumonyssoides caninum).

Alcune specie di acari sono responsabili di diversi tipi di rogna: la rogna sarcoptica (scabbia) e la demodicosi (rogna demodettica o rogna rossa); sono entrambe rare nel gatto ma molto contagiose per gli umani. Nel gatto si ha più comunemente la rogna notoedrica (scabbia felina) e la rogna otodettica che è causa di otiti.
La rogna sarcoptica è sostenuta dalla specie Sarcoptes scabiei mentre la rogna demodettica è attribuibile alle specie Demodex cati o Demodex spp. Entrambe queste forme sono rare nel gatto. Le lesioni (eritema, desquamazione, alopecia, piodermite, iperemia, ecc) possono essere localizzate (muso, orecchie, gomiti come siti privilegiati) o estese a tutto il corpo. Le forme localizzate hanno in genere una risoluzione spontanea mentre quelle generalizzate devono essere trattate in modo topico e/o con farmaci sistemici.
La rogna notoedrica è causata dalla specie Notoedres cati, colpisce gatti e gattini ed è fortemente contagiosa. Causa prurito severo, provoca croste e alopecia principalmente su testa, orecchie e collo che possono diventare generalizzate. Queste forme possono essere trattate con selamectin e/o trattamenti topici.
La rogna otodetrica (otocariosi) è dovuta alla specie Otodectes cynotis ed è causa di otiti esterne che possono degenerare in otiti medie/interne severe con perforazione del timpano. I sintomi sono scuotimento del capo, testa ruotata, grattamento ossessivo delle orecchie, presenza di materiale ceruminoso nel canale esterno. la pulizia con agenti cerumolitici e trattamento con selamectin è efficace;in presenza di sospette perforazione del timpano verificare che le soluzioni usate non siano ototossiche. La risoluzione di otiti medie gravi è spesso chirurgica.

La cheyletiellosi è una ulteriore patologia dermatologica sostenuta da acari della specie Cheyletiella blakei. che può provocare croste dorsali o una generalizzata dermatite miliare (piccole crosticine diffuse e/o perdita di pelo); possono esserci portatori asintomatici. È infettiva per l'uomo e può essere trattata con selamectin(3).

La trombiculosi è sostenuta da acari delle specie Neotrombicula autumnalis. Questa infestazione è conseguenza dalla presenza di larve riconoscibili come piccoli puntini di colore arancio-rosso presenti sopratutto su testa, orecchie, zampe, ventre che danno un forte/intenso prurito e possono provocare reazione da ipersensibilità. In rari casi questo parassita può provocare congiuntiviti(4). Ne conseguono lesioni quali eritema, papule, escoriazioni, perdita di pelo e croste. Il controllo di questi parassiti è difficile per le continnue reinfestazioni; è efficace un trattamento topico ripetuto ogni 3-5 giorni con spray a base di fipronil.

Larve di mosca (miasi)

Larve di mosca in una ferita (immagine tratta da youtube: Maggots in cat wound)

Le larve di mosca (Larval dipterans) possono svilupparsi nel tessuto sottocutaneo dei gatti formando colonie infestanti di vermi (miasi). Esistono due tipi di miasi: facoltative ed obbligate in relazione alla possibilità di sopravvivenza del parassita dall'ospite.
Nelle miasi facoltative le mosche adulte sono attratte da ferite aperte, lesioni cutanee, aree perianali sporche: condizioni comuni in animali feriti e/o debilitati che non provvedono alla pulizia personale. Qui le mosche depositano le uova che nell'arco di 24 ore si sviluppano in larve che si nutrono di cellule vive o necrotiche; penetrano nella cute formando lesioni anche di parecchi centimetri di lunghezza e attraggono altre mosche provocando un'infestazione secondaria. Se non trattato tempestivamente l'animale può morire di shock settico, intossicazione o infezione. Nei casi più gravi si possono contare centinaia di vermi.
In questi casi il trattamento consiste nel rasare la zona infestata, asportare fisicamente il maggior numero di larve possibile sia dalla cute che dal sottocute (in sedazione) e la somministrazione di ivermectina e/o trattamenti topici con selamectin o imidacloprid-moxidectin oltre a praticare le necessarie terapie di supporto.
Un'alternativa al trattamento con ivermectina, commercializzata solo per grandi animali, è l'uso del nitenpyram(5); l'uso sui gatti è indicato nel Plumb's Veterinary Drug Handbook.
Miasi importanti possono causare anemia e/o segni neurologici; una miasi se non trattata può essere letale.

Cuterebra (larva)

Cutenebra

Si tratta di una infezione parassitaria obbligata sostenuta da un particolare tipo di mosca, la Cuterebra spp. Tramite il grooming (o più raramente da ferite aperte) gli animali ingeriscono le uova che migrano poi nel sottocute dove si sviluppano nell'arco di un mese, per poi cadere al suolo e svilupparsi in pupa (un'ulteriore fase del loro sviluppo). Le fistole causate da queste larve possono raggiungere il diametro di 1 cm. È utile coprire il poro di respirazione con vasellina prima di tentarne la rimozione meccanica evitando rotture della larva che può scatenare reazioni anafilattiche e/o infezioni secondarie. La fistola deve essere pulita con soluzione salina e guarisce, lentamente, per granulazione. Si somministra ivermectina, antistaminici e cortisonici.
In alcuni casi la cutenebra può migrare nel cervello e causare sintomi neurologici (convulsioni, movimento circolare, alterazioni del comportamento, cecità) noti come encelopatia ischemica felina: non risultano report di rimozione chirurgica delle larve in questi casi e gli unici trattamenti riportati sono quelli di supporto e sintomatici (es anticonvulsivanti) e ivermectina associata con antibiotici e cortisonici(6).

Endoparassiti

Con questo termine si intendono tutti quei parassiti che vivono all'interno dell'ospite e cioè elminti (vermi) e protozoi. Le infestazioni da elminti sono provocate da vermi intestinali (ascaridi/roundworms/vermi tondi, anchilostomi/hookworms, tenie/tapeworms/vermi piatti) e vermi non intestinali (heartworms/vermi cardiaci, lungworms/vermi polmonari, vermi sottocutanei e oculari).
I protozoi sono organismi unicellulari eucarioti eterotrofi (per nutrirsi utilizzano materiale organico dell'ospite) che possono essere extracellulari o intracellulari. Sono protozoi la Giardia, il Tritrichomonas, i coccidi (tra cui Toxoplasma) e gli emoparassiti.

Elminti

Gli elminti (comunemente conosciuti come "vermi") sono degli organismi invertebrati multicellulari eucarioti; molte specie vivono in ambienti terrestri o acquatici e molte altre sono parassiti che virtualmente infestano tutte le specie vertebrate. A differenza di batteri, protozoi, funghi, ecc, gli elminti non si riproducono nell'ospite: mutano e crescono all'interno di esso ed espellono uova/larve per infettare altri animali. Il danno causato dagli elminti è generalmente legato al loro numero ed ai distretti in cui sono localizzati; hanno uno sviluppo lento per cui è lento anche l'insorgere della patologia che può assumere carattere di cronicità. In diversi casi provocano un'infezione subclinica o asintomatica mentre altre volte risulta essere molto grave. I danni sono generalmente conseguenti ad ostruzione (es heartworms), infiammazione, edema, anemia da consumo, occupazione di spazio e conseguente malfunzionamento degli organi.
Il ciclo di vita degli elminti si distingue in tre fasi: uova, larve nei diversi stati L1, L2, ecc. ed adulti che infestano l'ospite definitivo, mentre negli stadi larvali possono vivere nell'ambiente oppure parassitare invertebrati od ospiti intermedi. La trasmissione avviene nei modi seguenti:

Gli elminti infestano principalmente il sistema gastroenterico (intestino, stomaco e fegato), i polmoni, più raramente (nei gatti) il cuore; in alcuni casi provocano anemie e possono infestare anche l'occhio. In rarissimi casi, a seguito di migrazioni possono interessare il CNS (midollo e cervello). Tra questi: ascaridi, filaridi, metastrongili(7).

Gli elminti di interesse nel gatto appartengono alla classe dei nematodi e dei cestodi (i trematodi non rivestono particolare interesse clinico o sono molto rari). I nematodi si distinguono a loro volta in ascaridi (o roundworms/vermi tondi) e ancilostomi (hookworms) che interessano il sistema gastroenterico; ci sono poi i vermi cardiaci e polmonari (heartworms e lungworms), la telazia che colpisce l'occhio. Tra i cestodi, che interessano sempre il sistema gastroenterico, la tenia e l'echinocco.

Classificazione elminti e distretti interessati

Tutti questi parassiti (ad eccezione delle dirofilarie) vengono trasmesse attraverso uova, oocisti o larve che si trovano nelle feci o nel corpo delle prede (anche insetti) per cui la prima forma di prevenzione è una pulizia accurata e frequente delle lettiere; l'utilizzo di cibi industriali o comunque cotti e la disponibilità di acqua pulita sono altrettanti fattori preventivi.
Non ci sono dati consolidati relativi alla eventuale resistenza ai farmaci normalmente usati per il trattamento degli elminti (antielmintici) tuttavia è bene, specie nei gattili, quando i trattamenti sono frequenti e sempre con lo stesso tipo di farmaco, effettuare dei controlli tali da verificare l'efficacia del trattamento attraverso il conteggio delle uova presenti nei campioni di feci.
Le tecnica diagnostica generalmente valida per la rilevazione degli elminti è l'esame coprologico per flottazione o centrifugazione; va però ricordato che in alcuni casi il tradizionale esame delle feci non è significativo (vermi residenti nello stomaco), in altri è necessario applicare, sempre sulle feci, la tecnica di Baermann (strongili) o ancora è necessario un esame del sangue (filariosi). In ogni caso un singolo esame delle feci negativo può non essere di per sé indicativo (possibilità di falsi negativi): è buona norma utilizzare sempre più campioni.
In caso si sospetti la presenza di elminti l'animale può essere trattato comunque, senza effettuare esami, in quanto i trattamenti sono sicuri e ben tollerati.

Nematodi, ascaridi (roundworms)

Toxocara cati (tratto da biolib.cz)

Questi vermi, in particolare Toxocara cati e Toxocaris leonina che infestano comunemente i cuccioli sono molto pericolosi quando non letali. I cuccioli di cane possono acquisire questi parassiti (T. canis) direttamente in utero o con l'allattamento quindi risultano già infetti prima che sia possibile un esame delle feci. Nei gattini l'infezione prenatale non si verifica ma il trattamento può comunque iniziare dalla terza settimana, ripetuto ogni 15 gg fino ai 2 mesi e mezzo per poi continuare a cadenza mensile fino ai 6 mesi. Anche le madri vanno trattate.
Nei cuccioli questi parassiti non provocano solo diarrea (spesso con muco) e quindi disidratazione e rallentamento dell'accrescimento, ma anche vomito e polmoniti eosinofiliche associate a tosse. La trasmissione avviene per ingestione di uova larvate presenti in ambienti contaminati o per predazione di altri animali infetti. Le larve di Toxocara spp migrano velocemente attraverso il fegato e i polmoni per poi ritornare nel piccolo intestino dove si sviluppano in vermi adulti: sopratutto nei cuccioli possono causare patologie polmonari(8).
Nei gatti adulti le infestazioni da Toxocara spp raramente provocano una sintomatologia importante, per cui possono essere evidenziati solo da un esame delle feci: in ogni caso è consigliabile una profilassi a cadenza almeno trimestrale (meglio mensile) per contenere il rischio di contaminazione ambientale anche perché questi parassiti possono passare all'uomo (toxocariasi).

Nematodi, ancilostomi (hookworms)

Ancylostoma tubaeforme, apparato buccale (tratto da vetmed.tennessee.edu)

Gli ancilostomi sono piccoli nematodi della specie Ancylostoma tubaeforme, A. braziliense e Uncinaria stenocephala caratterizzati da un grande apparato buccale posizionato ad angolo rispetto al corpo (da cui il nome: "vermi uncinati"). Questi parassiti, che risiedono nel piccolo intestino, depositano le uova che vengono rilasciate nell'ambiente e l'infezione avviene per ingestione delle larve L3, attraverso la predazione o attraverso la penetrazione delle larve attraverso la cute (causando eritemi e prurito specie specialmente nello spazio tra le dita delle zampe). Migrano poi nei polmoni, nei bronchi e nella trachea dove, tramite la tosse vengono poi inghiottite e raggiungono l'intestino dove si sviluppano e producono le uova.
Tutti gli ancilostomi hanno la caratteristica di essere avidi succhiatori di sangue causando anemia, lesioni alla mucosa intestinale e conseguentemente anoressia, deperimento, feci scure (melena). Possono causare anche enteriti emorragiche. Nei cuccioli un'infestazione massiva da A. tubaeforme può essere fatale.
Normalmente, ma non sempre, si sviluppa immunità a seguito dell'infezione. Nei casi gravi, specialmente nei cuccioli, si rendono necessarie cure di supporto: fluidoterapia, supplementazione di ferro, dieta iperproteica, possibile trasfusione. Queste infezioni si diagnosticano attraverso esami delle feci e sono trattabili con farmaci antielmintici.

Nematodi dello stomaco

Physaloptera spp (tratto da Internal parasites of dogs and cats, Novartis, diagnostic manual)

Si tratta di due specie di nematodi che risiedono nello stomaco:

Entrambi questi parassiti non sono contagiosi per gli umani.

Cestodi, tenia, echinocco (tapeworms)

Taenia taeniaeformis estratta da un gattino (tratto da getmeintovetschool.tumblr.com)

Esistono alcune specie di cestodi (tapeworms) che possono infettare i gatti e generalmente non sono o sono poco patogene. I gatti che non cacciano e che vengono alimentati con cibi industriali possono primariamente infettarsi di Dipylidium caninum attraverso l'ingestione di pulci; gatti che sono liberi di cacciare possono anche infettarsi di Taenia taeniaeformis. A differenza dei cani, i gatti non sono una importante fonte di trasmissione in quanto non espellono uova attraverso le feci.
La localizzazione delle tenie è intestinale (piccolo intestino); i gatti sono ospite finale di questi parassiti. I sintomi possono essere malessere, irritabilità, pelo arruffato, coliche e lieve diarrea; raramente si segnala cachessia, intossicazione, blocco intestinale e convulsioni. La diagnosi si ha dalla rilevazione delle proglottidi (segmenti del verme) nelle feci, o dalla PCR per la differenziazione delle specie. Per la terapia si utilizzano fenbendazolo, praziquantel ed epsiprantel.

I cestodi hanno una importanza in medicina umana ed in particolare la specie Echinococcus multilocularis è l'agente eziologico della echinococcosi (o idatidosi) di cui si distinguono due forme. L'echinococcosi cistica causata dalla forma larvale di E. granulosus che può avere un decorso benigno (raramente causa shock anafilattico per rottura delle cisti) e la forma alveolare causata da E. multilocularis che, sebbene più rara si presenta come una patologia multiorgano che può avere una mortalità molto alta se non riconosciuta e trattata adeguatamente.

Le principali specie di cestodi che possono infettare i gatti sono:

Nematodi, Dirofilaria spp. (heartworms)

Ciclo della Dirofilaria immitis nel gatto (tratto heartwormsociety.org)

La Dirofilaria immitis, anche se colpisce prevalentemente i cani causando la filariosi, puo' pero' colpire anche i gatti(9) ed è almeno altrettanto pericolosa in quanto non esistono cure efficaci/tollerate.
La diffusione di questi parassiti anche in aree non tradizionalmente colpite è conseguenza della rilocazione (es. adozioni da aree endemiche) di cani affetti da microfilarie che possono essere trasmesse ai gatti e dei cambiamenti climatici (aumento della temperatura. umidità) che favoriscono la diffusione di zanzare vettori-competenti (almeno 70 specie diverse) per la trasmissione dell'infezione.
A differenza dei cani i gatti sono più resistenti alle infezioni da forme adulte di Dirofilaria immitis (in condizioni sperimentali 1/4 dei gatti non si infetta e gli altri sviluppano meno di un sesto dei vermi adulti rispetto al cane) ma la minore massa corporea fa sì che anche la presenza di pochi vermi possa risultare fatale.

I segni clinici si hanno in conseguenza dell'arrivo dei vermi nei vasi polmonari che causano una risposta infiammatoria acuta a livello vascolare e parenchimale con conseguente morte di questi vermi che può condurre a tromboembolismi fatali. In questa fase si hanno sintomi quali tosse, attacchi simili all'asma (HARD hertworm-associated respiratory disease), soffio cardiaco sistolico; occasionalmente difficoltà a camminare e convulsioni. In altri casi si ha collasso e morte improvvisa. La diagnosi non è semplice: i test anticorpali positivi indicano al più un sospetto, i test antigenici sono significativi solo quando positivi; radiografia ed ecocardiografia sono utili ma non definitivi.
Terapia: in gatti che non manifestano sintomi evidenti ma solo evidenze radiografiche suggestive di infezione da heartworms è prudente monitorare l'animale e attendere una risoluzione spontanea. In presenza di segni radiografici, test Ag/Ab positivi, ai primi segni clinici si può intervenire con la somministrazione di cortisteroidi. In casi severi sono indispensabili, oltre i corticosteroidi le terapie di supporto (ossigeno, broncodilatatori, ecc.). Gli antiparassitari adatti ad uccidere i vermi adulti (ivermectina) sono considerati l'ultima possibilità, per gatti in condizioni stabili, quando la terapia di supporto e/o cortisonica non risulta essere sufficiente: questo perché la morte dei parassiti è causa di reazioni anafilattiche. È da prendere in considerazione l'opzione chirurgica consistente nella rimozione fisica dei vermi attraverso venotomia giugulare o toracotomia una volta identificata la locazione dei parassiti per via ecografica.
Viste le difficoltà diagnostiche, le scarse e complesse possibilità terapeutiche e il rischio di morte improvvisa la prevenzione diventa l'unica, concreta arma di difesa contro questi parassiti. Nelle zone endemiche è raccomandato un regolare trattamento mensile durante la stagione calda.

Nematodi, strongili (lungworms)

Aelurostrongylus abstrusus larve L1 (tratto da Vignetti et al, 2010)

Nei gatti la principale forma di parassitosi polmonare è data dalla specie Aelurostrongylus abstrusus e secondariamente, con prevalenza molto inferiore, dalla specie Capillaria spp.
Si tratta di un piccolo nematode (7-10mm di lunghezza) che si insedia nel tessuto polmonare. Si acquisisce attraverso l'ingestione di lumache ma anche lucertole e piccoli roditori o per altre vie non definite: le larve raggiungono i polmoni in breve tempo ma si vedono nelle feci dopo circa un mese dove si possono identificare con la tecnica di Baermann (sempre su più campioni). La radiografia evidenzia lesioni alveolari generalizzate e la presenza di noduli non specifici. Si può rilevare deperimento, tosse, dispnea, sibili polmonari; in alcuni casi la presenza di questi parassiti può non risultare evidente alla visita clinica ma causare seri problemi qualora l'animale venga anestetizzato (es. randagi per sterilizzazione). Infestazioni massive da Aelurostrongylus possono essere letali. Il trattamento di prima scelta è il fenbendazolo ma si è visto che anche il selamactin e altri prodotti antiparassitari hanno una buona efficacia(10).

Recentemente sono state individuate due nuove specie di metastrongiloidi (Troglostrongylus brevior e T. subcrenatus) che danno problemi respiratori analoghi al più noto A. abstrusus(11); L'aspetto interessante è dato dal fatto che si sono trovate evidenze della trasmissione verticale e non tramite l'ingestione di lumache (come invece si ritiene sia per A. abstrusus)(12).

Capillaria aerophila (Eucoleus aerophilus): non è tipico nei gatti (prevalenza nelle volpi) ma è stato identificato anche nei gatti: sono piccoli vermi (25-35mm) che si trovano nei seni nasali frontali, trache, bronchi; le uova giacciono nei polmoni causando tosse, starnuti e scolo nasale. Le uova possono essere identificate con BAL (lavaggio broncoalveolare) o dall'esame delle feci (flottazione). Trattabili con fenbendazole o ivermectina. Anche qui, in caso di sospetto, è preferibile trattare comunque piuttosto che sottoporre il gatto ad esami invasivi quali un BAL.

Vermi sottocutanei, threadworms, vermi esofagei

Strongyloides spp adulto (tratto da vetbook.org)

Alcuni nematodi, sebbene rari, possono causare problemi dermatologici o all'esofago:

Nematodi oculari o telazia (eyeworms)

Thelazia callipaeda nell'occhio di un gatto (tratto da Yale Image Finder)

Questi piccoli vermi biancastri (Thelazia californiensis e T. callipaeda) possono installarsi nel sacco congiuntivale, nei dotti lacrimali e sotto le palpebre. Provocano infiammazione della congiuntiva, eccessiva lacrimazione, lesioni corneali: raramente portano alla cecità. Il trattamento di prima scelta è quello della rimozione fisica, si può usare, per somministrazione orale, una minima dose di milbemicin oxime(17).
Anche il Toxoplasma (coccidia) può essere causa di patologie oculari (uveite).


Trematodi (flukes)

Amphimerus pseudofelineus adulto estratto dal dotto biliare di un gatto (tratto da vetbook.org)

I trematodi (flukes) sono elminti che rivestono una significativa importanza in altre specie ma sono rarissimi nei gatti anche se esistono report in cui si evidenziano gravi patologie epatiche (pancreatiti, cirrosi) causate da questi parassiti. Si citano per completezza.

Protozoi

I protozoi sono organismi eucarioti, cellule nucleate unicellulari funzionalmente indipendenti con una struttura cellulare relativamente complessa che si distinguono a loro volta in base agli strumenti di mobilità di cui dispongono (flagelli, cilia, ecc). Protozoo non è sinonimo di parassita: infatti delle circa 32.000 specie ad oggi esistenti sono 11.000 sono parassiti di vertebrati o invertebrati mentre gli altri vivono liberamente in ambiente acquatico o terrestre.

Schema protozoi

I protozoi si riproducono molto velocemente per via sessuata o per fissione asessuata (a volte, come nel caso del Toxoplasma, la stessa specie usa entrambi i meccanismi nelle diverse fasi del loro ciclo di vita). I trofozoiti (protozoi nella fase di sviluppo) sono presenti all'interno delle cellule o nelle cavità organiche, negli spazi intercellulari o nei fluidi corporei dell'ospite. In questo stadio hanno caratteristiche ottimali per svolgere la loro funziona parassitaria ma non sarebbero in grado di sopravvivere all'esterno. Per la trasmissione da un ospite all'altro utilizzano principalmente (e sommariamente) quattro diversi meccanisimi:

Le infezioni protozoarie dei gatti colpiscono prevalentemente il sistema gastroenterico ed appartengono alle sottofamiglie dei flagellati (Giardia e Tritrichomonas) e dei coccidi (Isospora, Toxoplasma, Cryptosporidium, ecc).
Comportano spesso sintomi aspecifici o autolimitanti e sono come sempre più gravi nei cuccioli e/o soggetti debilitati. A volte ci possono essere sintomi più severi associati o meno ad altre infezioni batteriche o virali. La diagnosi non è semplice in quanto gli esami coprologici non sono sempre significativi e bisogna ricorrere a tecniche molecolari (PCR) o immunoenzimatiche (ELISA). Il trattamento è complicato anche perché c'è carenza di farmaci specifici e in alcuni casi bisogna ricorrere a farmaci extra-label.
Da notare che alcuni protozoi hanno importanti implicazioni zoonosiche.

Ci sono poi altri protozoi, rari, quali ad esempio il Citauxoon (pericoloso) o la Babesia, che infettano le cellule ematiche (emoprotozoi) e sono classificabili anche come vector-borne disease, categoria alla quale appartengono anche batteri e virus veicolati da artropodi.

Giardia

Giardia spp (tratto da vetbook.org)

Le infezioni da Giardia spp si manifestano in due forme: la presenza dei tropozoiti (uno stadio dello sviluppo del parassita) nel tratto intestinale, rilevabili nelle feci che, essendo poco resistenti alle condizioni ambientali non sono causa di trasmissione, e la forma cistica, molto resistente, che è invece il veicolo di trasmissione. Dopo l'ingestione delle oocisti, in conseguenza dell'azione degli enzimi pancreatici e dei acidi gastrici le cisti rilasciano gli sporozoiti nel duodeno e da qui, nel gatto, si localizzano prevalentemente nell'intestino digiuno e ileo. La patogenesi della giardiasi non è del tutto nota comunque la malattia clinica pare essere il risultato di malassorbimento ed ipersecrezione di elettroliti; l'istopatologia evidenzia segni simili all'allergia alimentare o IBD.
L'esame delle feci non sempre è indicativo sia per il fatto che l'escrezione di cisti e tropozoiti (uno stadio dello sviluppo del parassita) è intermittente (almeno 3 campioni nell'arco di alcuni giorni) , sia per la difficoltà di identificazione; esistono però dei test antigenici più affidabili con metodica ELISA per cane e gatto o l'immunofluorescenza. L'infezione colpisce prevalentemente i cuccioli e negli adulti è spesso asintomatica o è causa di diarrea cronica pastosa, anoressia, vomito, perdita di peso, letargia: i sintomi sono più evidenti nei soggetti immunocompromessi.
La giardiasi può essere trattata con metronidazolo, fenbendazolo o con una associazione dei due principi attivi. Non ci sono studi controllati ma può essere utile, come terapia aggiuntiva una dieta ricca di fibre e probiotici.

Tritrichomonas foetus

Tritrichomonas foetus, coltura (tratto da Wikipedia, archivio Dr. Josef Reischig)

Sono dei protozoi flagellati molto mobili che esistono solo come trofozoiti (non formano cisti) e si riproducono per fissione binaria. Il T. foetus è stato individuato come causa di diarrea nei gatti solo nel 2003. Presumibilmente viene trasmesso orizzontalmente attraverso la condivisione delle lettiere e l'ingestione del patogeno via grooming.
La patogenicità del T. foetus è legata anche agli effetti citotossici che causa nell'epitelio del piccolo e grande intestino dove si insedia. L'infezione, quando si presenta, causa feci semi formate con sangue e muco, incontinenza legata ad irritazione e dolore all'ano. Spesso l'infezione da T. foetus è misdiagnosticata con Giardia per cui è bene tenere in considerazione la possibilità del T. foetus quando fallisce la terapia per la Giardia. Il normale esame delle feci non è utile alla diagnosi. Si può prelevare un campione tramite introduzione e successiva aspirazione di soluzione sterile salina nel colon e poi esaminato direttamente a microscopio o, meglio, tramite PCR. In ogni caso il campione deve essere fresco (si perde sensibilità nell'analisi già dopo 6 ore), non deve essere refrigerato e non deve esserci contaminazione con la lettiera. Un test positivo va considerato valido, un test negativo, in presenza di segni clinici, va considerato sospetto e quindi ripetuto.
È possibile trattare questa parassitosi con ronidazole (extra-label)(20) monitorando però il soggetto in quanto questo farmaco può avere effetti neurotossici (letargia, atassia, convulsioni). Non sono riportate alternative farmacologiche valide(21).

Coccidi (Isospora, Cryptosporidium, Toxoplasma, ecc)

I coccidi sono parassiti intracellulari obbligati che normalmente colpiscono le cellule del tratto intestinale; tra le specie più importanti, dal punto di vista patogenico nel gatto si ha Cystoisospora spp (Isospora felis, I. rivolta) e Toxoplasma gondii; tra gli altri coccidi si ricorda il Cryptosporidium spp mentre Hammondia spp e Sarcocystis spp non hanno rilevanza clinica e non necessitano di trattamenti. Spesso, specie in ambienti con molti animali, si riscontrano delle infezioni endemiche asintomatiche. Nel caso di cuccioli, animali immunosoppressi e/o in presenza di altre coinfezioni si hanno diarree anche severe e/o letali. Non tutti questi parassiti appartenenti alla classe Coccidia causano una sintomatologia analoga (ad esempio il Toxoplasma può, sebbene raramente, causare sintomi neurologici)

Isospora spp (I. felis, I. rivolta)

Isospora felis (tratto da studyblue.com)

I coccidi della specie Isospora sono tra i più comuni che infettano cani (I. canis ed altri) e gatti (I. felis e I. rivolta). Dopo l'ingestione, le oocisti in presenza di bile liberano gli sporozoiti che invadono l'intestino, alcuni penetrano la parete intestinale e raggiungono i linfonodi meseraici e altri organi quali fegato e milza dove formano delle cisti unicellulari (asintomatiche). In alcuni casi non c'è replicazione e queste cisti possono rimanere a vita nell'ospite e/o dare origini a reinfezioni.
Negli animali adulti immunocompetenti la coccidiosi è asintomatica e una eventuale diarrea è da considerasi incidentale o conseguenza di altre infezioni concomitanti. Principalmente nei cuccioli, in presenza di infestazioni massive in soggetti immunodepressi (anche come conseguenza di stress) si può avere diarrea emorragica, anoressia, vomito, depressione mentale e anche morte.
Durante il periodo di escrezione le oocisti possono essere diagnosticate con l'esame delle feci per flottazione: poiché l'escrezione non è continua un esame negativo non è indicativo dell'assenza di infezione. Esistono anche test antigenici ELISA commerciali.
Possono essere usati diversi farmaci per il trattamento delle coccidiosi: i sulfamidici o la clortetraciclina. Le oocisti infettive possono resistere mesi nell'ambiente per cui è importante la decontaminazione con trattamenti a vapore e/o disinfettanti contenenti ammoniaca.

Cryptosporidium spp.

Oocisti di Cryptosporidium spp (tratto da emedicine.medscape.com)

Cryptosporidium è un coccida ubiquitario che si insedia nell'epitelio del sistema respiratorio e digestivo di mammiferi, uccelli, rettili. Ne esistono molte specie e spesso sono relativamente specie-specifiche: ad esempio quelle che interessano rettili ed uccelli non interessano i mammiferi. Nei gatti naturalmente infetti sono state riscontrare solo le specie C. felis e C muris; a differenza di altri coccidi l'intero ciclo di sviluppo è in un singolo ospite.
Esistono molti studi circa la diffusione di questo parassita in cani e gatti (indicativamente con prevalenza <= 10-15%) ma relativamente pochi report di casi clinici. La trasmissione si ha per via oro-fecale; sono organismi molto resistenti alle condizioni ambientali e molto infettivi: in umana sono sufficiente meno di 100 oocisti a scatenare la malattia. Analogamente alla Giardia al danno causato dal parassita si sommano gli effetti della risposta immunitaria del soggetto. Perdita dei microvilli, degenerazione dell'epitelio (del piccolo intestino), piccoli infiltrati linfocitici sono altrettanti elementi che spiegano malassorbimento ed altre alterazioni funzionali del tratto gastroenterico (diarrea, anoressia, perdita di peso, raro il vomito). La manifestazione clinica è spesso associata ad altre coinfezioni (parassitarie, virali, immunodeficienza da FIV/FeLV o altre condizioni di stress).
La diagnosi non è semplice: i gatti espellono un numero di oociisti molto basso e ciò rende problematico l'esame coprologico per cui è necessario utilizzare tecniche di concentrazione e colorazioni particolari (es Ziehl-Neelsen) per aumentarne la sensibilità. Sono disponibili test antigenici ELISA ed è possibile la ricerca di anticorpi specifici (anche se possono risultare negativi in presenza di segni clinici o positivi in loro assenza perché le IgG possono persistere per mesi e anni).
Ci sono pochi report circa i possibili trattamenti: tra questi si segnala l'uso dell'azitromicina che è ben tollerata nei gatti.

Toxoplasma gondii, Sarcocystis, Neospora

Ciste di Toxoplasma con bradizoiti visibili nel cervello di un topo (tratto da Wikipedia)

Toxoplasma gondii è un coccida intracellulare obbligato che infetta quasi tutti i vertebrati a sangue caldo compreso l'uomo: il gatto e gli altri felini sono l'ospite definitivo di questa specie ed espellono le oocisti. I gatti si infettano attraverso di T. gondii l'ingestione di animali infetti e/o carne cruda; questi, penetrando l'epitelio del piccolo intestino iniziano un complesso ciclo vitale al cui termine le oocisti non infettive passano nelle feci. Le oocisti diventano infettive solo dopo 1-5 giorni dall'esposizione all'aria e all'umidità e possono sopravvivere per mesi nell'ambiente.
Nei gatti il T. gondii ha un clclo di vita enteroepiteliale che porta alla formazione e dispersione nell'ambiente attraverso le feci di oocisti e un clclo di vita extraintestinale (che interessa anche gli altri vertebrati suscettibili) in cui si ha interessamento di diversi tipi di tessuto tra cui il SNC.
Il tipo e la severità dell'infezione dipende dal grado e dalla localizzazione; i tachizoiti (la forma asessuate del parassita) per vivere e riprodursi devono obbligatoriamente penetrare delle cellule causando delle necrosi focali che possono interessare diversi organi tra cui fegato, muscoli, polmone, occhio, cervello, ecc. Queste lesioni possono risultare fatali ma spesso la risposta immunitaria dell'ospite è sufficiente a contenere l'infezione anche se le cisti nel tessuto possono persistere per tutta la vita e dare luogo a riacutizzazioni in seguito a rottura e conseguente rilascio dei bradizoiti (la forma a lento sviluppo). La riacutizzazione è spesso associata a coinfezioni e/o stati di immuodepressione naturale (es FIV, FeLV) o iatrogena (cortisteroidi, ecc)
L'infezione acuta è comunque relativamente rara. I cuccioli possono essere infettati in utero e in questo caso l'esito è frequentemente letale. Nei pochi casi di adulti con infezione manifesta (spesso immunocompromessi) si hanno segni sistemici che includono febbre, anoressia, dispnea, dolore addominale, infiammazione oculare e segni neurologici (tremori, convulsioni) dovuti ad infiammazioni granulomatose che interessano linfonodi, polmone, fegato ma anche uveiti e raramente sintomi neurologici. In rari casi la toxoplasmosi può dare sintomi dermatologici(22).
La diagnosi tramite la rilevazione di anticorpi nel siero (IgG, IgM) deve essere accuratamente interpretata in quanto la solo un incremento importante (maggiore di 4 volte) delle IgG e/o un titolo > 1:64 delle IgM è indicativo di infezione in corso mentre negli altri casi significa solamente che il gatto è entrato in contatto con il toxoplasma(22a)
In letteratura(23) sono anche riportati casi di malattia sistemica attribuiti ad organismi Toxoplasma gondii-like con un inusuale coinvolgimento del midollo spinale cervicale.
Il trattamento con clindamicina è efficace e porta ad una attenuazione dei sintomi già dopo pochi giorni.

Il toxoplasma è molto noto per via della possibilità di indurre danni al feto quando colpisce una donna in gravidanza: rischio che viene primariamente attribuito ai gatti ma in realtà è molto sovrastimato e con semplici misure igieniche si può minimizzare/annullare. Inoltre è utile ricordare che moltissime persone hanno gli anticorpi contro la toxoplasmosi e l'infezione transplacentare può avvenire solo quando una donna gravida si infetta per la prima volta (cioè quando è negativa al toxoTest)(24).

Altri protozoi della stessa famiglia del T. gondii (Sarcocystidae)

Babesia spp

Tropozoiti di Babesia canis in eritrociti di gatto (tratto Journal of Clinical Microbiology) Jan 2004 pp 99-105

Si tratta di protozoi intraeritrocitici (piroplasmi) il cui vettore principale sono le zecche (anche se per alcune specie la modalità di trasmissione non è certa); dopo essere state inoculate attraverso il morso infettano gli eritrociti, dove si moltiplicano per fissione binaria, causandone la rottura ed infettandone altre. Ci sono più di 100 specie di organismi che infettano cani, umani e gatti. Causano anemia emolitica (microcitica, ipocromica rigenerativa), anoressia, febbre, depressione e splenomegalia. La diagnosi si ha attraverso l'identificazione del pirosplasma negli eritrociti, cosa non sempre facile (striscio ematico con colorazione Giemsa o Diff-Quick, immunofluorescenza, alcuni laboratori offrono PCR), specie nelle fasi non acute della malattia.
Nei gatti, in Europa, sono riportati solo casi sporadici.
Ci sono poche informazioni circa la cura della babesiosi nei gatti: il trattamento di scelta è imidocarb diproprionate; per la specie B. felis: primaquine fosfato. Può rendersi necessario ricorrere a fluidoterapia e trasfusione. Altre informazioni qui(27).

Cytauxoon

Cytauxoon (schizonti) all'interno di macrofagi in un aspirato di milza (tratto da bluepearlvet.com)

Scoperto originariamente in USA negli anni '70 questo parassita, un emoprotozoo vectorBorne è stato individuato anche in Europa e in Italia(28).
Si tratta di un protozoo trasmesso da una zecca (Amblyomma americanum) il cui ospite naturale è la lince rossa e il gatto un ospite aberrante: l'infezione da Cytauxzoon può avere un esito fatale anche se ci sono casi riportati di sopravvivenza senza trattamento; non è dimostrata la trasmissione orizzontale né verticale.
Il parassita infetta inizialmente i globuli bianchi (specificatamente macrofagi) creando dei trombi che provocano ischemie e necrosi dei tessuti. La rottura di dei globuli bianchi porta ad una infezione secondaria degli eritrociti. I segni clinici sono inizialmente aspecifici (depressione, letargia, anoressia) cui segue forte ipertermia, CID (coagulazione intravasale disseminata) ittero, linfoadenopatia, epatosplenomegalia. In assenza di trattamento la morte sopravviene nell'arco di 2-3 giorni dopo il picco febbrile. Nei gatti con infezione acuta si registra leucopenia con neutrofili tossici, trombocitopenia e anemia normocitica/normocromica. Si riscontrano anche iperbilirubinemia e ipoalbuminemia; in alcuni casi si ha innalzamento degli enzimi epatici e azotemia. La presenza del parassita si può diagnosticare da vetrino e/o con PCR.
La terapia consiste nel trattamento di supporto (fluidi, eparina, alimentazione parenterale, ossigeno, trasfusione) e nella somministrazione di antiprotozoari (atovaquone) e antibiotici (azitromicina). Gli animali che sopravvivono possono rimanere permanentemente infetti dal piroplasma. Sono raccomandati i trattamenti antiparassitari contro le zecche anche se non sono sempre efficaci nel prevenire questa infezione.

Leishmania

Leishmania infantum (tratto da diark.org)

Si tratta di un protozoo trasmesso da alcune specie di flebotomi (o pappataci o sand fleas) che interessa principalmente i cani ma è stato riportato anche nei gatti spesso come infezione subclinica o asintomatica. Diversi casi sono stati identificati anche in Italia tipicamente nelle stesse aree dove si registrano infezioni a carico di cani e umani(29).
I principali segni clinici sono lesioni dermatologiche e mucocutanee (ulcere generalmente non dolenti localizzate ai bordi della mucosa oronasale) e linfoadenopatia. Alcuni gatti presentano uveite, blefarite e altre patologie oculari. Si possono avere anche stomatiti e sintomi aspecifici quali cachessia, febbre, vomito, diarrea, poliuria/polidipsia, ecc.
L'infezione è diagnosticabile con test anticorpali (con titoli significativamente alti) e in genere tutte le metodologie in uso per i cani (citologia/istologia, PCR). Sono state riportate associazioni tra leishmaniosi e FIV.
La prevenzione non può essere fatta usando i farmaci normalmente in uso per i cani in quanto spesso contengono permetrina che per i gatti è gravemente tossica. Possono essere usati prodotti a base di flumethrin.
Ulteriori informazioni sulla leishmaniosi felina qui (30).

Trattamento: esistono pochissime pubblicazioni relative al trattamento della leishmaniosi felina; ci sono indicazioni sull'utilizzo dell'Allopurinolo.

Hepatozoon spp

Hepatozoon felis nel miocardio di un gatto (tratto da abcdcatsvet.org)

L'epatozoonosi è una patologia principalmente riferibile ai cani e causata da un protozoo (Hepatozoon sp) veicolato dalle pulci. Casi di epatozoonosi felina (FeHPZ) sono stati riportati in Asia, Africa, USA ma nche in Francia e Spagna; la caratterizzazione specifica dell'agente (H. canis, H. felis, ecc) come del vettore non è nota.
Il protozoo (Hepatozoon spp) è un parassita degli artropodi succhiatori con i vertebrati come ospite intermedio che generalmente si infettano attraverso l'ingestione degli insetti infetti. Normalmente causa una infezione subclinica riscontrabile nei neutrofili; la malattia clinica è rara: in un caso è stata riportata perdita di peso, piressia e anoressia intermittente, anemia non rigenerativa progressiva, linfoadenopatia e ittero(31).
La malattia è associata con infezioni del miocardio(32) e dei muscoli con valori elevati di creatinchinasi (CK); nei pochi casi riportati c'è associazione con FIV e/o FeLV (33). La diagnosi si ha dalla rilevazione dell'agente infettivo nel citoplasma dei neutrofili sebbene il livello della parassitemia interessi solo una piccola percentuale dei neutrofili. Tra i trattamenti proponibili, sulla base di pochi case report, si ricorda oxitetraciclina e premaquine; la doxiciclina non ha dato chiari risultati. Una ulteriore fonte informativa su questa malattia qui (34).

Vector-borne diseases (malattie trasmesse da parassiti)

In questa categoria vengono raggruppate tutte quelle malattie i cui agenti eziologici sono batteri e virus veicolati da artropodi quali zecche, zanzare, mosche, flebotomi, pidocchi e pulci.
Da notare che si possono considerare "vector-borne" anche altre specifiche infestazioni da elminti e protozoi trasmesse da vettori quali ad esempio la filariosi che è causata da un nematode (Dirofilaria immitis) ma trasmessa da un tipo di zanzara, o la leshmania che è un protozoo (Leishmania infantum) trasmesso dai flebotomi. In questa pagina queste patologie vengono classificate sia come vector borne sia come protozoi o elminti proprio per rimarcare l'intersezione delle categorie.
Si tratta di patologie importanti, di non sempre facile diagnosi e trattamento, i cui segni clinici seguono lunghi periodi di incubazione e gli animali affetti diventano o possono diventare serbatoi (reservoir) dell'infezione. Alcuni di queste infezioni sono trasmissibili all'uomo (zoonosi).

Molte di queste infezioni sono conseguenza dei cambiamenti climatici e della trasmigrazione di animali da aree endemiche verso aree prima esenti (es leishmaniosi nel nord Italia).

Francisella tularensis (tularemia)

Macrofago infetto da F. tularensis (da Wikipedia)

La tularemia è una infezione batterica acuta che colpisce prevalentemente i lagomorfi ma anche cani, gatti e l'uomo, diffusa nell'emisfero settentrionale, ed è causata da un batterio Gram-negativo intracellulare facoltativo denominato Francisella spp. Se ne conoscono due ceppi: A e B ed il primo è quelo più patogeno per l'uomo e i felini. Viene trasmessa principalmente da zecche (Dermacentor spp, Amblyomma americanum) e puntura di zanzare ma attraverso il consumo di carne di coniglio o acqua contaminata.
I segni clinici, molto variabili e non caratteristici, spaziano da moderate infezioni localizzate alla malattia sistemica acuta fatale (specie nei cuccioli). Tra i sintomi della malattia sistemica: febbre depressione, ingrossamento dei linfonodi, interessamento di fegato e milza, ittero. L'infezione localizzata presenta piaghe ed ascessi sottocutanei cronici. La malattia causa anche leucocitosi con spostamento a sinistra, panleucopenia, trombocitopenia, alterazione degli enzimi epatici e meno frequentemente iperbilirubinemia.
La diagnosi definitiva si ha attraverso coltura batterica dagli essudati. In umana il trattamento di prima scelta è con gentamicina e streptomicina; nel gatto si può usare doxiciclina.
Il batterio Francisella tularensis può infettare anche a dosi minime (meno di 100 organismi per via aerea o inoculazione accidentale e per questo viene considerato un potenziale agente per bioterrorismo) per cui l'animale deve essere assolutamente ospedalizzato e gestito con la massima attenzione per via del rischio infettivo molto alto (guanti, maschere, occhiali).

Altre informazioni qui(35).

Coxiella burnetii (febbre Q, coxiellosi)

Coxiella burnetii (da Wikipedia)

La Coxiella burnetii è un batterio intracellulare obbligato Gram-negativo aerobico recentemente classificato come coxiellacea nell'ordine legionelle (come Francisella t.). Nel cane e nel gatto provoca solitamente infezioni subcliniche; infezioni sperimentali su gatti hanno evidenziato febbre, letargia e anoressia per alcuni giorni ma non endocarditi e infezioni croniche come in umana; studi sierologici hanno evidenziato una più alta prevalenza di anticorpi nei cani che nei gatti.
Molte specie di zecche ed altri artopodi sono i naturali reservoir di questo organismo ma la via privilegiata di infezione è per inalazione o ingestione di questi batteri resistenti nell'ambiente. Gli animali che tipicamente sono oggetto di infezione subclinica possono a loro volta diventare reservoir del batterio e diffonderlo nell'ambiente attraverso feci e urine.
Questa infezione non è quindi tanto importante per la salute di cani e gatti quanto per il fatto che possono diffondere il patogeno che ha invece rilevanza sanitaria per l'uomo potendo colpire polmoni, cuore e fegato.

La classificazione MeSH di Coxiella burnetii e' la seguente:

Bacteria ->
	Gram-negative Bacteria ->
		Gram-negative Aerobic Bacteria ->
			Gram-negative Aerobic Rods and Cocci ->
				Coxiellaceae ->
					Coxiella ->
						Coxiella burnetii

Mycoplasma spp

Mycoplasma haemofelis (da Wikipedia)

La micoplasmosi o Feline Infectous Anemia (in precedenza nota come emobartonellosi) è causata da mycoplasmi, batteri gram-negativi della famiglia Mycoplasmataceae che può causare severa anemia emolitica. Si tratta di batteri caratterizzati dall'assenza di parete cellulare. I micoplasmi di interesse per i gatti sono il Mycoplasma haemofelis (haemobartonella felis nella vecchia denominazione) e altre due forme, Candidatus Mycoplasma haemominutum e Candidatus Mycoplasma turicensis (è riportato un caso di anemia emolitica severa in un studio sperimentale con M. turicensis su un gatto immunosoppresso) con minor potenziale patogeno (il "candidatus" indica che si è in attesa di una più precisa classificazione in quanto si tratta di batteri che non si è riusciti coltivare). Questi batteri attaccano la superficie dei globuli rossi e in alcuni casi possono penetrare all'interno delle cellule.
Si è vista una associazione tra infezione da mycoplasma ed età: M.haemofelis prevalentemente nei gatti giovani mentre la specie M. haemominutum sembra compire più i gatti anziani.
L'infezione può avvenire per trasmissione da artropodi quali pulci, zecche e zanzare ma anche per via iatrogena (es. trasfusione); sono stati riportati casi di trasmissione verticale e si sospetta la trasmissione diretta attraverso la saliva.
Questi batteri, anche nelle varianti meno patogene, possono causare anemia emolitica specie in gatti immunocompromessi, con altre infezioni concomitanti o che hanno subito splenectomia. La patogenesi si può distinguere in tre fasi: prebatteriemica, acuta, e carrier. Durante la fase acuta (18-30 gg) la mortalità può essere alta; negli animali che sopravvivono, l'ematocrito ritorna a valori quasi normali ma l'animale può rimanere carrier per anni malgrado l'apparente scomparsa del patogeno e ciò spiega la ricorrente ricomparsa della sintomatologia documentata in alcuni studi. La specie M. haemofelis può causare anemia emolitica acuta (rigenerativa) anche in gatti sani. La diagnosi si può avere da esame dello striscio ematico o, in modo più affidabile, tramite PCR che permette di discriminare tra i vari tipi. Il trattamento di base è con doxiciclina ma anche la pradofloxacina è considerata efficace contro l’infezione. Possono essere usati anche cortisonici per contenere la eritofagocitosi nella fase acuta e nei casi più gravi può essere necessaria la trasfusione (una o più, sempre con valutazione del gruppo e cross-match in caso di trattamenti ripetuti). Da notare che gli animali restano carrier anche dopo la guarigione e la parassitemia può riemergere in seguito a stress e/o immunosopressione. La durata di questa immunità non è nota.

La classificazione MeSH di Mycoplasma spp e' la seguente:

Bacteria ->
	Gram-negative Bacteria ->
		Tenericutes ->
			Mycoplasmatales ->
				Mycoplasmataceae ->
					Mycoplasma

Bartonella henselae

Bartonella henselae (da Flickr)

La bartonellosi, da non confondere con l'emobartonellosi (vecchia denominazione per la micoplasmosi) è causata da un batterio Gram negativo (Bartonella henselae e altre specie), parassita facoltativo intracellulare dei globuli rossi trasmesso principalmente da pulci attraverso le loro feci ma anche dalle zecche (Ixodes ricinus); non si trasmette da gatto a gatto in ambiente in cui le pulci sono assenti (quindi non attraverso morsi, saliva, condivisione delle lettiere, ecc). La prevalenza della infezioni da Bartonella nei gatti domestici e selvatici è piuttosto elevata (5-40% tra i domestici).
Questo batterio è l'agente del cosiddetto Cat Scratch Disease (malattia da morso di gatto) che si manifesta con papule o pustole sul sito del morso ed ha generalmente un decorso benigno anche se sono riportati casi di patologie importanti (osteomieliti, retiniti, ascessi epatosplenici, ecc) specie in bambini e/o persone immunosoppresse.
Nel gatto l'infezione può restare asintomatica o manifestarsi, specie nei soggetti immunodepressi con una lieve ipertermia, linfoadenopatia, uveite, gengivite, endocardite, lieve anemia transiente, lievi segni neurologici. Alcuni studi suggeriscono una correlazione tra FIV e Bartonella nelle gengiviti, stomatiti e linfoadenopatia senza che peraltro la correlazione sia stata statisticamente determinata.
Come trattamento diverse fonti indicano la doxiciclina ma anche amoxicillina-clavulanata e azitromicina. in ogni caso il trattamento è consigliato solo in presenza di sintomatologia; fondamentale anche qui la profilassi antiparassitaria. Qui una trattazione completa(36).

La classificazione MeSH di Bartonella henselae e' la seguente:

Bacteria ->
	Gram-negative bacteria ->
		Bartonellaceae ->
			Bartonella ->
				Bartonella henselae

Borrelia (malattia di Lyme)

Borrelia burgdorferi (da SciencePhotoLibrary)

Si tratta di spirochete (classe di batteri che vivono negli spazi intercellulari) trasmesse dalle zecche (Ixodes ricinus, I. scapularis) che possono infettare anche l'uomo (infezione nota come malattia di Lyme (37)). L'infezione richiede che la zecca resti attaccata all'animale per almeno 48 ore. L'infezione interessa prevalentemente i cani è comunque poco conosciuta in quanto spesso asintomatica: sono riportati sintomi di poliartrite e nefropatia (glomerulonefrite immuno-mediata). Sebbene sia stata riscontrata la positività anticorpale di gatti alla Borrelia burgdorferi ci sono rari report di questa patologia(38). I gatti pare abbiano maggiore resistenza al patogeno e generalmente non sviluppano segni clinici: in condizioni sperimentali hanno sviluppato prevalentemente artriti e sintomi neurologici.
Può essere infezione asintomatica o presentare zoppie ricorrenti, o acute, alternate su una e sull'altra zampa. Può dare anche glomerulonefriti. Il trattamento è con doxiclina.

Anaplasmataceae e Ricketsiaceae

Anaplasmataceae e Rickettsiaceae riferiscono entrambe a famiglie di batteri Gram-negativi, intracellulari obbligati veicolati da artropodi (zecche, pulci, ecc) capaci di provocare diverse patologie in umana e nei cani mentre sono meno patogeni/più rare nel gatto.
Questi organismi sono stati riclassificati nel 2001: alcune Ehrlichia spp. sono state inserite come Neorickettsie, altre come Anaplasma. I generi Ehrlichia e Neorickettsia sono stati posti sotto la famiglia delle Anaplasmatacee, mentre Rickettsia è rimasta sotto Rickettsiaceae. Questa riclassificazione che si è resa necessaria in conseguenza di una migliore conoscenza sul piano filogenetico di questi organismi ed è chiaramente causa di una certa confusione.

Nel seguito si citano le principali patologie di interesse per il gatto causate da questi organismi (altre info qui(39): ):

La classificazione MeSH dei batteri Gram-negativi à la seguente:

Bacteria ->
       Gram-negative bacteria ->
               Anaplasmataceae
                       Anaplasma
                            Anaplasma phagocytophilum
                             ... ...
                       Ehrlichia
                             Ehrilichia canis
                              ... ...
                       Neorichettsia
                            Neorickettsia risticii
                             ... ...

                Rckettsiaceae
                        Rickettsieae
                            Rickettsia
                                Richettsia felis
                                Rickettsia rickettsii
                                ... ...
                        Wolbachia

Arthropod-borne virus (West Nile Virus, ecc)

WestNile Virus (dal sito virology.wisc.edu)

I virus veicolati da artropodi colpiscono cani, gatti e umani. Sono degli RNA virus, si replicano senza particolare danno nei vettori (solitamente zanzare, zecche e moscerini) mentre invece possono causare danni nei vertebrati di cui sono ospiti. Gli animali domestici sono generalmente soggetti ad infezioni subcliniche; molti risultano essere stati esposti ma raramente si hanno manifestazioni cliniche.
Si tratta di una ventina di virus appartenenti alle famiglia Togaviridae, Floaviviridae, Bunyaviridae e Reoviridae; virus che colpiscono principalmente l'uomo, poi il cane e meno il gatto. L'unico tra questi virus diffuso anche in Europa è il West Nile Virus (famiglia Flaviridae) che viene trasmesso principalmente dalle zanzare ma anche dalle zecche e fa parte della stessa famiglia cui appartengono altri importanti virus che causano encefalite nell'uomo. I dati sperimentali relativi al gatto segnalano febbre transiente, anoressia e letargia. La letteratura in materia è scarsa(40).

Trypanosoma spp. (malattia di Chagas)

Trypamosoma cruzi mastigote nel sangue (with acknowledgements to Steve J. Upton, Kansas State University)

Si tratta di protozoi diffusi nel sud e centro America o nell'Africa sub-sahariane. La specie T. cruzi, trasmesso da una cimice della specie Triatominae (kissing bugs), è l'agente responsabile della malattia di Chagas piuttosto diffusa in quei territori che può portare ad insufficienza cardiaca. I cani possono essere un reservoir di questo patogeno ma anche i gatti si possono infettare.
Un'altra specie che colpisce i gatti è il T. brucei brucei trasmesso dalle mosche tse-tse; si tratta di una rara parassitosi che colpisce il sangue. Le diverse specie di Trypanosoma appartengono allo stesso sottordine Trypanosomatina cui appartiene anche la Leishmania.
La specie T. brucei brucei, che non colpisce l'uomo, non va confusa con le specie Trypanosoma brucei rhodesiense e T. brucei gambiense che sono gli agenti eziologici della malattia del sonno (tripanosomiasi africana): una gravissima malattia letale se non trattata (e comunque i trattamenti sono molto pericolosi).

Altre info qui (41).

Trattamento delle parassitosi

Bisogna tenere presente che l'approccio corretto alle parassitosi è la prevenzione specie in alcuni casi (es filariosi) dove la cura non c'è o è molto difficile. Le infezioni parassitarie, a differenza di altre patologie e specie nei "gatti di casa", sono quasi tutte evitabili con una corretta e continuativa profilassi. Si sottolinea il "continuativa" perché sono sempre possibili le reinfezioni legate al complesso ciclo di vita dei parassiti, alla loro persistenza nell'ambiente, al contatto (anche occasionale) con altri animali, al fatto che non si sviluppano immunità significative.
Come si vede nel seguito sono disponibili molti principi attivi per uno stesso agente ed alcuni di questi hanno uno spettro di azione piuttosto ampio. Le indicazioni dei farmaci non sono uniformi in quanto soggette all'approvazione da parte delle diverse autorità di regolamentazione nazionali. Ci sono farmaci approvati in USA e non in Europa (e in Italia) e viceversa, per uno stesso farmaco ci possono essere indicazioni diverse, un farmaco può essere registrato per una specie e non per un'altra. In alcuni casi si tratta di un problema burocratico e in altri no: ad esempio gli antiparassitari contenti permetrina, registrati per i cani, non possono essere utilizzati nei gatti in quanto fortemente tossici (e si raccomanda di separare temporaneamente il cane dal gatto in quanto non sono rari i casi di avvelenamento conseguente a leccamenti). I gatti intossicati da permetrina devono essere sottoposti a cure intensive(42). Quindi...
IN MANCANZA DI REFERENZE AFFIDABILI MAI USARE UN FARMACO SE NON E' REGISTRATO PER QUELLA SPECIE E PER QUELLE INDICAZIONI
L'uso di un farmaco per una specie diversa e/o con una diversa indicazione e/o con diversa posologia viene detto utilizzo "extra-label" e sta ad indicare che il farmaco non è registrato per essere usato in quel modo/su quella specie ma ci sono studi che indicano l'efficacia.

Non ci sono indicazioni precise sull'insorgenza di resistenze agli antiparassitari in genere ma è precauzionalmente consigliabile non usare sempre lo stesso prodotto per periodi troppo lunghi.

Antielmintici

Si tratta di una classe di farmaci efficaci contro gli elminti e, in alcuni casi, contro alcuni ectoparassiti. Alcuni di questi principi attivi sono efficaci solo contro alcune specie (es cestodi), altri hanno uno spettro più ampio. In molti casi sono disponibili prodotti commerciali che includono più principi attivi proprio per garantire un più ampio spettro d'azione.
La somministrazione degli antielmintici va sempre effettuata seguendo le indicazioni, sia in termini di dosaggio che di frequenza. Il sottodosaggio comporta minor efficacia e il rischio di selezionare resistenza. Sebbene questi farmaci presentino un elevato profilo di sicurezza va evitato il sovradosaggio in quanto si risolve solo in una maggiore tossicità a carico dell'animale senza per questo ottenere una maggiore efficacia.

NON USARE SUI GATTI PRODOTTI PER CANI
NON USARE MAI SUI CUCCIOLI PRODOTTI PER GATTI ADULTI

Questo vale anche quando si tratta dello stesso principio attivo: spesso la concentrazione tra il prodotto in confezioni per cani è diversa da quella per gatti e quella per gatti adulti può essere diversa da quella per cuccioli. Quindi mai fare "risparmi" stupidi.

Un primo criterio di classificazione degli antielmintici riguarda l'efficacia del farmaco contro un determinato stadio di sviluppo del parassita: adultici che uccidono i vermi adulti, larvicidi che uccidono i vermi ai diversi stadi larvali, ovicidi che uccidono le uova. Alcuni principi attivi sono adulticidi e larvicidi, altri solo adulticidi, ecc.
Un secondo criterio di classificazione attiene alle specie di elminti contro cui il principio attivo è efficace: nematodicidi, cestodicidi, trematodicidi: anche qui alcuni farmaci sono efficaci su una o più specie e/o hanno una qualche efficacia anche nei confronti di alcune specie di protozoi.

Le principali classi di antielmintici in base alla loro struttura chimica sono:

Ectoparassiticidi

Esistono molti prodotti per la prevenzione e la cura da infestazioni di ectoparassiti (pulci, acari, ecc) e alcuni di questi sono efficaci anche per certi endoparassiti. Come per gli antielmintici anche questi prodotti si distinguono in base allo stadio di sviluppo del parassita contro cui sono efficaci e la specie.

È bene ripetersi: IN MANCANZA DI REFERENZE AFFIDABILI MAI USARE SUI GATTI PRODOTTI REGISTRATI PER CANI (ALCUNI PRINCIPI ATTIVI UTILIZZATI SUI CANI POSSONO ESSERE GRAVEMENTE TOSSICI SUI GATTI); MAI USARE PRODOTTI IN CONFEZIONE PER CANI SUI GATTI, MAI USARE PRODOTTI PER GATTI ADUTI SUI CUCCIOLI

tra le principali classi di questi farmaci dal punto di vista della loro composizione chimica ricordiamo:

Esistono diversi prodotti che contengono piretroidi (derivati sintetici delle piretrine) come repellenti che sono tossici (e spesso letali) per i gatti; da notare che il gatto si può intossicare anche tramite il contatto con un cane trattato con questi prodotti. Generalmente si preferisce fare riferimento solo a formulazioni spot-on o compresse in quanto i collari possono essere pericolosi per i gatti liberi.

Antiprotozoari

Per antiprotozoari si intendono quei farmaci, apparteneti a diverse categorie (antibiotici, antimalarici, sulfamidici, anche alcuni antielmintici, ecc) che vengono usati per distruggere e/o inibire la proliferazione di varie specie di protozoi.
Queste le principali classi di farmaci efficaci contro i protozoi del gatto:

Fonti:

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