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Virus respiratori (FHV-1, FCV e VS-FCV)

26/05/2019

Le malattie respiratorie del gatto sono molto comuni nei rifugi e nelle comunità con molti gatti e coinvolgono primariamente le mucose nasali e le alte vie, l’occhio, la lingua, e più raramente i polmoni. Salvo i casi di calicivirosi sistemica, raramente sono letali per un gatto adulto ma sono invece molto pericolose per cuccioli e adulti debilitati; in ogni caso portano a periodiche recrudescenze (con escrezione virale e quindi possibile contagio per altri gatti) e favoriscono l’instaurarsi di uno stato infiammatorio cronico.
Si tratta di patologie ad eziologia multifattoriale sostenute principalmente da herpesvirus (FHV-1) e calicivirus (FCV) oltre che da altri patogeni batterici (Bordetella bonchiseptica, Chlamydophila felis, ecc.).
I virus respiratori felini sono specie-specifici e non possono colpire l’uomo.

L'herpesvirus detto anche virus della rinitracheite felina, ha la caratteristica di causare un’infezione litica a carico delle cellule epiteliali e delle mucose per poi trasferirsi nelle cellule nervose ed entrare in uno stato di latenza cronica, peraltro reversibile. Durante l'infezione acuta il virus raggiunge i gangli sensoriali dove infetta le cellule neuronali, assume una forma particolare (episoma) e blocca la replicazione. In condizioni di immunosoprressione, stress, ecc. si attiva nuovamente la replicazione e si assiste alla migrazione dei virioni in senso inverso: dalle cellule neuronali ai tessuti epiteliali dando così origine a una nuova manifestazione clinica.
La fase acuta dell'infezione dura 1-3 settimane; nei periodi di latenza non c'è escrezione virale e gli episodi di recrudescenza hanno manifestazioni cliniche normalmente più lievi pur comportando una nuova fase escrettiva. Si tratta di un virus poco resistente nell'ambiente ma le ripetute fasi escrettive dei soggetti carrier lo rendono molto diffuso e contagioso nei gattili.
La diagnosi è normalmente effettuata in base ai segni clinici; i trattamente sono sintomatici anche se esiste un antivirale che ha dimostrato una certa efficacia.
Feline Herpesvirus (FHV-1)

Il calicivirus, pur avendo una struttura completamente diversa dal FHV-1, è ugualmente molto contagioso, presenta, anche se con meccanismi diversi, analoghi fenomeni di persistenza nell'ospite e una sintomatologia in parte sovrapponibile: a differenza del FHV-1 è molto resistente nell'ambiente e non viene inattivato dai comuni disinfettanti.
Oltre ai sintomi congiuntivali e respiratori a carico delle alte vie il FCV causa tipicamente ulcere sulla lingua e, in alcuni casi, episodi di zoppia transiente. L'infezione nasale e le ulcere linguali possono causare una profonda anoressia che, quando protratta, comporta l'ospedalizzazione del gatto per essere sottoposto ad alimentazione tramite sondino esofagostomico e ad altri trattamenti supportivi.
Anche in questo caso la diagnosi si ha in base alla sintomatologia (ed eventualmente tramite PCR su swab buccali o congiuntivali). A differenza del FHV-1 non esistono antivirali per contrastare questa infezione.
Feline Calicivirus (FCV)

In rari casi il calicivirus si presenta in varianti sistemiche fortemente virulente che sono distinguibili sono in base alla sintomatologia specifica. Queste forme sono caratterizzate da alta mortalità, colpiscono prevalentemente gli adulti e non sono coperte dal vaccino. Si sono registrati più casi di epidemia sebbene autolimitante: non esiste cura e i soggetti sospetti vanno strettamente isolati.
Calicivirus virulento sistemico (VS-FCV)

L'immunità verso questi virus respiratori è parziale e può essere sommariamente valutata attraverso il titolo anticorpale (specie per FCV).
Il vaccino contro FHV-1 e FCV è compreso nel nromale trivalente ma non conferisce una completa immunità all'infezione sebbene sia in grado di limitare la severità dei segni clinici. Il vaccino è del tutto inefficace contro le forme virulente-sistemiche.
Immunità e vaccinazioni

Feline Herpesvirus (FHV-1)

L’herpesvirus felino, che colpisce il gatto e altre specie della famiglia Felidae, è un virus ubiquitario appartenente alla famiglia Herpesviridae (sottofamiglia Alphaherpesvirinae, genere Varicellovirus) che contempla molte specie tra cui i vari tipi di herpesvirus umano che provocano varicella, herpes labiale/vaginale, mononucleosi infettiva (Epstein-Barr Virus) e alcune forma tumorali (sarcoma di Kaposi, linfoma di Burkitt, ecc.); rilevante anche la malattia di Marek che colpisce polli e tacchini.

Eziologia, epidemiologia e trasmissione

Il FHV-1, conosciuto anche come virus della rinotracheite felina, è un tipico alfa-herpesvirus a DNA lineare a doppia elica (dsDNA) di circa 135kbp, racchiuso da un capside a sua volta ricoperto da un envelope fosfolipidico contenente diverse glicoproteine. Tutti gli isolati di FHV-1 sono piuttosto simili e la maggior parte produce una sintomatologia clinica analoga sebbene alcuni ceppi siano caratterizzati da maggiore o minore virulenza.
Il FHV-1 e gli altri virus della famiglia degli Herpesviridae hanno la caratteristica di causare un’infezione litica a carico delle cellule epiteliali e delle mucose per poi trasferirsi nelle cellule nervose ed entrare in uno stato di latenza cronica, peraltro reversibile.
Dopo l’adesione e la penetrazione per endocitosi il virione rilascia il capside nel citoplasma e aderisce al nucleo permettendo l’ingresso del DNA virale e di alcune proteine accessorie nel nucleo. La replicazione avviene con un processo a cascata(1) mediato da tre geni detti “immediate early”, “early” e “late”: il gene “immediate early”, attivato da una proteina che accompagna il DNA virale, produce un mRNA che migra nel citosol dove viene tradotto in proteine che rientrando nel nucleo danno inizio alla seconda fase della trascrizione, quella che comporta la duplicazione del DNA virale; a questa fase segue l’attivazione dei geni “late”, che seguendo lo stesso meccanismo, producono le proteine virali necessarie per l’assemblaggio del capside e le glicoproteine dell’envelope dei nuovi virioni. Durante la fase dell’infezione acuta, attraverso gli assoni i virioni raggiungono i gangli sensoriali (in particolare quelli del trigemino) dove infettano i neuroni che sono la sede dell’infezione latente(2). In questi tessuti, a valle di una iniziale infezione acuta, il DNA virale assume la forma episomale ed esprime un solo gene (LAT – Latency-Associated Transcript) che blocca la trascrizione dei geni che sovraintendono alla replicazione. In questo modo il virus resta in forma latente fino a che attraverso vari stimoli (immunosoppressione, stress, ecc.) o più raramente in modo spontaneo si può avere nuovamente un’infezione produttiva con la migrazione dei virioni in senso inverso (dalle cellule neuronali a quelle epiteliali) dando luogo ad una nuova manifestazione clinica. La riattivazione, che comporta la distruzione della cellula, avviene solo in una piccolissima parte (0.05%) delle cellule infette garantendo in tal modo al virus di mantenere intatto il serbatoio dell’infezione.

Come per tutte le malattie virali anche il FHV-1 è maggiormente diffuso nei gattili, non tanto per la contaminazione ambientale (è un virus poco resistente nell’ambiente) quanto per via della intermittente diffusione del virus attraverso secrezioni oronasali e congiuntivali dei soggetti in cui si riattiva l’infezione latente. Da notare che, secondo uno studio(3), a fronte di una prevalenza pari al 4% del FHV-1 all’ingresso nel gattile, dopo una sola settimana si registrava un aumento al 50%.
La trasmissione transplacentare non è stata rilevata ma le madri latentemente infette possono subire una riattivazione in conseguenza del parto e della lattazione che porta all’escrezione virale e al contagio dei cuccioli in età antecedente la vaccinazione. L’esito di queste infezioni dipende dal livello di anticorpi materni che la madre trasmette ai cuccioli.
Come tutti gli herpesvirus il FHV-1 è relativamente fragile nell’ambiente (18 ore in ambiente umido, meno in ambiente secco), relativamente instabile come aerosol ed è suscettibile all’azione dei comuni disinfettanti, antisettici e detergenti. È più resistente alle basse temperature (5 mesi a 4℃) che a quelle alte (un mese a 25℃).

Patogenesi

Il virus infetta i soggetti attraverso le vie nasali, orali o congiuntivali e causa un’infezione litica diffondendosi attraverso il sacco congiuntivale, il setto nasale, la faringe e in qualche caso raggiungendo i bronchi. Raramente si registra una diffusione sistemica in quanto la replicazione virale è limitata ai tessuti a bassa temperatura. Le lesioni sono normalmente multifocali necrotiche con infiltrazioni neutrofiliche con danno ai turbinati. Il coinvolgimento polmonare è raro ma coinfezioni batteriche secondarie (o da calicivirus) possono esacerbare la patogenicità del virus. L’escrezione virale inizia velocemente (entro le 24 h) e dura per 1-3 settimane; la malattia acuta si risolve, normalmente in un paio di settimane e può lasciare lesioni croniche ai tessuti nasali ed oculari. In seguito ad un’infezione primaria il virus raggiunge i tessuti nervosi, in particolare i gangli del trigemino e si instaura in forma latente rendendo l’animale un carrier per tutta la vita. Come già accennato, durante il periodo di latenza non c’è escrezione virale e non c’è modo di diagnosticare questa condizione. La riattivazione, in seguito a trattamenti con corticosteroidi, a stress (es. rehoming), o altre cause non determinabili, comporta solitamente segni clinici più lievi rispetto all’infezione acuta ma il gatto ridiventa comunque escrettore e quindi contagioso.

L’immunità contro il FHV-1 non è mai totale: riduce l’entità dei segni clinici ma non protegge dall’infezione e questo vale anche per la vaccinazione. I gattini sono protetti dagli anticorpi materni per circa 10 settimane ma il livello anticorpale è generalmente basso. Nel gatto adulto-anziano si registra solitamente un alto titolo anticorpale(4) indipendentemente da recenti vaccinazioni e/o richiami frequenti.

Segni clinici

L’infezione da FHV-1 ha in genere un periodo di incubazione di 2-6 giorni o più e causa manifestazioni delle alte vie respiratorie la cui severità dipende anche dalla carica virale. Inizialmente si presenta con depressione, febbre, frequenti starnuti, ipersalivazione, inappetenza per poi interessare gli occhi con congiuntivite, cheratite, iperemia e provocare serio scolo nasale e oculare mucopurulento con formazione di croste e ulcerazioni. Nei casi più gravi può esserci dispnea e tosse; possono esserci ulcerazioni orali anche se queste sono tipiche del FCV. L’infezione da FHV-1 e FCV è anche stata correlata all’insorgere di gengivostomatiti croniche(5). Raramente l’infezione arriva ad interessare le basse vie respiratorie e quando succede colpisce tipicamente i soggetti giovani o immunosoppressi (a seguito di prolungati trattamenti con corticosteroidi o chemioterapia): in questi casi la mortalità può essere alta ma non lo è nei soggetti adulti dove l’infezione acuta si risolve nell’arco di 10-20 giorni.

Diagnosi e trattamenti

L’infezione da FHV-1 normalmente viene diagnosticata attraverso i segni clinici che sono significativamente patognomonici e permettono di distinguere FHV-1 e FCV anche se spesso, soprattutto nei gattili, le due infezioni sono concomitanti e sono comuni coinfezioni batteriche. La conferma diagnostica si ottiene attraverso PCR su tamponi orofaringei e congiuntivali già a 24 ore dall’infezione.
La terapia specifica per l’FHV-1 include antivirali sistemici (Famvir® - famciclovir) e antivirali ad uso topico per gli occhi (Virgan® - ganciclovir); l’uso dell’interferone omega ricombinante felino è generalmente raccomandato sebbene non esistano studi che ne confermino l’efficacia clinica(6). Alcuni studi(7) hanno individuato nella L-lisina (un integratore) alcuni effetti positivi nella riduzione dei sintomi congiuntivali.
Nel caso o nel sospetto di possibili infezioni batteriche secondarie si utilizzano antibiotici ad ampio spettro con buona penetrazione nel tratto respiratorio (doxiciclina, marbofloxacina, ecc.); si possono inoltre usare antiinfiammatori non steroidei per controllare la piressia e mucolitici (bromexina)(8). Nel trattamento delle infezioni da FHV-1 e in genere delle alte vie sono fondamentali i trattamenti di nursing e di supporto: pulizia frequente delle secrezioni, irrigazioni nasali e/o aerosol con soluzioni saline, somministrazione di cibo altamente appetibile, fluidoterapia ed eventuale apposizione chirurgica di un sondino esofagostomico (non rinogastrico per evidenti ragioni…) da gestire in ambito ospedaliero se il gatto non si nutre in modo autonomo per più di tre giorni. La risoluzione dell’infezione acuta può lasciare danni permanenti ai turbinati nasali che rendono il gatto soggetto a riniti croniche batteriche oltre che aggravare la sintomatologia nel corso delle periodiche riattivazioni.

Feline Calicivirus (FCV)

Il calicivirus felino (FCV) è un virus ad RNA non enveloped, altamente contagioso per i gatti e gli altri membri della specie Felidae e presente in tutto il mondo; appartiene alla famiglia Caliciviridae (la stessa cui appartengono anche i norovirus che causano gastroenteriti acute nell’uomo, la malattia emorragica nel coniglio, ecc.). Nel gatto causa tipicamente ulcerazioni sulla lingua, patologie respiratorie e zoppia per via dl coinvolgimento delle articolazioni. Esistono ceppi ipervirulenti (VS-FCV) che provocano una malattia sistemica molto spesso letale.

Eziologia, epidemiologia e trasmissione

I calicivirus sono dei virus di piccola dimensione (27-40 nm) non enveloped con un capside icosaedrico che racchiude un genoma costituito da un RNA singolo filamento a senso positivo di piccole dimensioni (circa 8 kbp). Il FCV presenta significative variazioni nei diversi ceppi che ne determinano la diversa virulenza e patogenicità e rendono difficile la protezione del vaccino contro i diversi isolati.
Il virus entra nelle cellule attraverso un meccanismo di endocitosi clatrina dipendente; il recettore è una molecola di adesione giunzionale (fJAM-A) presente in molti tessuti epiteliali ed endoteliali oltre che su leucociti e piastrine(9). Il genoma del calicivirus, nella sua terminazione in 5’, è legato con una VPg (Virion Protein genome-linked) necessaria per l’iniziazione del processo di traduzione e presenta tre Open Reading Frame: ORF1 codifica per proteine non strutturali e RdRp (polimerasi necessaria alla trascrizione del RNA genomico), ORF2 e 3 per il capside e altre proteine strutturali. La replicazione del virus avviene nel citoplasma dove il genoma virale viene riconosciuto dai ribosomi come un mRNA e tradotto; come tutti i virus a RNA il FCV presenta un alto livello di plasticità genetica (la RdRp non ha meccanismi di correzione e quindi non garantisce una trascrizione fedele del RNA dando luogo a numerose varianti genomiche). Il ssRNA(+) viene trascritto in un dsRNA che viene utilizzato come template per generare gli mRNA e le nuove copie ssRNA(+) genomici; le nuove particelle virali vengono poi assemblate e si accumulano nel citoplasma. I nuovi virioni non hanno un proprio meccanismo di uscita e vengono rilasciate in seguito all’apoptosi e conseguente lisi cellulare(10).

Il FCV presenta, almeno in apparenza, fenomeni di infezione persistente e diversificazione in gatti che pure avendo superato l’infezione acuta non eliminano completamente il virus e restano carrier ed escrettori (in modo intermittente o persistente) anche per tutta la vita (in percentuale molto maggiore nei gattili/colonie rispetto ai gatti di casa). In virus persiste nelle tonsille e ragionevolmente anche in altri tessuti orofaringei (la tonsillectomia non risolve lo stato carrier) probabilmente a causa di mutazioni che gli permettono di evadere la risposta immunitaria(11). Negli ambienti caratterizzati da un forte turn-over di gatti si registra la contemporanea presenza di diversi ceppi mentre sono in numero inferiore in contesti in cui la popolazione è più stabile. Studi più recenti(12) suggeriscono che lo stato carrier è reale solo in una piccola percentuale di soggetti mentre nella maggioranza dei casi si hanno continue reinfezioni con varianti e ceppi diversi che circolano nell’ambiente: questa interpretazione spiega la difficoltà di indurre infezioni persistenti in contesti sperimentali. La persistenza dell’infezione a livello di individui e di popolazione trova una spiegazione in diversi meccanismi evolutivi. Il primo meccanismo è dato dall’accumularsi di mutazioni di una data variante del virus all’interno del singolo individuo; il secondo meccanismo è dato dalle continue reinfezioni con diverse varianti dello stesso ceppo e/o diversi ceppi che circolano nell’ambiente: il soggetto presumibilmente elimina il virus ma rimane comunque suscettibile a varianti “vicine” allo stesso ceppo. Infine un individuo può essere infettato con diversi ceppi e dare luogo a ricombinazioni.
Vi sono poi gatti che, pur vivendo in gattili/colonie dove il FCV è endemico risultano resistenti all’infezione(13).

Il calicivirus felino, come in genere tutti i virus non enveloped è molto resistente (ad esempio molto più dell’FHV-1 che enveloped): a temperatura ambiente resiste fino a diverse settimane e ancora di più in condizioni fredde e umide; non viene inattivato dai comuni disinfettanti(14) ma è necessario l’uso di ipoclorito di sodio o perossimonosolfato di potassio (es. Virkon-S®).

Patogenesi e segni clinici

Analogamente al FHV-1 le vie di ingresso del calicivirus sono quelle nasali, orali o congiuntivali dove si ha il principale sito di replicazione virale sebbene alcuni ceppi prediligano i polmoni, i macrofagi e le membrane sinoviali delle articolazioni. Il segno clinico preminente resta comunque quello delle ulcere orali che si sviluppano in vescicole che si rompono con conseguente infiltrazione neutrofiliche e necrosi tissutale: lesioni che si risolvono nell’arco di 2-3 settimane.
Le lesioni alle articolazioni consistono in sinoviti acute con inspessimento della membrana sinoviale che provocano segni di zoppia. Altre lesioni, più rare, possono includere edema sottocutaneo, ulcerazioni alle zampe, padiglioni auricolari e naso; polmonite e lesioni necrotiche a fegato, milza e pancreas.
I segni clinici del FCV sono variabili e dipendono dal ceppo: piressia, lievi sintomi respiratori e congiuntivali, le tipiche ulcere sulla lingua, naso e labbra, possibile zoppia transitoria (concomitante o meno con ulcere buccali e sintomi respiratori). Le ulcere buccali e nasali e la conseguente ipersalivazione possono provocare severa anoressia per cui è necessario il ricovero e l’alimentazione attraverso sondino. Il ruolo dell’FCV nell’insorgenza di stomatiti croniche è controverso(15).

Diagnosi e trattamenti

La diagnosi di FCV si ha generalmente in base ai segni clinici: le ulcerazioni orali ed eventualmente i segni di zoppia sono tipiche del FCV mentre lo scolo oculo-nasale e i sintomi respiratori fanno propendere per l’FHV-1. La conferma diagnostica si può avere con PCR su swab orofaringei od oculari.
A differenza del FHV-1 in cui possono essere usati degli antivirali, non ci sono indicazioni di efficacia per questi farmaci nel caso di infezioni sostenute da FCV; analogo discorso per gli interferoni.
Spesso vengono somministrati antibiotici (es. doxiciclina), in quanto le infezioni delle alte vie respiratorie vedono spesso la concomitanza o la suscettibilità all’instaurarsi di sovrainfezioni batteriche. La risoluzione di queste infezioni (calicivirus ma come già detto anche herpesvirus) è soprattutto demandata alle cure di nursing e sintomatiche: quindi fluidoterapia in primis, alimentazione parenterale se necessaria, eventualmente steroidi e interferone nel VS-FCV (report aneddotici).

Calicivirus virulento sistemico (VS-FCV)

Se le comuni infezioni da calicivirus si risolvono normalmente in modo positivo (anche se possono richiedere l’ospedalizzazione) esistono dei ceppi che causano un’infezione sistemica con alto tasso di mortalità (40-67%) e sono denominati come VS-FCV o FCV-VSD: epidemie di questa natura, sebbene rare, sono state riscontrate in cliniche(16), rifugi(17) in Europa e USA, oltre che tra grossi felini in cattività; sono stati anche segnalati casi riguardanti un singolo gatto(18) in comunità. Le epidemie descritte di VS-FCV sono caratterizzate da alta mortalità, fortemente contagiose ma autolimitanti: hanno coinvolto un gruppo di gatti ma non si sono estese all’intera popolazione. In questi casi sono stati isolati diversi ceppi di FCV (non correlabili con i ceppi presenti nel vaccino e sempre diversi tra loro) e al momento non sono chiare le ragioni che determinano la comparsa e la successiva scomparsa di questi ceppi particolarmente virulenti.
I gatti con VS-FCV, oltre alla classica sintomatologia da FCV (ulcere, sintomi respiratori), presentano altri segni clinici tipici tra cui edema cutaneo importante con ulcerazioni in particolare su capo e zampe e ittero (necrosi epatica, pancreatite); la malattia è caratterizzata da una severa risposta infiammatoria sistemica con vasculite, CID (coagulazione intravasale disseminata), tromboembolismo, presenza di petecchie, epistassi e sangue nelle feci (il VS-FCV è anche riferito come “hemorrhagic-like fever”).
La distinzione tra una forma severa di FCV e il VS-FCV non è immediata(19) e non ci sono test per distinguere il FCV dal VS-FCV in quanto il ceppo virulento non presenta una caratterizzazione univoca per cui il sospetto diagnostico deve orientarsi verso il VS-FCV quando:

  • i segni clinici tipici coinvolgono più di un soggetto;
  • si è dimostrata la presenza di FCV tramite PCR sui soggetti coinvolti;
  • vasculite ed edema non sono riconducibili ad altre cause;
  • vi sono segni di necrosi epatocellulare;
  • il dato di mortalità;
  • segni clinici più severi negli adulti che non nei cuccioli;
  • indipendenza dallo stato vaccinale.
La diagnosi definitiva si ha con la dimostrazione della presenza del calicivirus nei tessuti che presentano lesioni (fegato, milza, ecc.) tramite indagine immunoistochimica post-mortem.
Da notare che il VS-FCV colpisce preferibilmente i gatti adulti rispetto ai cuccioli (fatto anomalo rispetto a tutte le altre infezioni virali)(20) e che il vaccino non rappresenta un fattore protettivo.

In caso di sospetta epidemia di VS-FCV i soggetti interessati devono essere isolati e gli ambienti disinfettati con ipoclorito di sodio o prodotti a base di perossimonosolfato di potassio (Virkon-S); va tenuto presente che il FCV resiste nell’ambiente almeno un mese ed è resistente ai comuni disinfettanti.

Immunità e vaccinazioni

L’immunità a FCV e FHV-1 viene generalmente valutata attraverso la titolazione anticorpale su siero anche se è importante l’immunità cellulo mediata e quella locale (non valutabili nella pratica veterinaria). Relativamente all’FCV un titolo anticorpale elevato è generalmente indicativo di una effettiva protezione prolungata nel tempo (3 anni) mentre la correlazione è più debole nel caso del FHV-1. Gli anticorpi materni anti-FHV-1 conferiscono una protezione (e quindi possono interferire col vaccino) di 2-10 settimane contro le 10-14 settimane degli anticorpi anti-FCV.
Il vaccino contro herpes e calicivirus è compreso nel classico trivalente e generalmente non garantisce una completa protezione dall’infezione ma è comunque efficace nel diminuire l’entità dei sintomi; da uno studio(21) i vaccini vivi attenuati risultano superiori a quelli inattivati.
Da ricordare che il vaccino non protegge dalle forme di sistemiche virulente di FCV in quanto si tratta di ceppi con profili antigenici diversi per cui non c’è protezione crociata con gli antigeni presenti nei vaccini. La vaccinazione contro queste malattie virali segue il normale calendario: primo corso vaccinale (4 mesi o prima in condizioni particolari) richiami ogni 1-3 anni a seconda delle situazioni di rischio.

Fonti:

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