Compromessi nel lavoro con i gatti

02/02/2015
Occuparsi di gatti in un rifugio significa dover prendere atto di “stati di necessita’” e quindi cercare di fare il meglio nelle condizioni date. In altre parole: scendere a dei compromessi.

Una delle questioni piu’ sentite e’ quella della convivenza tra gatti sani e gatti FIV o FeLV positivi. Sappiamo che si tratta di malattie trasmissibili, che per il FIV non c’e’ vaccino e che per il FeLV, il virus più pericoloso, quelli esistenti non sono la soluzione. Di qui l’indicazione di evitare la convivenza (sopratutto per quanto riguarda gatti FeLV e sani). Ma quando la possibilita’ di separazione non c’e’? …di solito si comincia il giro delle telefonate per cercare la persona o il rifugio che possa accogliere il micio FeLV positivo. Sono colloqui spiacevoli per chi si trova a dover chiedere e per chi si trova spesso a dover dire di no…

Purtroppo le strutture o le persone che si occupano di gatti FeLV sono ancora piu’ rare dei gia’ rari gattili …e di gatti FeLV positivi ce ne sono tanti. In termini logici, quando non c’e’ possibilita’ di accoglienza, quando non ci sono strutture adatte per la separazione restano solo tre soluzioni: o si fa l’eutanasia ai gatti FeLV come succede in tanti paesi o li si abbandona al loro destino o si accetta di mettere a rischio gli altri.

E’ da “criminali”? No, e’ prendere coscienza di uno stato di necessita’ che riguarda la gestione dei gatti FeLV come di tanti altri aspetti di questo lavoro. Non rassegnandosi a fare le cose male “perche’ tanto…” ma cercando le possibili soluzioni per contenere o minimizzare i rischi, avendo ben presente che non c’e’ solo la questione “FeLV” e che bisogna valutare i problemi sia nello specifico che nel loro insieme.

Ci sono tante cose che non si riescono a fare bene vuoi per ragioni economiche, strutturali, organizzative e …diciamolo pure, culturali. In questo piccolo elenco ne trovate alcune:

  • Sterilizzazioni fatte al risparmio: molti gatti, giovani e sani, muoiono per via di interventi fatti male o di procedure di reinserimento troppo disinvolte: solo qualche volta per autentica fatalita’. Questo perche’ c’e’ la falsa idea che una sterilizzazione sia in fondo una stupidaggine e che quindi si possa “risparmiare”.
  • Cure approssimative: non di rado si trascurano sintomi importanti, non si fanno gli esami preoperatori, si preferisce optare per un approccio sintomatico che non risolve e spesso aggrava il problema.
  • Le profilassi vaccinali e antiparassitarie: si trascurano, si considerano poco importanti (“cosa vuoi che siano due pulci…”) quando invece sono la base della prevenzione: che vuol dire benessere e salute dei gatti, soldi e tempo risparmiati.
  • Il persistere di gravi confusioni e allarmismi immotivati su alcune malattie (es la FIP) o la sottovalutazione di altre (es parassitosi polmonari, calicivirosi, ecc)
  • La gestione dei gattini: li si vuole “salvare tutti” e allora si mettono piu’ cucciolate assieme, senza rispettare le indispensabili procedure igieniche, senza gabbie adatte …e poi arriva la panleucopenia che se ne porta via la meta’ quando va bene.

Ma ci sono anche altre cose che non si riescono a fare o si fanno male: le quarantene, il controllo delle infezioni fungine (anche quando non si vedono e a maggior ragione sarebbero importanti nei gatti che si danno in adozione), la somministrazione delle diete per determinate patologie (es molto utili nelle patologie renali).

Non c’e’ solo FIV e FeLV. Di danni, anche gravi, ne facciamo in tante altre circostanze. Si puo’ migliorare qualcosa? Limitare i danni almeno in parte? Crediamo di si’.

  • Le sterilizzazioni: facciamone qualcuna in meno, ma facciamole bene. Adottiamo un protocollo che limiti i rischi. Ad esempio prendete spunto da questo protocollo
  • Cure approssimative: non sempre si puo’ fare il massimo, ma se non entriamo nell’ottica che “antibiotico&cortisone” non sono il metodo giusto, che la cura segue la diagnosi e non il contrario, non ci arriveremo mai. Se non entriamo nell’ottica che un approccio medico corretto tante volte fa anche “risparmiare”, ci ritroveremo sempre a cambiare dieci volte la cura senza arrivare alla guarigione. Siamo d’accordo che tante volte l’approccio scientificamente corretto non e’ compatibile con la realta’ di un gattile in termini economici e gestionali: ma di sicuro, l’approssimazione non e’, non puo’ essere considerata “shelter medicine” (medicina veterinaria per i rifugi)
  • Profilassi vaccinali e antiparassitarie: qui non e’ certo questione di costi ma solo di mentalita’. Ad esempio i gatti si devono sempre vaccinare (FIV e FeLV compresi):queste le linee guida. Le profilassi antiparassitarie non servono solo ad evitare un po’ di prurito e feci non formate (che comunque alla lunga, hanno conseguenze) ma possono evitare problemi molto seri (es un’otite dell’orecchio medio causata da acari puo’ comportare un intervento chirurgico complesso e costoso).
  • Leggere, “studiare”, informarsi. Chi lavora con i gatti deve “capirci” di gatti: non solo coccolarli. Non esiste che una gattara ti chieda angosciata di prendere un gatto perche’ “ha la FIP” solo perche’ quel gatto e’ risultato positivo al coronavirus (qui lo spieghiamo)
  • I gattini: l’abbiamo scritto (e non certo solo noi…) quali sono le precauzioni minime da adottare quando si accolgono gattini (qui alcune regole di base) eppure quasi mai vengono applicate. Anche qui e’ questione di mentalita’ prima ancora che di oggettiva difficolta’.

Quindi chiediamoci: ha senso curare l’occhio malandato di un gattino presso il miglior specialista e poi rischiare la panleucopenia perche’ magari ci siamo dimenticati di vaccinarlo? Ha senso separare i gatti FeLV dai sani e poi trascurare le profilassi antiparassitarie quando di una brutta strongilosi si puo’ morire?

Chi si occupa di un gattile o accoglie dei gatti dovrebbe entrare nell’ottica di puntare ad un equilibrio tra fattibilita’, costi ed energie finalizzate al miglior livello sanitario possibile. Non il migliore in assoluto, ma il migliore possibile. Soprattutto evitando di fare il massimo su un fronte e lasciare poi l’altro fianco scoperto.

Tornando alla questione dei FeLV da cui siamo partiti vi proponiamo un breve articolo in cui proponiamo un algoritmo “teorico” per avere una effettiva separazione: leggetelo, crediamo sia interessante.

Un algoritmo per valutare FIV e FeLV ai fini della separazione in un gattile (ideale)

Se in un gattile c’e’ la possibilita’ di separare i gatti sani dai gatti FIV e FeLV bisogna innanzitutto riferirirsi ad una procedura (un algoritmo) per determinare con la massima accuratezza se quel gatto e’ sano o no e quindi assegnarlo a questa o quell’area.

Qual’e’ il problema? Ci sono i test, no?

Si’, ma i test sono test di screening, sono cioe’ adattissimi a determinare la prevalenza del FeLV in una popolazione ma non sono altrettanto precisi nello stabilire se “quel” gatto e’ FeLV o meno. Senza entrare nel dettaglio basti sapere che nessun test e’ perfetto e che su grandi numeri (decine, centinaia di animali testati) l’errore e’ statisticamente certo.

Bisogna poi tenere conto che le malattie non scattano come un interruttore che oggi e’ spento e domani acceso. In particolare, ci vuole un certo tempo perche’ l’infezione sia rilevabile da un test: cioe’ che l’animale sviluppi gli anticorpi o che il virus si replichi in quantita’ rilevabili: questo tempo (dell'ordine di settimane o mesi), viene indicato come periodo finestra.

La FeLV e’ una malattia piuttosto strana per cui ci sono gatti che si infettano, risultano positivi ai test sierologici e poi, dopo alcuni mesi, in alcuni casi, possono di nuovo risultare negativi: o perche’ hanno debellato l’infezione, o perche’ sono entrati in uno stato di infezione latente (localizzata nel midollo osseo). Per il FIV e’ un po’ piu’ semplice perche’ questo caso non c’e’.

Abbiamo quindi 3 elementi di indeterminatezza: l’accuratezza del test, il periodo finestra, e nel caso del FeLV, anche lo stato di latenza.
Se "quel gatto" si scopre essere un falso negativo e' sfortuna (o una bella sorpresa se e' un falso positivo) ...ma quando i gatti sono decine la probabilita' aumenta e se inseriamo un gatto FeLV tra i sani ...

Come potete vedere e’ piuttosto difficile metterli in pratica… vuol dire che “Ma allora tanto vale non fare niente…”? No, si scende a compromessi. Si puo’ fare un singolo test, lo si puo’ ripetere nei casi dubbi in base alla valutazione clinica; si vaccinano comunque i gatti sani per FeLV (anche se normalmente, per un gatto di appartamento non si fa), si possono fare dei controlli periodici nel tempo (ad esempio in occasione di visite e prelievi). Non si avra’ la certezza di una separazione “perfetta” ma sicuramente si riuscira’ a contenere la diffusione del FeLV in modo significativo ad un costo ragionevole.

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