Vaccinazione one-shot per i randagi

30/07/2015
Vaccinare i gatti di colonia sarebbe estremamente utile sia per la loro salute individuale sia per contenere la diffusione di pericolosi patogeni di cui gli animali in comunita’ costituiscono naturali reservoir. Ricordiamo che le vaccinazioni (tutte, anche quelle sugli umani) hanno il duplice obiettivo di preservare l’individuo e quello di contenere/eradicare determinati patogeni a beneficio della popolazione nel suo complesso.
E’ altrettanto evidente che per ragioni pratiche e’ impossibile implementare i protocolli vaccinali riconosciuti (un estratto delle linee guida AAFP qui ) su una popolazione di gatti randagi.
Una possibile soluzione al problema e’ quella della vaccinazione “one-shot” in corso di sterilizzazione.

Quando il gatto viene catturato per la sterilizzazione si somministra una singola dose di vaccino dopo l’intervento quando e’ ancora sotto anestesia. Non si somministra il booster dopo 20-30gg ne’ i richiami successivi. In questo articolo(1) di cui forniamo una brevissima sintesi si dimostra che questo protocollo ha una sua efficacia ed e’ in grado di garantire una significativa copertura, specie in considerazione della ridotta aspettativa di vita di un randagio rispetto a quella di un gatto di casa e della notevole durata dell’immunita’ (3 anni) a seguito della vaccinazione(2).

Questo studio coinvolge una sessantina di gatti randagi che vengono sterilizzati, vaccinati, reimmessi nel loro ambiente e poi ricatturati a distanza di circa due mesi per i controlli. In particolare viene valutato il titolo anticorpale (3) relativo a parvovirus, herpervirus e calicivirus al momento della cattura e a distanza di circa due mesi dalla vaccinazione.
Focalizzandoci sui dati relativi al parvovirus (FPV), il virus responsabile della panleucopenia, si riscontrava l’evidenza di una precedente esposizione(4) in circa la meta’ dei soggetti, ma solo un terzo di questi aveva un titolo anticorpale tale da risultare protettivo: quindi solo 10-15% dei gatti risultava in concreto “naturalmente” protetto.
Nel follow-up a circa due mesi la percentuale di gatti che presentava un titolo anticorpale protettivo saliva al 90%(5). Per calici ed herpesvirus si e’ riscontrato un trend analogo(6).

(Articolo approvato dal Dipartimento di Medicina Interna dell'Istituto Veterinario di Novara)

Note
(1) Response of feral cats to vaccination at the time of neutering: S. M. Fisher et al; JAVMA, Jan 2007 https://www.avma.org/News/Journals/Collections/Documents/javma_230_1_52.pdf
(2) Duration of immunity for canine and feline vaccines: a review: RD Shults; Vet Microbiology, oct 2006
(3) Il titolo anticorpale e’ una misurazione della presenza di anticorpi circolanti specifici nei confronti di un certo microorganismo. Il titolo anticorpale puo' talvolta identificare la capacita’ dell’animale di resistere alla malattia infettiva; altri fattori importanti per lo sviluppo di una malattia infettiva sono l’eta’, lo stato immunitario, la virulenza del ceppo virale, ecc.
(4) la presenza di anticorpi specifici indica che l’animale e’ entrato in contatto col virus o che ha sviluppato e superato naturalmente la malattia.
(5) Nello studio, ad un gruppo di gatti e’ stato somministrato un vaccino inattivato e all’altro un vaccino vivo modificato (MLV, che sono quelli comunemente utilizzati); il dato del 90% e’ generale ma nel gruppo che ha ricevuto il vaccino MLV si e’ registrata una risposta migliore, hanno cioe’ sviluppato un titolo anticorpale superiore.
(6) Per quanto riguarda FHV (herpesvirus) circa il 10% dei gatti aveva un titolo anticorpale protettivo (28% positivo di cui 21% protettivo); dopo la vaccinazione la percentuale saliva al 56%: qui si e’ registrata una maggiore efficacia dei vaccini inattivati. Relativamente al FCV (calicivirus) piu’ della meta’ dei gatti presentavano un titolo anticorpale protettivo (90% positivo di cui 64% protettivo); dopo la vaccinazione la percentuale sale al 93%; in questo caso con una risposta migliore dei vaccini MLV.

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