Non sono certo tutte... sono quelle che crediamo abbia senso raccontare perche' possano servire a qualcuno. Perche' possano insegnare qualcosa, o dare una speranza o un conforto. Ecco l'indice...

Gattobrutto

Questa e' la storia di Gattobrutto, un gatto brutto, ma brutto, che non si poteva chiamare altro che Gattobrutto.
Era arrivato dai boschi con un messaggio, nascosto tra le paure per la sua malattia. Mi ha insegnato la cosa piu' importante, che non c'e' amore nell'egoismo, nel volere qualcuno per se' a danno degli altri.
Quando l'ho finalmente capito, come un'antico messaggero se n'e' tornato nel bosco, e non l'ho mai piu' rivisto.

Sono passati quasi dieci anni da quando un giorno, notai questo gattaccio che girava intorno a casa. Doveva essere vecchiotto, messo piuttosto male ma ancora forte, e un tempo, forse anche bello. Allora c'era la mia Cincia, Mimi, Gigio, i figli di Mimi e quelli della borgata. Gli davo da mangiare di fuori, perche' allora c'erano i gatti "di dentro" e i gatti "di fuori". Ma lui di stare fuori non ne voleva sapere e non appena poteva si infilava attraverso lo sportellino. Una sera, d'accordo con la veterinaria, lo acchiappo e lo metto in un trasportino. Non si era scomposto piu' di tanto, se ne stava buono buono la dentro, per cui ne n'ero andato a letto tranquillo.

Il mattino dopo pero' il trasportino era ancora chiuso, ma senza il gatto... Sta bestiaccia era riuscita a forzare la porta e a sgusciare fuori... come, lo sapeva solo lui. Per un paio di giorni non si era fatto vedere... e si puo' capire, ma il posto gli piaceva e una sera eccolo che mi saluta col suo inconfondibile grugnito. Si', perche' lui non miagolava: grugniva. Sara' stata la sua rinite cronica o non so cosa, ma la sua voce ricordava piu' quella di un maiale che quella di un gatto. Lascio passare alcune settimane e lo rimetto nel trasportino per 'sta benedetta sterilizzazione, ma stavolta non mi faccio fregare e assicuro bene la porta del trasportino (col fil di ferro non si sa mai). L'intervento era andato bene, ma la veterinaria gli aveva fatto il test ed era risultato FIV.

Non ne sapevo nulla allora della FIV e di tutte quelle malattie. Pensavo che i miei gatti, lassu' in mezzo ai boschi dovessero temere al massimo l'improbabile assalto di una volpe, o il farsi male saltando da un albero. "I suoi sono tutti negativi, questo non lo puo' tenere se non vuole che si infettino pure gli altri. La sentenza della mia veterinaria non ammetteva repliche: o lui fuori dalle balle, o mettere in pericolo la mia Cincia. Nella mia vita ho sempre cercato di evitare le decisioni drastiche, e l'idea di mandare via quel bruttone (ma come poi?) non mi andava. Ma nemmeno volevo e potevo mettere coscientemente a rischio la mia Cincia e la Mimi; loro, per cui avevo abbandonato la citta' e mi ero rifugiato lassu', per dargli alberi su cui arrampicarsi e prati per correre felici.

Ho provato a parlargli, a fargliela capire in ogni modo. "Senti, non ti voglio mandare via, ma tu cerca di stare alla larga. Ti porto da mangiare, di preparo una cuccia, ma non entrare in casa, non metterti a mangiare con gli altri. Tu sei un pericolo per loro: resta pure, ma stai in disparte". Grugnitino di assenso e dopo due minuti era dentro...

E' andata avanti cosi' per settimane: pappa di qua, pappa di la', cuccia e cuccette in giro. Niente. Lui voleva stare in casa, mi saltava sulle ginocchia, voleva venire a dormire sul letto e ci veniva. Era un sabato d'autunno, me lo ricordo bene, quando dopo l'ennesimo "Eccomi qui" e il mio "No, tu stai fuori", mi saltarono i nervi. "Adesso basta!". L'acchiappo, lo sbatto nel trasportino, lo carico in macchina facendo la faccia feroce e metto in moto tutto incazzato. Scendo fino alla borgata di sotto, accosto, apro 'sto trasportino e lo sbatto fuori. "Ecchecazzo, se proprio non la vuoi capire, adesso te ne torni nei tuoi boschi!". Si', l'ho sperso (anche se in una borgata che dista meno di un chilometro...), ero esasperato, non lo sopportavo piu'. Me ne torno a casa, mi butto sulla poltrona, ne accendo una e "Oh, finalmente di nuovo in pace!".

No. Non avevo ancora finito la sigaretta e me lo vedo spuntare dallo sportellino... attraverso il bosco aveva fatto in fretta...
Sorriso mesto mio: "...Ok, hai vinto tu, non mi hai preso sul serio, vero?" Grugnitino beffardo suo: "No, per niente..."

Da allora Gattobrutto e' diventato il mio primo gatto FIV. E' vissuto con me, la Cincia e gli altri per oltre quattro anni in buona salute. Ne sono arrivati molti altri, Cincia si e' infettata ma e' poi morta di un tumore mammario che nulla aveva a che fare con la FIV. E' nata l'associazione con l'obiettivo di dare una casa ai gatti malati, a quelli che nessuno vuole.

Un giorno, mentre torno dal lavoro trovo Gattobrutto lungo la strada: "Che fai qui? vieni che andiamo a casa". Ho avuto un brutto presentimento, perche' da quelle parti non ci andava mai. E infatti il giorno dopo era sparito. Non l';ho mai piu' rivisto, era tornato nei suoi boschi...

Gattobrutto mi ha insegnato che non ci sono i tuoi gatti e i gatti "di fuor", che le isole felici prima che impossibili sono ingiuste. Ero andato su quei monti per regalare un mondo perfetto alla mia Cincia, ma era un'illusione. Ora, su quei monti, un posto per i gatti "di fuor" ci sara' sempre.

Grazie Gattobrutto.

Morte di una gattina per avvelenamento

Ieri abbiamo tentato di salvare un gatto avvelenato: inutilmente. E' morto dopo 4 ore di agonia dal veterinario, in quell'altalenarsi di segni incoraggianti ed evidenze cliniche che negano le speranza piu' accanite. Il topicida uccide perche' liquefa il sangue: l'animale comincia ad avere emorragie interne e perde sangue dalla bocca e dal naso... si muore per ipotermia e perche' non si riesce piu' a respirare. Bello vero? Bella morte "civile" ed "umana" vero?

Questi veleni si trovano in tutti i negozi di agraria, o anche di animali, e nessuno o pochissimi commercianti rifiutano di venderli. Sono perfettamente legali e chiunque senza esibire un documento, senza disporre di uno straccio di autorizzazione puo' comprare a carrettate. Ma un minimo di senso etico e il commercio sono evidentemente concetti che non possono convivere.

La gente li compra perche' ha "i topi" in casa o fuori; compra dei prodotti a basa di metaldeide perche' ci sono le lumache che "rovinano l'insalata" e non si fermano nemmeno un momento a pensare quanto sia incivile e barbaro risolvere un "problema" sterminando altri esseri. Oltre a questo, non sanno o se ne fregano di far fare la stessa terribile fine anche a un cane o a un gatto, randagio o di qualche famiglia: un'agonia fatta di spasmi convulsivi, perche' questi veleni attaccano il sistema nervoso centrale.

Per quanto riguarda cani e gatti, questi sono gli assassinii colposi dettati da ignoranza e superficialita'. Poi ci sono quelli dolosi, intenzionali, premeditati. Ci sono persone che comprano questi veleni con il preciso scopo di uccidere animali d'affezione e quindi di commettere un reato penale, pochissimo denunciato e quasi mai perseguito - perche' e' tale l'uccisione di animali secondo la legge (L 189/2004).

Lo fanno per fare un dispetto al vicino, per cattiveria e sadismo, perche' ci sono troppo gatti "che danno fastidio" e sono talmente ignoranti da non sapere che si possono sterilizzare. Lo fanno poi i cacciatori, "professionalmente";, perche'; vogliono liberarsi della concorrenza dei predatori selvatici (volpi innanzitutto).

Bisogna vietare questi veleni perche' procurano una morte orrenda agli altri animali e ai topi. Sottolineo: TOPI. Perche' non c'e' nessuna ragione, oltre l'interesse di chi produce, commercializza, vende, e fa "derattizzazion" a sostegno di questi veleni. Le derattizzazioni si possono fare con metodi incruenti e la miglior dimostrazione che questo metodo, fondato sull'avvelenamento, non funziona e' proprio dato dal fatto che continua ad esserci necessita' continua di "derattizzazioni".

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La gattina che questi vigliacchi hanno ammazzato ieri, in questo modo orribile, era di un poveraccio. Di una persona sola e anziana che vive dell';affetto di questi animali.

Fistolino e Garfield

Fistolino

Le storie di gatti sono in fondo tutte uguali. Arrivano qui, si cerca, si fa il possibile per garantirgli qualche mese o anno di vita... poi se ne vanno. Si piange, si scava la fossa e si va avanti, con altre storie, con altre vite cui si cerca di dare una chance.

Quello che raccontiamo pero' e' solo quello che vediamo noi...

Un po' meno di due anni fa, sara' stato novembre o giu' di li', c'era un gatto nero che si aggirava qua attorno. Me lo aveva segnalato anche Susanna, una signora che ogni tanto veniva a dare una mano al rifugio. "Ma guarda che sta male, sembra abbia qualcosa ad un occhio..." "Si', lo so, ma bisogna prenderlo". Non ero molto convinto, probabilmente si trattava di uno di passaggio, e mettere la trappola vicino a casa sarebbe stato un casino. Sarebbero entrati tutti meno lui... Quel film l'avevo gia' visto anni prima quando avevo cercato di prendere Simina che aveva un brutto ascesso... e alla fine era guarita da sola...

Una sera l'avevo beccato che si era rifugiato nella cuccia che sta fuori, vicino alla porta. "Proviamo..." - mi dico -"appena mi avvicino con la trappola schizzera' via... ma almeno un tentativo l'avro' fatto". Cercando di fare il meno rumore possibile, tolgo la chiusura alla trappola e l';avvicino all'entrata della gabbia: silenzio, nessuna fuga. Tempo trenta secondi e si infila dentro! Chiudo... evvai!

"Ciao, sono io, ti porto un selvatico con un occhio pieno di pus, e che respira da schifo...". Gabbia in macchina, salutino agli altri e via. Che i randagioni stiano bravissimi in macchina e' normale: sono talmente spaventati dal trovarsi in una gabbia che fanno l'unica cosa possibile: stare fermi... e pregare di sgamarla alla prima occasione.

Quando pero' togli la coperta dalla gabbia e la metti sul tavolo da visita, ti devi aspettare le zampate, le ringhiate, i soffi... Invece niente. Se ne stava tranquillo come un gattino abituato ad essere portato dal veterinario. Un'occhiata d'intesa, e proviamo a tirarlo fuori: nessun problema. Si fa visitare, si lascia pulire tutto quel pus che gli aveva quasi coperto l'occhio, si lascia pure mettere la cannula. Mai visto uno cosi';...

Aveva una fistola orofaringea infetta e naturalmente era anche FIV-FeLV... Ottime credenziali per entrare al rifugio laCincia! L'intervento lo abbiamo ecluso subito, primo perche' piuttosto invasivo, e poi su un "fi-fi" avrebbe comportarto piu' rischi che benefici. Si trattava di tenere sotto controllo l'infezione, aiutarlo con l'interferone... e sperare bene...

E in effetti e' andata bene, Fistolino, potevamo chiamarlo altrimenti? :-) e' vissuto bene quasi due anni. Si e' ambientato subito, entrava e usciva come voleva, mangiava, si prendeva il sole nell'erba. Negli ultimi tempi, con Lifino, era uno dei miei due angeli custodi: uno su un cuscino, l'altro sull'altro.

E' sempre stato abbastanza bene... oddio, bene per quello che aveva. In quei due anni si e' fatto non so quanti cicli di antibiotico e interferone. La sua fistola si chiudeva per qualche tempo, poi si infettava di nuovo, cosi' fino a quando ha retto il suo midollo. Poi e' cominciata una brutta leucopenia, l'ematocrito a scendere, l'illusione di una repentina risalita ad un cambio di antibiotico. Ma era sempre piu' debole, e passava sempre piu' tempo a dormire, aveva smesso di mangiare. Neanche una trasfusione gli ha dato un fugace sollievo. L'abbiamo addormentato sul suo cuscino...

Questa e' la storia che possiamo raccontare noi, ma chissa' loro cosa potrebbero raccontare... Noi non sappiamo, non capiamo nulla di loro, della loro vita, delle loro esigenze. Ci illudiamo quando diciamo "il nostro gatto";, quando pensiamo di avergli dato tutto l'affetto, tutta la protezione possibile. Suppongo che Fistolino volesse essere aiutato: lo suppongo da come si e' fatto prendere, e dal non essersi mai allontanato come invece e' stato per tanti altri. Lo suppungo, ma non so come mai altri decidono di andarsene... se si offendono per un'attenzione in meno, perche' non si sentono abbastanza amati, o per qualcos'altro che non riesco a capire.

E' che siamo solo gestori di una locanda di passo, dove i viandanti si fermano per una notte o una settimana. Serviamo la cena, mesciamo il vino, rassettiamo la stanza a notte fonda. Il mattino qualcuno sale in groppa al cavallo e se ne va. Ci resta un saluto stemperato nel rumore degli zoccoli sulle foglie che brillano di rugiada.

Ciao Fistolino...

Garfield

Un giorno mi chiama Paola chiedendomi se posso prendere un gatto che una sua amica aveva catturato in una colonia. Da quel posto ne erano gia' spariti diversi... e in modo strano. La risposta e' stata ovviamente si'.

Dopo la sterilizzazione e qualche giorno di cura per una brutta gengivite era arrivato qui. Era abbastanza tranquillo, ma qualche giorno di gabbia se lo doveva fare, se non altro per finire il ciclo di antibiotico e per abituarsi alla casa. Prima di uscire controllo sempre che le gabbie siano ben chiuse... ma quel mattino no. Era un sabato e saro' stato fuori non piu' di un'ora o due. Gli e' bastato per uscire, infilare lo sportellino che porta fuori e sparire. Quando sono tornato a casa era gia' tardi, e hai voglia a cercare un gatto per i boschi... Ti incazzi, maledici la tua sbadataggine e nello stesso tempo sai che di errori se ne fanno comunque, che e' illusorio pensare di non farne. Ci stai di merda, perche' i tuoi errori li pagano sempre loro... ed e' questo che ti fa star male.

Poi speri che ritorni, e' successo tante volte che scappano, che spariscono per tre o quattro giorni, poi belli belli si rifanno vedere. Magari decidono di stare fuori oppure rientrano in casa. ma lui, no.

Si mettono i cartelli in giro, era un gatto rosso abbastanza riconoscibile... e si spera che qualcuno chiami. E per Garfi hanno chiamato, almeno un paio di persone, ma si trattava sempre di qualcun'altro. Una volta ce n'era uno che mi sembrava, o meglio mi illudevo che gli assomigliasse... in fondo l'avevo visto cosi' poco e poi di tempo ne era passato. Gli avevo anche fatto una foto e avevo mandato l'MMS a Paola per un identikit in diretta...
Passa forse un'altro mese e mi chiama uno dei postini di qui, che l';aveva visto girare vicino ad una casa... Beh, lo scettismo era ormai d'obbligo, ma vado a vedere e a mettere altri cartelli in quella zona. Il giorno dopo mi chiama una signora dicendomi che c'e' un gatto rosso in quella zona, ma e' il loro... Il giorno dopo ancora mi chiama un'altra signora dicendomi che si', che da due o tre mesi c'e' un gatto rosso che viene sempre a mangiare da lei...

Vado a vedere e stavolta era proprio lui! Senza nessun dubbio.

Chiamo Paola dicendogli che stavo andando dal veterinario ...con Garfield. Non ci voleva credere. Che contentezza poterle dare quella notizia! Contentezza di averlo trovato, di aver riparato alla colpa di esserselo fatto scappare... e' stato uno dei momenti belli di questo mestiere.

Poi sono stati forse un paio di mesi tranquilli. Garfi si era ambientato benissimo, entrava e usciva come gli altri, veniva a dormire a casa... tutto bene.

Tutto bene fino a quando lo porto a vedere perche' mangiava poco. Si fa un paio di giorni di terapie per la gengivite, ma con scarsi risultati. Non aveva una bella bocca, ma non tale da giusticare quell'abbattimento. Lo porto da Stefano... e la diagnosi e' proprio brutta: FIP. Si fa la solita terapia, l'aspirazione del liquido, il cortisone in pancia e l'interferone. Qualche mese prima c'era stato un gattino di circa un anno ed e' andato avanti piu' di due mesi vivendo bene, solo con una punturina al giorno. Quando lo vado a prendere dopo 7 giorni di terapia lo trovo dimagrito in modo impressionante, debolissimo, mangia, lecca qualcosa piu' per farmi piacere che per altro. Era chiaro che quel mese o due che la FIP, quando va bene, ti concede per lui ci sarebbero stati.

Due giorni dopo lo devo addormentare... se ne e' andato tranquillamente, si e' spento senza un rantolo. E tu, un'altra volta sei li', con la pala in mano, ad asciugarti gli occhi con le mani sporche di terra.

Sordina la gatta che voleva vivere

Ci siamo guardati negli occhi per abbassarli subito dopo sulla siringa. Con quella specie di singhiozzo leggero aveva smesso di respirare. "Se n'e' andata..." mi dice. Si', gia' con una piccola dose di anestetico ha smesso di respirare. Me la stringo ancora piu' stretta mentre Veronica finisce di iniettare il farmaco eutanasico in quel corpicino ormai senza vita... Fifino era con noi, era venuto a salutarla anche lui.

Sordina se n'e' andata cosi'. Era il secondo giorno che non mangiava e ancora quel mattino avevo provato, con poca convinzione a dire il vero, a darle un po' di omogeneizzato con la siringa. Ma non era come le altre volte che bastava "incominciarla" e poi mangiava di gusto. Non ho avuto dubbi quella volta. Ho chiamato la clinica e sono stato contento quando Veronica mi ha detto "vengo io". Da alcuni giorni ormai non si muoveva piu' dal cuscino che le avevo sistemato vicino al termosifone.

L'arrivo a casa

L'anno scorso avevamo un banchetto al VegFestival con leSfigatte ed e' stato li' che abbiamo conosciuto la "mamma" di Sordina. Paola ci aveva chiesto se potevamo trovare una sistemazione ad una gatta che stava in un cortile di una casa in campagna. Doveva essere una gatta domestica, poi abbandonata dai proprietari quando avevano traslocato. Lei era diventata giocoforza una randagiotta, era stata sterilizzata e un paio di anni prima era risultata positiva ai virus FIV e FeLV. Per non farsi mancare niente aveva pure un brutto carcinoma squamo-cellulare bilaterale alle orecchie che le aveva letteralmente "mangiato" una buona meta' di entrambi i padiglioni auricolari.

Il giorno che Paola aveva deciso di portarla qui, ero impegnato in un qualche presidio: "Fai che portarla da Montafia" - le dissi - "cosi' gli fanno subito gli esami e poi vado a prenderla io". Quella volta non ci siamo nemmeno visti e quando sono andato a recuperarla mi sono trovato davanti una bella gattona bianca con la coda scura e qualche macchia rossa e nera. Nonostante la positivita' a FIV/FeLV ed il carcinoma, gli esami erano a posto.

Sordina si e' ambientata molto in fretta. Dopo qualche giorno girava in casa tranquillamente e ci ha messo poco ad imparare l'uso dello sportellino. Ma solo per uscire... per entrare invece voleva che il maggiordomo le aprisse la porta. D'altra parte, io che ci sto a fare? Quelle orecchie pero' non andavano per niente: le prudevano e, grattandosi, si procurava delle brutte emorragie. Qualche macchia qua e la', poi una volta ho trovato la ciotola dell'acqua tutta rossa di sangue... Bisognava fare qualcosa.

L'intervento

Tentare l'intervento o no? Questo e' stato il primo quesito. L'asportazione chirurgica e' la procedura d'elezione per questi tipi di tumori. Quando e' colpita solo la punta delle orecchie si puo' intervenire in modo meno invasivo, ma in questo caso non era da escludere una TECALBO (1) e, soprattutto, si era in presenza di un soggetto FIV e FeLV positivo.
O si sceglieva il fatalismo, la rassegnazione del non fare nulla o si interveniva. Non era rischioso l'intervento in se', ma gli effetti che lo stress anestesiologico e chirurgico potevano avere su un gatto FIV/FeLV positivo.

Il fatalismo ha forse le sue ragioni, ma io non le comprendo, ci vedo la comodita' del non fare nulla, il rifugiarsi nell'ineluttabilita' del destino o di come lo si voglia chiamare.
Perche' allora darsi da fare per salvare degli animali? Tanto tutti dobbiamo morire... come avevo sentito dire da una [...] contadina di queste parti per giusticare il fatto di mandare al macello un bel vitellino...
No, quello che possiamo fare va fatto. Sempre. Senza l'intervento Sordina sarebbe morta nel giro di un mese o due. Chiedersi "cosa serve?", "ne vale la pena?" non porta a niente. Se possiamo dare una chance a un animale abbiamo il dovere di farlo. Punto.

Alternative non ce n'erano e cosi' si e' deciso per la chirurgia. Marco e' riuscito ad asportare il tumore con un buon margine evitando la TECALBO, e nei primi giorni del post-operatorio lei stava bene e mangiava di gusto. Tecnicamente l'intervento era andato benissimo e anche clinicamente sembrava tutto a posto. Ma dopo qualche giorno dall'operazione, Sordina e' diventata anemica. L'ematocrito (cioe' la percentuale del volume di sangue rappresentata dai globuli rossi) ha cominciato a scendere: da 31 che era prima dell'intervento (valori normali nel gatto: 28-46), e' sceso a 21 per crollare a 6 nell'arco di pochi giorni.

Malgrado la somministrazione di interferone omega felino, un farmaco che pare avere una qualche efficacia nel trattamento delle patologie FeLV-correlate (2), sembrava che il suo midollo osseo non stesse lavorando, la conta dei reticolociti (i globuli rossi immaturi), un importante segnale di rigenerazione, non dava troppe speranza di recupero.

Con quei valori di ematocrito, noi, o anche un cane, saremmo gia' morti... Lei, con la sua faccetta buffa senza un filo d'orecchie, continuava a mangiare e comportarsi normalmente, come se quegli esami non fossero i suoi.

Il protocollo terapeutico (2) prevede tre cicli di interferone a 1 MU/kg per 5 giorni ripetuto a distanza di 15 gg e poi dopo 2 mesi. Di cicli ne abbiamo fatti cinque a distanza ravvicinata. Quando vedevamo che 'sto benedetto ematocrito, dopo il terzo ciclo non voleva saperne di salire, la speranza cominciava davvero a scemare. Ma dopo il quarto ciclo e l'ennesimo esame... finalmente 30!! Evvai!!!

L'ematocrito e tutti gli altri parametri ematici erano ritornati praticamente nella norma! Pian piano il suo midollo aveva ricominciato a lavorare e produrre globuli rossi...

Forse perche' in questo lavoro sono ben piu' i giorni brutti che quelli sereni, quando ti arrivano notizie cosi' ti sembra di toccare il cielo con un dito. Rompi le balle a tutti, vuoi condividere questa felicita' con chi ti puo' capire... Sotto sotto pero' qualche speranza la nutrivo perche' notavo che le mucose non erano cosi' bianche, che il nasino pian piano prendeva il suo naturale colore rosa, ma ci voleva l'esame, quel bellissimo esame, a confermare questa mezza intuizione e questa mezza speranza.

L'autunno e l'inverno

Sordina stava bene, usciva al mattino e se ne stava in giro tutto il giorno, si faceva delle corse a perdifiato sul prato, saltava... e ogni tanto faceva pure la prepotente con gli altri :)

Per quattro mesi e' andato tutto benissimo, quando cominciava a fare freddo lei usciva la mattina e alla sera la recuperavo nella stalla, dove andava a scaldarsi in mezzo al fieno con la pecorona e la capretta...

Sordina non e' mai stata una gatta coccolona. Si faceva accarezzare e ogni tanto ti faceva le fusa, ma era di quelle che se ne stanno sulle sue. "Si', sei mio amico, ma ...a distanza" sembrava dire. Ci sono gatti un po' appiccicosi e altri che proprio di te se ne fregano. Lei era diversa. Non ti veniva mai in braccio, una carezzina ok, ma poi basta. Non so se questo fosse a causa del suo abbandono e della diffidenza che ne era derivata, o se fosse proprio cosi' di carattere.

I gatti-gatti sono cosi'. Puoi metterti in ginocchio, dargli anche tutto l'oro del mondo, ma manterranno sempre quella distanza, saranno sempre "altro" da te, e non mancheranno di fartelo capire...

La recidiva e la FIP

L'esperienza ha purtroppo insegnato che sui gatti FIV e FeLV, anche i segni piu' insignificanti non si devono mai sottovalutare. Un abbattimento, una leggera letargia, un'inappetenza possono essere niente ma possono anche essere sintomi di patologie importanti. Patologie che si possono curare se diagnosticate per tempo. Vale sempre, ma in particolare per questi gatti il cui sistema immunitario e' compromesso.

Infatti, come temevo, non si trattava di una banale infezione, di un' irritazione causata da un grattamento, ma di una recidiva del tumore. Recidiva che aveva colpito la cute in corrispondenza della tempia.

Cosi', a inizio gennaio Sordina e' ritornata in clinica dove, inoltre, si sono accorti della comparsa di un sospetto rigonfiamento dell'addome. Aspirano e ne esce quel liquido giallo filamentoso che non lascia molti dubbi...Fanno un'ecocardiografia per escludere problemi cardiaci e, purtroppo, come si era subito sospettato, e come i successivi esami confermeranno, si trattava di un versamento da FIP.

Non sapremo mai se e' successo in concomitanza con il ricovero o no. Non e' chiaro quale o quali siano i fattori che fanno "scattare" la FIP in un gatto positivo al coronavirus. Pare che un abbassamento delle difese immunitarie o lo stress causato ad esempio da un cambiamento di casa, un intervento chirurgico, l'introduzione di un nuovo gatto, possano promuovere una mutazione genetica del coronavirus intestinale felino e, conseguentemente, la malattia. Inoltre, i gatti FeLV-positivi sembrano sviluppare la FIP con maggior frequenza.

FIV, FeLV e FIP...

Una gatta FIV, FeLV e ora anche FIP, con un carcinoma recidivante, sarebbe da sopprimere. La FIP, specie la forma umida come in questo caso, e' una patologia che porta a morte nell'arco di settimane o di mesi, anche con le cure piu' aggressive (3).

Voglio ricordare Michel... un bellissimo gattino di circa un anno con FIP umida e positivo a FeLV. Era arrivato alla clinica e abbiamo avuto il permesso dai proprietari di tentare di salvarlo o, meglio, di prolungarne la vita.
Il protocollo Ishida(3) che prevede inizialmente la somministrazione di interferone e desametasone (un cortisonico) per via intraperitoneale e una continuazione del trattamento con iniezioni sottocutanee aveva funzionato. Il versamento si era riassorbito nell'arco di 5-6 giorni, ma poi l'immunosoppressione indotta dal virus FeLV, ha avuto la meglio...

Per contrastare la FIP e' necessario attuare terapie immunosoppressive (con i cortisonici), mentre per il FeLV, un virus che deprime il sistema immunitario, queste stesse terapie sono pericolose. Quello che "fa bene" per la FIP, "fa male" per il FeLV. Con Michel siamo riusciti a fermare la FIP, ma abbiamo aperto la strada al FeLV.

Sordina era pure peggio: oltre a FeLV e FIP c'era il virus FIV e la recidiva del carcinoma. Se nel caso della FIP c'e' qualche riferimento in letteratura che puo' aiutare nell'impostare una terapia, non esistono pubblicazioni, a nostra conoscenza, su casi clinici analoghi a quello di Sordina.

Sperimentare o sopprimere

L'alternativa era una sola: provare e sperimentare o sopprimere. L'accusa, facile, e' quella di accanimento terapeutico.

Abbiamo scelto di andare avanti ben sapendo che ogni giorno poteva essere l'ultimo, ben sapendo che ogni giorno bisognava decidere se aveva ancora senso fare quell'iniezione o no, ben sapendo che su di lei facevamo "un esperimento".

Il problema etico di rispettare la sua dignita' di animale malato e' stato un pensiero costante nei due mesi di sopravvivenza dall'insorgere della FIP. Era giusto ricercare l'alchimia di farmaci che le consentissero di andare avanti? Era preferibile un gesto di pieta'? E' stato egoismo e voglia di dimostrare la nostra capacita' di "fare qualcosa"? Le abbiamo fatto del bene o abbiamo solo prolungato la sua agonia?...

A queste domande non credo, non crediamo, si possano dare risposte univoche. In quei due mesi abbiamo guardato, ogni giorno, a due cose: prima di tutto alla sua voglia di vivere e, poi, a non effettuare esami clinici invasivi e/o non strettamente necessari per la cura.

In quei due mesi Sordina e' vissuta sempre nella sua casa, in compagnia degli altri gatti, libera di muoversi, di uscire a prendere il sole, di scegliersi il posto dove mangiare e dormire. Questa e' la storia di quei due mesi.

I due mesi

Quella domenica Paola, come faceva da tempo, era venuta al rifugio per dare una mano nella cura dei gatti e, finito il lavoro, siamo andati a trovarla in clinica. Il versamento era ormai assorbito e l'intenzione era quella di portarla a casa dove avrebbe potuto continuare la terapia. Stavamo entrando quando sentiamo un gatto che urla. Era lei... emetteva vocalizzi, non si reggeva in piedi, respirava male... Davide e Saray l'avevano tolta poco prima dalla gabbia per controllarla con l'ecografo e li', quando era coricata su un fianco, era iniziata la crisi. Non aveva quasi riflesso pupillare, era dispnoica...Temevano che se ne andasse. "Per fortuna che era in clinica..."- pensavo - "fosse successo a casa, con me presente o meno, sarebbe andata diversamente..." Mentre gli stavamo dando l'ossigeno, mentre la controllavano, non pensavo pero' a niente. In quei frangenti non pensi - non devi pensare - a niente se non a fare quello che devi: dovevo tenerle vicino il tubicino dell'ossigeno e basta. Per fortuna quella crisi e' durata poco. Nell'arco di pochi minuti il respiro ha cominciato a regolarizzarsi, dopo dieci o forse meno Sordina si reggeva gia' in piedi sul tavolo da visita. Ancora un accenno di crisi quando stupidamente l'ho presa in braccio a pancia in su... Poi, rimessa in gabbia era di nuovo tranquilla... e ha pensato bene di mettersi a mangiare.

Cosa fosse successo non l'abbiamo capito. Probabilmente si e' trattato di un problema a livello di sistema nervoso centrale causato dalla FIP, ma la possibilita' di sottoporla ad un prelievo di liquor per confermare questa ipotesi e' stata scartata. E' un esame che si fa in anestesia e in questo caso non avrebbe dato ulteriori indicazioni terapeutiche. L'unica cosa che si poteva fare era continuare con il protocollo a base di interferone e cortisone per la FIP cercando contemporaneamente di tenere a bada le infezioni secondarie con gli antibiotici. E sperare...

Quando ce ne siamo andati dalla clinica ho detto a Paola di salutarla...

L'abbiamo lasciata li' dove poteva essere controllata di continuo. Non ci sono state altre crisi e dopo qualche giorno e' finalmente potuta tornare a casa. Le prime giornate sono state un incubo: non tanto per lei che stava bene e che si faceva gli affari suoi come al solito, quanto per me. Mi aspettavo una di quelle crisi in ogni momento. Al mattino avevo paura ad alzarmi per il timore di trovarla morta da qualche parte, e cosi' pure alla sera... quando rientravo dal lavoro ed aprivo la porta senza vederla come di consueto sul divano. Poi, magari la beccavo mentre si stava mangiando i croccantini e mi guardava come a dire: "Beh? Che vuoi... ciao" e continuava a mangiare.

Una casa piena di gatti non e' certo il posto ideale per un gatto FeLV-positivo e, a maggior ragione, per un FeLV-positivo sotto terapia immunosoppressiva. Un gatto FIV o FeLV dovrebbe vivere in un posto tranquillo: da solo o con pochi altri gatti... non certo in una casa-rifugio dove la possibilita' di contrarre infezioni, anche banali, e' molto alta.
Una rinotracheite che in un gatto adulto sano si risolve spesso con poche cure ed in breve tempo, per un gatto in queste condizioni o per dei gattini puo' diventare un problema serio. Quando un gatto, a causa di quello che chiamiamo gergalmente "raffreddore", non riesce a sentire gli odori non mangia. Allora bisogna aiutarlo, mettendogli dei pezzettini di cibo in bocca o usando una siringa con dell'omogeneizzato o, nei casi piu' gravi, mettendogli un sondino.

Con tanti gatti per casa era impossibile che Sordina non si prendesse nulla, ma per fortuna sono stati solo banali raffreddori con un po' di catarro, che pero' le toglievano appetito e quindi bisognava imboccarla, darle altri antibiotici e fare dell'aerosol.

Stando al protocollo, una volta scomparso il versamento si sarebbe dovuto continuare l'interferone una sola volta la settimana. A Sordina invece e' stato somministrato interferone omega felino in modo continuativo al dosaggio di 1MU/Kg, unitamente al cortisone ed agli antibiotici.

La nostra grande paura era una nuova formazione di versamento addominale/toracico o una sepsi (infezione diffusa in tutto l'organismo) favorita dal virus FeLV come era successo nel caso di Michel. Raffreddori a parte, c'e' invece stata una significativa progressione della recidiva del carcinoma squamo-cellulare. Sentito Stefano, abbiamo deciso di tentare un ciclo di chemioterapia a base di ciclofosfamide. E' un farmaco che deve essere somministrato per via endovenosa ma una mezza giornata in clinica non era poi la fine del mondo. Sordina ci era abituata... in macchina se ne stava brava nel trasportino e non dava l'impressione di patirne troppo.

A febbraio Sordina ha manifestato un paio di episodi che per certi versi hanno ricordato la crisi che aveva avuto la prima volta in clinica. Forti miagolii (ma essendo sorda non si sentiva e, quindi, alzava il volume), sbandamenti nel camminare, voglia di uscire improvvisa... La prima cosa che ti viene da pensare in questi casi e' che ti stia dicendo: "Basta!, lasciatemi andare...". E' vero che stava dimagrendo, beveva molto, mangiava meno ed era sempre piu' incerta sulle zampe, ma andava a giorni.
C'erano quelli in cui se ne stava a dormire tutto il giorno ed altri in cui la vedevi arzilla e quasi vivace. Davide e' venuto in uno di quelli buoni: una giornata luminosa dopo la nevicata della notte.
"Ti sembra che sia ora?"
"No" mi ha risposto. Ero d'accordo. Abbiamo deciso di regalarle quanti piu' giorni possibile... e lei di voglia di vivere ne aveva ancora.

A meta' febbraio non c'era un filo di versamento, ma Sordina era diventata fortemente anemica. All'auscultazione cardio-polmonare non si riscontravano anomalie; il tumore cutaneo era significativamente regredito, ed ecograficamente la struttura dei reni appariva alterata. Abbiamo iniziato a somministrarle eritropoietina per provare a stimolare la produzione di globuli rossi da parte del midollo osseo.

Sono contento che Paola sia riuscita a vederla ancora una volta verso fine mese quando stava ancora abbastanza bene. Voleva starsene fuori, davanti alla porta a prendere il sole. Ci e' anche "scappata" quel giorno... la birichina...

Poi basta. Gli ultimi giorni se ne stava sempre vicino al termosifone, mangiava sempre meno e le mucose erano sempre piu' pallide. Il 3 marzo, verso le 16, ha smesso di respirare.

La domenica seguente, io e Manu, l'abbiamo messa a dormire con gli altri.

Un ringraziamento speciale a Paola Cavana e Davide Ripanti che hanno vissuto tutta la sua odissea; a Stefano Bo cui ci siamo rivolti per dei consulti; ad Anna Tomas e Marco Montafia che l'hanno operata; a tutto i veterinari della Clinica Val Susa che l'hanno seguita nei periodi di degenza e in particolare a Veronica Baroero e Saray Mayayo.

Note:

(1) TECALBO: (Total Ear Canal Ablation - Lateral Bulla Osteotomy) una procedura chirurgica che prevede la rimozione del condotto uditivo esterno e di porzioni della parete latero-ventrale della bolla timpanica al fine di eseguire un'accurata asportazione dei tessuti in essa contenuti. Buracco P. "La TECALBO nel cane e nel gatto". La settimana Veterinaria, N° 416, 28 Gennaio 2004.
(2) K. Hartmann: Infezione da virus della Leucemia felina; Veterinary Interferon Handbook 2^ edizione, 2008; Le Point Veterinaire Italie, v Medardo Rosso 11, Milano
(3) K. Hartmann, S. Ritz: Caso clinico; Veterinary Interferon Handbook 2^ edizione, 2008; Le Point Veterinaire Italie, v Medardo Rosso 11, Milano

Il ricordo di Paola

Sono Paola, la "zia" di Sordina, e non la "mamma", visto che non ho potuto portarmela in casa 'che ho altri due mici, e lei era FIV e FeLV positiva.
Ho conosciuto Sordina in campagna, l'estate di due anni fa, vicino a Chivasso: era la micia di 5 anni circa di due "gentili signori" che hanno venduto la loro casa alla mia famiglia.
Nonostante le mie fervide raccomandazioni di trovarle una sistemazione prima di andarsene (non potevano portarla con loro, visto che partivano per la Svezia...), Sordina e' stata abbandonata.

Le mie preoccupazioni erano varie: l'impossibilita' di nutrirla tutti i giorni, trascorrendo solo qualche fine settimana in campagna e poi la presenza della cagnolina di mio fratello, tanto buona con gli umani ma non altrettanto con i gatti. Qualche inseguimento burrascoso c'e' stato, ma per fortuna senza conseguenze. Quanto al primo problema, era ridimensionato dalla presenza di un vicino di casa che dava da mangiare a Sordina come ad altri gatti randagi della zona.

Restava il forte dispiacere di pensare ad una micia di casa sbattuta fuori, e sorda per giunta, ma pronta a dare e ricevere tanto affetto (mi ricordo che faceva le fusa anche quando mangiava ...). Cosi' ho messo qualche annuncio per trovarle casa. Un giorno, un anno fa circa, vengo contattata da una signora che cercava una micia. A questo punto prendo Sordina e la porto dal veterinario per gli opportuni controlli e li' scopro che la gatta aveva un carcinoma alle orecchie e, come se non bastasse, era FIV e FeLV +. Io nulla sapevo di tali patologie, salvo la possibilita' di contagio con altri gatti e la ridotta aspettativa di vita per chi ne e' affetto. A detta del veterinario questa situazione escludeva l'opportunita' di fare l'operazione alle orecchie.

E cosi' l'adozione e' andata a monte... Intanto lei continuava a vivere in campagna, con la ferita alle orecchie che peggiorava. Una volta, era talmente debole (forse per la perdita di sangue) che l'ho portata dal veterinario, pensando che fosse arrivata la fine: invece cosi' non era; le e' stato somministrato dell'antibiotico e lei si e' ripresa (come tante altre volte nella sua "seconda" vita ...)
Avendo avuto notizia dell'esistenza delle Sfigatte, mi sono recata al Vegfestival per cercare una soluzione. La' ho conosciuto Valter il quale mi ha parlato de La Cincia e della possibilita' di ospitare proprio gatti FIV e FeLV positivi. Una fortuna inaspettata!

Il resto e' stato raccontato. .Io posso solo dire che per Sordina e' stata una rinascita: e' stata accolta in una casa con altri gatti, a cui lei era gia' abituata, con tanto spazio all'aperto (a cui forse avrebbe rinunciato con fatica, chiusa in un appartamento) insieme ad una persona che l'ha curata e accudita nel migliore dei modi. Sordina e' arrivata a Val della Torre nel mese di giugno 2009. Ha vissuto ancora poco piu' di otto mesi, ma quest'ultimo e' stato un periodo sicuramente felice.
Un forte ringraziamento alla Cincia e a tutti coloro che hanno curato Sordina. (Paola)

I "miracoli" di Noche

Una calda sera d'estate mia mamma decise di scendere dalla collina con la sorella per andare a trovare delle amiche, ma la strada era bloccata da una macchina che si era fermata. C'era una gattina nera che dormiva proprio nel bel mezzo della strada sterrata: dalla macchina era scesa una ragazza che ha preso la piccolina e l'ha convinta ad andare a dormire in un posto meno pericoloso... cosi' le macchine sono poterono passare.

Al ritorno dalla serata mia mamma noto' che nel mezzo di quella strada c'era ancora la batuffolina nera, e sua sorella le disse: "ma Anna non la prendere e' malata!" Mia mamma torno' a casa e parlo' con il capo famiglia, mio padre, che non credendo al racconto volle subito andare a vedere se la gattina era sempre li'.. ebbene si'... e sembrava che dicesse: "Prendetemi!!" E cosi' fu presa!

Era piccola e brutta, aveva le orecchie enormi, magra, piena di pulci e poteva avere non piu' di due mesi. Io iniziai fin da subito a fotografarla e le sorelle di mia mamma subito a pensare che avevamo preso una gatta che poteva avere tutte le malattie del mondo!

Nera come la notte e un riflesso color noce.. ecco "Noche" ...era il nome piu' giusto! Il giorno dopo andammo subito dal veterinario che ci consiglio' un periodo di isolamento, in attesa dell'esito di alcuni test: FIV, FeLV e FIP! Noi abbiamo gia' una gatta, quindi i sogni di vederle insieme erano nati fin dal primo giorno, pensando che Kamilla gli avrebbe fatto da mamma, ma i test non arrivavano...

Cosi' Noche si passo' 40 giorni di isolamento in una veranda, finche' un giorno.. ci dissero che era malata di FeLV e FIP e non avremmo mai potuto metterla insieme ad altri mici! Giochi diversi con il nome sopra, ciotole diverse, lavarsi le mani dopo averla toccata, mille attenzioni, i turni per poter stare con noi..

Passarono due anni di carcere finche' un giorno decidemmo di trovare un po' di compagnia a Noche. Cercai in internet.. su google.. "gatti-fip..", "gatti-fip- torino.." trovai un sito "la Cincia" e decisi di esporre il mio problema: "ho una gatta malata di FIP e FeLV, posso cercargli un compagno o anche una compagna di gioco anche loro malati?" Mi risposero chiedendomi se ero sicura, se non mi ero sbagliata, che era impossibile... ecc. Allora cercai i test e spiegai nuovamente alla Cincia che era proprio cosi'... ma mi risposero sicuri: "non puo' essere! Portaci la gatta che la esaminiamo noi.."

Nel frattempo, un giorno, passando davanti ad uno stand di un canile, che invitava a non abbandonare i cani (e c'erano numerose foto di cani con occhi pieni di sofferenza) pensai.. ma si'.., perche' non prendere un compagno di gioco per Noche, tanto... l'idea di metterla con altri gatti era svanita.. e cosi' prendemmo un cucciolo: Arthur! Che ridere vederli giocare insieme.. Noche si diverte ancora adesso a fargli gli agguati!

La conversazione tramite e-mail con la Cincia era aperta sicche' un giorno fissammo un'appuntamento con un loro veterinario: il dott. Stefano Bo esperto in malattie infettive dei gatti. Gli fecero subito un test sulla FeLV: il risultato fu immediato...negativooooohhh!! Che bello, non ci credevo!! Il cassetto delle speranze e dei sogni si apri', ma non del tutto.. mancava sapere la presenza del coronavirus (FIP).. ma quel test non era momentaneo.. sembrava tutto irreale! eppure.. era vero..

Dopo 20 giorni il miracolo: Noche non aveva mai avuto nessuna malattia!! Due anni di reclusione per niente, andammo dal nostro veterinario il quale si arrabbio' perche' disse che non dovevo neanche provare a cercare un compagno per Noche perche' non si mettono gatti malati insieme.. in piu disse che era impossibile!! Che i miracoli non esistono! ..e decidemmo allora di ri-fare il test.. e beh? beh, ovviamente Noche non era malata!!

Il veterinario non voleva credere al risultato e non sapeva darsi una spiegazione, comunque sia l'importante e' che Noche non sia malata!

Grazie alla Cincia Noche ha conosciuto i membri della nostra famiglia. Non e' stato tutto liscio come potrebbe sembrare, perche' Camilla, la gatta che abbiamo e' molto, molto gelosa quindi altri due mesi per farle abituare alla convivenza tenendo Camilla al guinzaglio ma adesso sono amiche; anche se non sempre, ma il tempo le aiutera'! Un ringraziamento particolare alla Cincia che mi ha aiutato a solo scopo benefico.

Barbara M.

Dove sta il "miracolo"?

Il "miracolo" di Noche che era FeLV e FIP e poi che non era ne' FeLV ne' FIP ce lo spiega il dott. Stefano Bo in una risposta alla rubrica "Chiedi al veterinario" che riportiamo qui.

In linea generale di fronte ad un paziente che risulta FeLV-positivo con il metodo Elisa (il test rapido che viene usato di solito) e' essenziale accertarsi della presenza di una viremia persistente (cioe' escludere la transitorieta' della viremia) con la ripetizione del test dopo 6-8 settimane, in particolare se il gatto e' stato testato la prima volta prima dei 4 mesi di eta'. Tenga presente che oltre il 40% dei gatti positivi da piccoli possono negativizzarsi. In questo periodo il gatto, come correttamente Le ha suggerito il suo veterinario, deve essere mantenuto in isolamento (non a contatto con altri gatti). Se al secondo test il gattino risulta ancora positivo, allora bisogna essere coscienti del fatto che il proprio gatto costituisce un pericolo per altri soggetti e va quindi effettivamente mantenuto isolato.

Nel suo caso, avendo altri gatti, e volendo farli stare tutti insieme, dopo aver effettuato il test di conferma della positivita' per la sua gattina, e' opportuno vaccinare verso FeLV con richiamo dopo un mese i suoi gatti. Ad oggi le vaccinazioni per la FeLV offrono una copertura simile agli altri vaccini e quindi ci sarebbe una certa sicurezza nel farli stare insieme.

Per quanto riguarda invece la positivita' a FIP, Le rammento che NON esiste un gatto positivo alla FIP bensi' gatti ammalati di FIP. Quindi, se il suo gatto e' sano allora e' positivo SOLO al coronavirus responsabile della FIP (FCoV) e come tale NON trasmette a nessuno la FIP ma, eventualmente, il coronavirus. Anche in questo caso se e' passato molto tempo dal primo test e' comunque opportuno ripeterlo perche' molti gatti positivi ad un coronavirus possono nel tempo negativizzarsi.

Stortina: una (bella) storia di FIP

Quando la mia socia mi ha chiesto di prendere una gatta che volevano sopprimere mi son detto: "oddio, ma perché dobbiamo sempre imbatterci in questi casi senza speranza...". Era un anno fa, e in quel periodo di casi al limite dell'accanimento terapeutico ne avevamo avuti parecchi, ed erano tutti finiti male.

Questa gatta, giovane, di due o tre anni, arrivava da un rifugio: aveva un'atassia completa delle zampe posteriori e non riusciva nemmeno a spostarsi usando le zampe anteriori. Giaceva sempre su un fianco ed era incontinente; l'unica nota positiva in questo quadro disastroso era che mangiava. I veterinari di quell'ambulatorio avevano proposto una TAC perché dalla radiografia sembrava ci fosse un problema alle bolle timpaniche. Peccato che per un rifugio sostenere il costo di una TAC fosse improponibile, e in quelle condizioni l'unica soluzione era l'eutanasia. Quando me la sono vista davanti non avrei saputo dire se l'aver incontrato Manu fosse stato per lei una fortuna o solo un prolungamento della sua sofferenza.

"Va bene, teniamola qui fin che mangia... poi si vedrà". Sulla TAC eravamo dubbiosi anche noi: per il costo ovviamente, ma anche perché non era chiaro se quell'accertamento diagnostico avrebbe potuto darci indicazioni utili a farla guarire o solo a certificare una malattia incurabile. Intanto le sue condizioni continuavano a peggiorare. Era sempre più difficile tenerla pulita, doveva aver male perché non si faceva toccare, nè tantomeno si riusciva a farle il bagnetto, o almeno da solo non ci riuscivo. Ma continuava a mangiare...

Tenerla così senza tentare nulla non aveva senso, e alla fine decidemmo di portarla da Stefano per un consulto. Secondo lui, dalla lastra non c'era nessun problema alle bolle timpaniche, però con quella sintomatologia c'era una buona probabilità che fosse FIP... e la PCR sul liquor e sull'umor vitreo qualche giorno dopo lo confermava.

La FIP, come spieghiamo più diffusamente sul sito, è una malattia letale e di difficile diagnosi: il riscontro strumentale della positività al coronavirus da solo non significa nulla. Moltissimi gatti sono positivi a questo virus, ma non per questo sono FIP. Quando però alla positività si associa una specifica sintomatologia allora, e solo allora si può parlare di FIP. E Melbourne (così si chiamava prima Stortina) era FIP. Per la FIP, anche nella forma "secca" com'era quella di Melbourne, non c'è nessuna cura risolutiva ma solo delle terapie che possono dare dei miglioramenti temporanei e non certo duraturi. Lei era in condizioni davvero gravi, sopratutto in termini di qualità della vita, però a quel punto tanto valeva provarci, se non altro per fare esperienza. Le sue prospettive erano il Tanax subito o il Tanax dopo pochi giorni o settimane. La terapia avrebbe potuto aiutarla o non servire a nulla: in ogni caso sarebbe stato un dato in più che sarebbe stato utile per altri casi.

E la terapia sembra funzionare. Il primo risultato è stato vederla mangiare in una postura quasi normale, poi il trascinarsi verso la cassetta per i suoi bisogni, poi ricominciare a leccarsi... Era lontanissima dall'aver riacquistato la normalità ma altrettanto lontana dallo stato in cui era arrivata. Nell'arco di poco nemmeno un paio di mesi aveva riacquistato una quasi normale mobilità all'interno di un gabbione. Era in grado di spostarsi dalla cuccia, alla ciotola, alla cassetta. Per una gatta che mangiava coricata su un fianco, incapace pure di trascinarsi di venti centimetri era un progresso enorme.

Ogni tanto provavo a farla uscire dalla gabbia, che comunque è sempre stata aperta, per vedere se riusciva a camminare, ma era inutile, si ribellava, forse aveva paura a trovarsi in uno spazio aperto, o forse se ne stava semplicemente bene lì. Ogni sera la sua iniezioncina di cortisone, l'interferone due volte la settimana. Sempre di buon appetito, un bel pelo lucido ...e un pure un filo di ciccia. Così per un sei mesi buoni, fin verso fine dell'anno scorso, quando una sera...

"Ma dove diavolo e' Stortina?" mi sono chiesto non trovandola come ogni sera nella sua cuccetta? ...era tranquilla in un angolo della stanza. Da quella volta nel gabbione ci è stata ben poco. Stava sul letto, poi su un divano, ha cominciato ad uscire fuori casa. Adesso fa le scale senza il minimo problema, salta su e giù dal tavolo, mangia e dorme con gli altri e si fa anche delle corsette nel prato. Non è isolata perché non ha alcun senso isolare un gatto FIP. Gli è rimasto il capino un pò storto e un occhio un pò chiuso. Per il resto si muove in modo praticamente normale. Non male per una che doveva essere soppressa un anno fa, vero?

Attualmente continua la terapia con interferone e cortisone a dosi di mantenimento: una terapia non proprio economica ma nemmeno insostenibile. Questo non vuol dire che "è guarita dalla FIP" ma vuol dire che è un'anno che vive normalmente, e da circa sei mesi mangiando, dormendo, correndo assieme agli altri, e speriamo proprio che continui così...

Adesso, un anno dopo, è cosi': non male vero? :-)

P.S. Stortina purtroppo ci ha lasciati dopo 14 mesi da quando l'abbiamo accolta in condizioni disperate. Una sera l'ho vista che respirava un tantino affannata. Speravo fosse una forma respiratoria, invece si trattava di un versamento. La FIP da "secca" che era è diventata "umida" ...e non c'è stato piu' nulla da fare...
Gli abbiamo regalato oltre un anno: di più non siamo stati capaci...

Lazzarina

Quando mi hanno chiamato perché da M. c'era un gatto che stava male ho subito pensato a un altro avvelenamento. Ce ne sono già stati diversi, tutti denunciati, ma naturalmente senza che si sia mai trovato (e forse neppure cercato) un colpevole. Mettere il veleno è un atto ignobile e vigliacco sempre, ma quando lo si fa per colpire una persona nei suoi unici affetti, uccidendo i suoi animali, è se possibile ancora più vergognoso.

Abbiamo cercato dappertutto e quando l'ho poi trovato vicino alla porta della cantina, tutto sporco di una diarrea gialla da far paura, flaccido come uno straccetto, con quegli occhietti spenti, mi sono solo detto: "eccone un altro..." e mi sono pure incavolato con quel signore: "Potevi aspettare ancora un pò a chiamarmi!" gli ho quasi gridato...

Ero nero: con me stesso, con lui, con questo mestiere che ti mette sempre in queste situazioni. "Evviva" mi sono detto. "Una bella corsa dal vet e poi a scavare un'altra fossa!". Ogni tanto buttavo l'occhio alla gabbietta per vedere se respirava ancora: non ero affatto sicuro di riuscire a portarlo in clinica ancora vivo. Ero solo contento che non fosse un avvelenamento.

Povero M., portandomi via quel mezzo cadaverino gli avevo poi dato una pacca sulla spalla; mi dispiaceva di essere stato duro con lui... ma perché non chiamarmi prima!

Trentatré di temperatura, pressione non misurabile, pupille senza quasi nessuna reazione. Non so come, ma Francesca era riuscita a prendergli la vena. Mentre stava preparando la gabbietta e mettendo in funzione la pompa ad infusione, quell'affarino bianco si era tirato su un momento... ma solo per accasciarsi su un fianco dopo un rantolo proprio brutto. Ci siamo guardati, e credo che tutti e due abbiamo pensato la stessa cosa. "Dai, ormai proviamo..." le ho detto. E me ne sono andato scommettendo con me stesso che non sarebbe arrivato a sera.

Dai primi esami era venuto fuori che aveva 18 di glicemia, e 2000 bianchi. Non era, come mi ero illuso, una infestazione massiva da parassiti che era stata trascurata, M. non aveva tardato a chiamarmi. Era panleucopenia, e quest'anno se ne era già portati via tanti. E' una forma virale schifosa che colpisce prevalentemente i cuccioli: se hanno due o tre mesi non c'è quasi scampo. Se sono un pò più grandicelli come questo, qualche piccola speranza c'è. Ma davvero piccola, e nelle condizioni in cui era quel gattino quasi nessuna.

Alla sera era ancora vivo, il mattino dopo pure, e dopo un paio di giorni la buona notizia che i bianchi cominciano a salire, che tiene la temperatura e la glicemia. Se non fosse stato monitorato giorno e notte, se ne sarebbe già andato, perché in casi estremi come quello non può certo bastare metterlo in flebo e aspettare. Se non si tengono sotto controllo i parametri vitali e non si interviene in modo tempestivo il sistema immunitario e la buona sorte non bastano di sicuro.

Per quattro o cinque giorni si registrano dei piccoli miglioramenti, tanto che smetto di chiamare quelle due o tre volte al giorno per avere notizie. Ma non era destino che filasse liscia e quando cominciava a leccare qualcosa, a mostrare qualche segno clinico incoraggiante è crollato il livello di albumina... Veronica è stata chiara: "Proviamo una trasfusione". Pitbull, un gattone bianco e rosso che con la sua coda tagliata ha davvero l'aria da pitbull, è disponibile, e può dare quei 40 cc di sangue che - forse - gli possono salvare la vita.

Passa un'altro giorno, due e stavolta la ripresa è più netta, decisa. Comincia a mangiare da solo, a dormire bello arrotolato, a fare le fusa... Ormai si può considerare convalescente. Dopo due settimane di clinica, di flebo, di esami, possiamo finalmente trasferirlo in un reparto normale, a completare la cura e a riprendere forze.

Qualche giorno fa è stato adottato. Nome del gatto, che poi è una gattina: Lazzarina, ovviamente, ché non ci speravamo più.

Fifi: abbandonato perche' FIV e FeLV

"Fino a un paio di mesi fa vivevo in una bella casa con delle persone che mi volevano bene, mi coccolavano e non mi facevano mancare niente. Pappa buona, cuccia calda e c'era anche un'altra gattina con cui giocare.

Un bel giorno mi portarono dal dottore per sterilizzarmi (bho, ...dicevano così). Vabbè, non è stato proprio un piacere ma la sera stessa sono venuti a prendermi. Mentre aspettavo nel trasportino sentivo che parlavano fitto fitto col dottore di un test che mi avevano fatto... Alla sera li vedevo strani: scostanti, non mi parlavano né mi coccolavano come al solito.

Qualcosa che non andava c'era, e infatti il giorno dopo mi hanno caricato in macchina e mi hanno mollato in un posto che non conoscevo, e se ne sono andati. Di colpo mi sono ritrovato senza casa, senza compagnia, senza cibo, senza capire cosa mai avessi combinato per meritarmi tutto quello. Scaricato senza tanti complimenti, insomma."

La storia di Fifi non dev'essere molto diversa da questa. Quando delle persone ci avevano chiamati perché c'era questo gatto che gironzolava da loro, vedendo che era appena stato sterilizzato, abbiamo subito pensato che si fosse perso, e abbiamo messo i cartelli in tutti i punti "strategici" del paese. Ma passavano i giorni e nessuno si faceva vivo; passava ancora qualche giorno e lo portavamo dal vet per una banale tracheite.

Di solito il test fiv/felv lo facciamo solo ai gatti che entrano al rifugio e a quelli che devono andare in adozione. Per lui invece si trattava solo di aspettare che si facessero vivi quelli che lo avevano perso. Per un disguido però, il test glielo hanno fatto lo stesso, ed è risultato positivo sia alla FIV che alla FeLV...

Il giorno dopo abbiamo tolto i cartelli perché ormai era chiarissimo quello che era successo.

Da allora è diventato FiFi ed ora è al rifugio con gli altri. Al momento non presenta il minimo sintomo e anche gli esami del sangue sono perfettamente a posto. Lo stiamo aiutando con interferone e cerchiamo per lui un'adozione.

L'ideale sarebbe una persona che non ha altri gatti o che ne ha già con questa malattia.

Storie come queste non sono però solo frutto di egoismo e disinteresse nei confronti dei propri animali. Tante volte una informazione approssimativa e semplicistica, anche veicolata da alcuni veterinari, è tale da suscitare paure eccessive, e non bisogna poi stupirsi se alcune persone si comportino in questo modo.

FIV e FeLV sono malattie importanti, ma non sono "la peste nera". Le possibilità che un gatto FIV o FeLV contagi gli altri gatti di casa (purché vaccinati contro la FeLV) sono dell'ordine del 5%, e l'aspettativa di vita per un FeLV è di almeno 3-4 anni.

La storia di Robi

Fuori, la giornata doveva essere agli sgoccioli, perché se ne erano ormai andati quasi tutti spegnendo le luci, e presto quel posto sarebbe sprofondato nel buio: un buio rotto solo dai lamenti, dalle grida, dalle bestemmie di qualcuno che andava fuori di testa.

Robi aveva una quarantina d'anni; era una donna esile, che portava sul volto i segni di una passata bellezza. Ma era malata, respirava sempre più a fatica, tossiva e ogni volta sembrava che le si spaccassero quei poveri polmoni. Non mangiava quasi niente da tempo e quel suo corpo minuto si era fatto sempre più scarno; il volto solcato da rughe innaturali che non erano dell'età. In quel posto da mesi non le facevano più niente, la lasciavano in quella cella da sola tutto il giorno, le portavano un pò di cibo e basta. Di giorno vedeva un pezzo di corridoio e qualcuno che passava, di notte era solo il buio. Ora più niente, ma prima, quando era più giovane, quasi ogni giorno la trascinavano in un'altra stanza e gli facevano delle cose che lei non capiva, che a volte le facevano male da urlare e altre volte no.

C'erano tante ragazze come lei in quel posto, a volte si incrociavano e si scambiavano uno sguardo fugace quando gli sbirri le prendevano per portarle in quella stanza: ma solo uno sguardo era permesso, nulla di più. E poi cosa mai avrebbero avuto da dirsi? Robi non aveva la percezione del tempo come non l'aveva della sua stessa vita, non sapeva quasi parlare, non sapeva correre, non sapeva niente. Era nata in una specie di orfanotrofio, dove era cresciuta senza una madre, con dei fratellini che poi non aveva mai più visto e che ora nemmeno ricordava. Poi, ancora adolescente l'avevano portata lì dentro, in una di quelle celle tutte uguali a invecchiare e marcire. Per tutta la vita non aveva visto altro che quelle pareti, quell'altra stanza piena di attrezzi strani e quegli individui che di tanto in tanto la prendevano, la scrutavano, la toccavano, le mettevano delle cose in bocca o le piantavano degli aghi nel corpo: e basta.

Non c'era niente nella sua vita: niente presente, niente futuro né passato. Robi era un corpo in cui il sangue circolava, che si alimentava ed evacuava, che soffriva le sue tempeste ormonali, che quando poteva dormiva. Non pensava perché non c'era nulla a cui pensare, nulla che potesse desiderare se non che la lasciassero stare, che non venissero a prenderla per portarla di nuovo in quella stanza dove le facevano quelle cose di cui aveva tanta paura.

Non sapeva niente della vita, non sapeva cosa fossero il vento o la pioggia, né tanto meno cosa mai fosse l'amore, o meglio ricordava una sofferenza strana, un bisogno fisico che non capiva e non riusciva a calmare e che la faceva star male per giorni; che passava per poi ricominciare di nuovo. No, della vita qualcosa conosceva: lo star male, il soffrire, l'aver paura di quello che poteva succederle ogni giorno, in ogni momento.

I giorni belli erano quando non stava male e poteva starsene rannicchiata tutto il giorno in un angolo della sua celletta a seguire il volo insensato di una mosca, ad appisolarsi, a riaprire gli occhi, cercando un sogno che non poteva esserci perché non aveva nulla da sognare.

Eppure Robi era bella, era davvero bella a saperla guardare in quegli occhi insieme di donna e di bambina. Era bello il suo incedere fragile su quelle gambe magre, i suoi piccoli seni stanchi, il suo volto segnato; era bello pensare come la sua bellezza non si fosse arresa a quell'incubo infinito.

Quella notte se ne stava sdraiata a guardare il nero del soffitto, senza che un pensiero solcasse quel vuoto: solo la sua maledetta tosse a scandire le ore che passavano. Non lo sapeva ancora, ma quella notte sarebbe stata l'ultima in quel posto. L'indomani sarebbero arrivate delle persone che l'avrebbero portata via da lì...

... ... ...

Non è l'incipit di un romanzetto di fantascienza, o il tentativo maldestro di riscrivere "Il Castello": questa storia è tutta vera, solo che Robi non è una donna ma una gatta che ha vissuto più di metà della sua vita in un laboratorio di sperimentazione. Robi è una gatta fortunata perché molte delle sue compagne di sventura escono solo dal camino (sì, è una citazione), senza mai aver visto la luce del sole o corso in un prato.

Non sono capace di pensare a cosa può essere una vita senza aver nulla a cui poter pensare, senza poter vedere nulla del mondo altro che le pareti di uno stabulario; non mi è possibile immaginare una vita in cui le uniche sensazioni siano la paura, la noia e la sofferenza. La vita degli animali "da sperimentazione" è tutta lì: nascono già malati (modificati geneticamente), o vengono infettati apposta, come è successo a Robi e alle sue compagne; vengono usati come materiale di consumo del valore di poche decine di euro, e poi semplicemente si buttano via come vuoti a perdere, come rifiuti speciali.

Le immagini strazianti di G. Berengario Garden, di quegli esseri sprofondati nell'atroce follia dei manicomi sono forse l'immagine più vicina di quello che può essere un laboratorio: lì non ci sono i muri scrostati e i cessi luridi, ma gli occhi degli animali rinchiusi ci raccontano la stessa sofferenza, la paura, l'abisso in cui venivano sprofondati quei disgraziati: abbandonati da tutti, maltrattati, violentati e umiliati per la colpa di non essere normali gli uni, per la colpa di non essere umani gli altri.

... ...oddio il cielo! Oddio la luce del sole, l'aria fresca di aprile! Oddio i colori, gli odori, lo spazio libero! Attraverso la grata del trasportino vedeva quel ben di dio e non si poteva capacitare, non sapeva se averne paura o gioire.

Poi un lungo viaggio in macchina: faceva caldo, aveva sete, doveva fare pipì ma non le importava; gli occhi spalancati a rincorrere gli alberi che fuggivano via veloci dai finestrini dell'auto, il sole che l'accecava, il buio di una galleria e il rimbombo del motore, e poi di nuovo il sole e la luce.

Arrivò in un posto bellissimo; un grande prato pieno di gatti che gironzolavano liberi, con gli alberi e tante piccole casette come in una fiaba che nessuno le aveva mai raccontato. Ciotole colme di pappa, l'erba, la ghiaia, e quella ragazza che se la teneva tra le braccia, le passava e ripassava la mano sulla testa e sulla schiena, le sfiorava il nasetto calcoloso con le labbra. Le parlava e le diceva cose che ancora non capiva, come con capiva che quelle erano carezze e baci; non capiva, ma le piacevano quei gesti così diversi dall'essere afferrata, costretta, immobilizzata.

Che bello vedere altri gatti come lei, annusarsi, andare in giro con il suo passo incerto: e poi quegli altri animali così diversi da lei che non aveva mai visto prima: quel transatlantico di Claretta (una maialona che non è diventata prosciutto), i caproni, i cani, le oche, e quei ragazzi che venivano a portare il cibo, che non facevano mai mancare l'acqua, che davano una pulita, ...mica come dov'era prima che se ne fregavano di tutto. Anche quella ragazza bruna veniva a farle delle punture, come succedeva là, ma era tutta un'altra musica: per quanto fosse abituata non le piaceva farsi sbucherellare, ma qui c'erano le carezze e le parole dolci, e poco alla volta anche lei aveva imparato a fare come tutti gatti quando sono contenti: a sei anni aveva imparato a fare le fusa.

Robi e le altre furono salvate grazie all'impegno di alcuni attivisti, dopo defatiganti, infinite trattative condotte sempre sul filo della rottura; furono portate fuori e affidate a un rifugio per la riabilitazione e di lì, dopo le prime cure, date in affido. Non era stato facile trovare persone che potessero e volessero prendersi cura di gatte difficili, cuccioli di sei anni, con una malattia infettiva che non avrebbe forse lasciato loro molto da vivere.

Quella volta ne salvarono una dozzina: niente; solo in questo paese ogni anno quasi un milione di animali (cavie, topi, ratti, cani, gatti, pecore, scimmie....) vengono messi al mondo o catturati in natura per essere rinchiusi in gabbia, usati per esperimenti spesso senza anestesia e alla fine uccisi.

Io non sono un medico né un veterinario né un biologo, ma voglio lo stesso parlare di vivisezione, e credo di averne il pieno diritto - e dovere. Voglio parlarne perché ogni giorno ho davanti agli occhi il risultato vero di quegli esperimenti: quell'esserino che dimostra il triplo dei suoi anni, che ha bisogno di attenzioni e cure continue, per cui ogni giorno ringrazio il cielo che è viva.

"E' indispensabile per la scienza, per il progresso, per la cura delle (nostre) malattie": questo è il ritornello dei vivisettori. "Gli animali li trattiamo bene", "non soffrono" che sperimentino su se stessi se non si soffre! Questo dicono i vivisettori, falsano numeri che pure sono pubblici, non dicono che sperimentano anche su cani e gatti (e altri animali) ma solo sui topi che non piacciono a nessuno: tranquillizzano, edulcorano, minimizzano per poi immergersi di nuovo nel silenzio di quei laboratori chiusi e inaccessibili. Ci sono infinite dimostrazioni che il modello animale non è predittivo in tossicologia, in farmacologia, nella ricerca di base; ci sono libri autorevoli e documentati zeppi di citazioni da riviste scientifiche che raccontano gli orrori e l'incredibile idiozia di centinaia di esperimenti. C'è di che convincersi sul piano razionale che la sperimentazione è una strada sbagliata, che rallenta il progresso anziché accelerarlo, che serve solo a un'industria, e una ricerca asservita, che pone al centro dei suoi interessi il business della salute.

E le alternative ci sono: si chiamano banche dei tessuti, studi in vitro, simulazioni al computer, microdosaggi in tossicologia; e sopratutto la ricerca clinica, l'unica vera ricerca, che non fa male a nessuno e che nel corso dei secoli ha dato davvero dei risultati importanti. Le alternative ci sono e se ne possono sviluppare altre, se solo si volesse, se si investisse, se l'obiettivo fosse il progresso e una medicina che cura davvero e non serve serve solo a fare soldi.

Ma se davvero possono dimostrare di essere quei paladini del bene e del progresso che professano di essere perché tacciono? Perché non fanno visitare i loro laboratori? Provate a cercare un sito, un luogo di confronto qualunque in cui si difendano le ragioni della sperimentazione sugli animali: io non l'ho trovato!

Robi è qui vicino a me, che passeggia sulla tastiera avanti e indietro e con la sua codina striminzita mi fa sempre cadere gli occhiali; tossisce, ha il naso che le cola, ma mi fa le fusa tutta contenta. La guardo, e in quello sguardo ci sono gli sguardi delle migliaia di animali che ogni giorno vengono infettati, avvelenati fino alla morte, maltrattati e umiliati; ascolto il suo respiro affannato, e sento lo squittire, il guaire, i miagolii di tutti quelli che sono ancora la dentro e non ne usciranno mai.

In memoria di Blonda Ruffa

[..]L'uomo, il solo essere che si arroghi tutti i diritti sulla terra, ha un potenziale distruttivo tale da porre in discussione la stessa vita sul pianeta. Infatti dall'inizio della storia ha usato tutta la brutalità possibile contro i propri simili, l'ambiente e gli animali, considerati come cose da sfruttare indiscriminatamente anche attraverso guerre e distruzioni. E i risultati sono visibili, nonostante ora si incominci finalmente a porsi qualche interrogativo sulla futura sopravvivenza.

La terra concepita come patrimonio umano? Ma le balene sono apparse sul pianeta cinquanta milioni di anni prima dell'uomo che è l'ultimo animale apparso, e sono in via di estinzione per colpa umana, come sono in via di estinzione il lupo, l'orso e altri animali a cui si è sottratto con il territorio la possibilità di vita. Considerare le risorse naturali patrimonio umano è ridicolo e antiscientifico perché tutti gli abitanti della terra hanno come lui diritto alla vita. [...]
Anche perché la terra forse potrebbe ancora soddisfare le necessità degli uomini, ma non più la loro avidità
"

Questo e' stato l'ultimo post che Blonda ha pubblicato sul forum del Corriere Animali dove scriveva abitualmente, prima di andarsene il 3 luglio scorso all'eta' di ottant'anni.

Blonda era animalista; se solo avesse potuto l'avremmo vista in tanti presidi e in questi giorni sarebbe stata davanti all'ospedale Niguarda per protestare contro la vivisezione didattica. Da animalista era contro ad ogni forma di sfruttamento ma la vivisezione, la macellazione rituale e il foie-gras erano gli aspetti su cui piu' battagliava su quel forum. Era contro quella visione dell'uomo padrone che ha in spregio la vita animale eletta ad essenza dei tre grandi monoteismi. Aveva una profonda conoscenza delle religioni orientali pur nel rispetto della figura cardine del cristianesimo.

Ha avuto il coraggio della solitudine, in nome e per conto degli animali.

Ora riposera' in loro compagnia . Noi invece abbiamo tanto lavoro che ci aspetta: nel suo ricordo, e per gli animali.
Ciao, Blonda...

Valter Fiore, Marina Berati