La Cincia
Ronnie motorizzato...
...non proprio, ma vabbe', come potete vedere col carrellino...
Rilanciamo ancora l'appello perche' lui un'adozione non ce l'ha ancora e non e' un gatto che puo' stare in un rifugio. Intanto perche' e' giovane e sano (fiv/felv negativo) e poi perche' nessun rifugio e' in grado di gestire un gatto con il suo problema: che poi e' solo quello di avere a disposizione per lui uno spazio pulito e dell'aiutarlo ad urinare due, o meglio tre, volte al giorno (1).
Lui, in quanto ospite di Riabilitaria, una struttura per la riabilitazione di cani e gatti, non e' "per la strada", tantomeno e' a "rischio soppressione", ma non per questo ha meno bisogno di adozione dei vari animali di cui leggiamo in alcuni appelli disperati.
Siamo che certi che ci sia da qualche parte qualcuno che voglia adottare un gatto seppure paraplegico, ma bravissimo, che si fa trattare senza problemi, e' giovane, vivace e sta benissimo.
Noi continueremo a lanciare appelli per lui, fino a che non trovera' casa.
Lo facciamo per lui, e lo facciamo per tutti quelli come lui. Per tutti i gatti che hanno si' dei problemi seri, ma del tutto gestibili, gatti che non provano sofferenza fisica, ne' psicologica, ma hanno solo bisogno di piu' attenzioni di un gatto "normale".
Lo facciamo perche' non vogliamo darla vinta al cinismo dei tanti veterinari che i gatti cosi' li "curano" ...in modo definitivo; o per quelli che, spaventati dalla loro condizione, gli farebbero lo stesso trattamento in nome di uno sbagliato senso di pieta'.
Ronnie non sta "soffrendo". E' un gatto giovane che cerca le coccole come tutti e si da pure alla caccia delle lucertole col carrellino (purtroppo loro sono cosi'...). E' solo un gatto con handicap, che vive la stessa, identica condizione di migliaia di persone vittime di traumi od incidenti.
Perche' un umano nelle sue condizioni si cura e ad un gatto si danno, quando va bene, i "quindici giorni"?
Noi, continueremo a lavorare, per Ronnie e per gli altri, perche' di fronte alla malattia e alla morte non esistano differenze di specie.
Per informazioni per l'adozione, scrivere a info@lacincia.it o chiamare il 339/1619488.
(1) Visto che non puo' tenere sempre il carrellino (in quanto ad esempio non gli permette di coricarsi) e' costretto a muoversi trascinando il posteriore per la maggior parte del tempo. Ci riesce benissimo, pero' deve stare in un ambiente pulito per evitare il piu' possibile il rischio di infezioni urinarie. E' un rischio da non sottovalutare anche perche' questo genere di infezioni a carico dell'apparato urinario (cistiti) non danno sintomi troppo evidenti ma sono piuttosto pericolose perche' possono risalire ai reni e causare danni gravi (pielonefriti).
5xmille... perche'?
Perche' il 5xmille e' la principale fonte di finanziamento della nostra attivita' e con le belle parole non si fa niente.
Nel limite del possibile cerchiamo sempre di venire incontro alle richieste di accoglimento e di cura dei gatti che ci arrivano. I soldi per far andare avanti questa attivita' non li mette nessuno se non noi stessi e voi. Noi possiamo metterci, e ci mettiamo il nostro lavoro e il nostro tempo, ci sobbarchiamo il carico emotivo di accogliere e curare (non sempre con successo...) i gatti malandati che ci arrivano. Ci mettiamo anche i nostri soldi ...e se bastassero, se avessimo dei finanziamenti pubblici o dei conti milionari in banca... state certi che non verremmo a rompere con 'sto 5xmille. Abbiamo gia' abbastanza da fare per loro che non scrivere appelli...
Pero' le fatture arrivano: quelle del cibo, dei veterinari, dei laboratori di analisi... Quando diamo in adozione un gatto e' di solito gia' sterilizzato, vaccinato e testato: giusto. Ma chi paga?
Quando un gatto, magari anziano e malato viene da noi, ci vengono date un po' di scatolette, o qualche decina di euro... e tante volte un bel niente. Va bene che lo facciamo per il gatto, ma chi lo mantiene, e ne paga le cure?
Se qualcuno pensa che i nostri veterinari, o le ditte produttrici di cibo, o gli altri fornitori lavorino a gratis (e in perdita) per il bene degli animali toglietevelo dalla testa. Non esiste, ed e' anche giusto cosi'. Perche' chi fa il veterinario, o produce cibo per lavoro deve avere uno stipendio come tutti.
E allora non resta che la solidarieta': quel meccanismo per cui ciascuno da' il suo contributo e con l'impegno di tutti si riesce a realizzare qualcosa. Il 5xmille e' solo uno strumento come altri. Fate volontariato, attivismo, rendetevi disponibili al foster care come abbiamo suggerito, diffodente le iniziative (informative e di raccolta fondi)... fate. Impegnatevi in prima persona, metteteci qualcosa di vostro.
Da soli, non ce la possiamo fare: se c'e' consenso, se ci aiutate, possiamo andare avanti, se no, ci spiace ma prima o poi dovremo chiudere. Se vi interessa, riportiamo i dati per darci il vostro 5xmille.
dati per il 5xmille
Per sostenerci in questa forma, che ricordiamo non "costa" nulla al contribuente, basta riportare il nostro codice fiscale 95584920011 nella prima casella contrassegnata come "Sostegno del volontariato e delle altre organizzazioni non lucrative di utilità sociale..."
Anche chi non presenta il 730 o 740 può scegliere a chi destinare il 5 per mille, compilando il modulo allegato al CUD e inviandolo a un CAF, a un professionista abilitato, o al proprio datore di lavoro o allo sportello di un ufficio postale o di una banca.
Programma di Foster care della Cincia: work in progress...
Qualche settimana fa abbiamo pubblicato l'appello per Ronnie, ora ne abbiamo altri due, sempre di gatti un po' "speciali": Ginger, una gattina affetta da epilessia primaria, e Alpi con un problema di intolleranza alimentare. Ci proviamo... ma realisticamente siamo consapevoli che e' ben difficile trovare un'adozione per questi gatti e non ci piace fare leva piu' di tanto sul sentimento. E' giusto che chi mai se ne prendera' cura sappia fino in fondo che si tratta di gatti problematici: in primis per il bene del gatto.
Se avremo, o meglio loro avranno la fortuna di trovare un adottante, bene ...ma di norma non e' l'adozione lo strumento per offrire una seria prospettiva di vita a questi gatti. La strada da percorrere e' un'altra, e in inglese si chiama "Foster care": cioe' una rete di volontari che si prendono cura di gatti malati, gattini, mamme con i piccoli, ecc in stretto collegamento con l'associazione.
...ma intanto parliamo di loro
Ginger e' una gattina di circa 4 anni che lo scorso novembre ha avuto una seria crisi di natura neurologica per cui e' stata ricoverata d'urgenza dai suoi proprietari. Dopo alcuni giorni in sedazione si e' cominciato a trattarla per la causa piu' probabile, e cioe' epilessia idiopatica o primaria con buoni risultati in quanto ci sono stati solo episodi saltuari che peggioravano (in intensita' e durata) in relazione alla non costanza del trattamento. Le persone che ce l'avevano non potevano garantire la necessaria regolarita' delle somministrazioni e questa e' la ragione per cui hanno chiesto aiuto a noi.
Va detto che in questi casi, dopo aver escluso toxoplasmosi e neospora, una diagnosi differenziale completa richiederebbe una PCR sul liquor per escludere una FIP secca e una TAC/RMN per escludere masse intracraniche. Questi ultimi due esami non sono stati fatti in quanto, nel suo caso, non ci sono altri indicatori di FIP (elettroforesi normale, assenza di lesioni oculari), e l'eta' stessa della gatta non e' tipica ne' per una FIP ne' per forme neoplastiche.
Quando abbiamo accolto Ginger, l'abbiamo tenuta una decina di giorni in osservazione in clinica per verificare (giorno e notte) se aveva o no delle crisi. Non ci sono state come non ci sono state da quando e' da noi. Anzi e' una gatta molto tranquilla, che si e' ambientata subito seppure in presenza di diversi altri gatti.
Ginger pero' e' FIV/FeLV negativa e restando da noi rischia di positivizzarsi. La sua patologia si controlla molto bene con i barbiturici e lei ne sta attualmente assumendo una dose molto bassa. Pero' e' fondamentale che queste pastiglie vengano somministrate due volte al giorno e sopratutto con *regolarita'* per evitare il ripresentarsi delle crisi. Si tratta di compresse molto piccole che si possono dare tranquillamente in bocca (non nel cibo perche' non si potrebbe controllarne l'assunzione) e comunque c'e' anche la preparazione iniettabile.

Alpi e' un gatto che era stato abbandonato e che e' arrivato qui circa un anno e mezzo fa. Ora soffre di una condizione di pre-IBD (1): cioe' di un problema di malassorbimento intestinale che si manifesta con vomito, feci liquide/diarrea e conseguente disidratazione e dimagrimento. Questa patologia, come diverse altre e' aggravata dalla sieropositivita' a FIV/FeLV e sopratutto puo' evolvere in linfoma: una neoplasia che ha una prognosi infausta anche se trattata con un protocollo chemioterapico.
Un gatto come Alpi se potesse essere sottoposto ad una dieta ipoallergenica approppriata (commerciale o meglio ancora casalinga) ed eventualmente con l'ausilio di un supporto farmacologico avrebbe buone possibilita' di riacquistare peso e allontanare il rischio di una degenerazione tumorale. Raramente si "guarisce" da una IBD conclamata, ma come nelle patologie renali se ne puo' controllare e ritardare significativamente l'evoluzione.
Va detto che nel caso dell'IBD e delle intollaranze alimentari, un approccio "di compromesso", cioe' un po' di cibo adatto e un po' quello che capita non ha senso. Non e' che si "migliora un po'", ma proprio non serve: specie nei primi mesi.
Torniamo al Foster care
Ok, ma non e' banalmente lo "stallo"? A grandi linee si' pero' organizzato e strutturato bene, in cui lo "stallatore" e' parte integrante dell'associazione, ne attua le politiche sanitarie e riceve assistenza dall'associazione. Tutte le maggiori associazioni protezionistiche americane promuovono dei programmi di "fostering" (2) secondo regole precise che vanno dalla selezione dei candidati, alla fornitura di cibo e medicinali, a dei corsi di formazione.
La necessita' di una rete di fostering e' essenziale per almeno tre ordini di ragioni:
- diminuire il numero dei gatti nei rifugi perche' l'eccessivo affollamento oltre ad essere causa di disagio costituisce sempre un rischio sanitario
- contenere, specie per i cuccioli, il rischio di possibili epidemie e dar loro un ambiente piu' confortevole di una gabbia
- fornire cure e condizioni adeguate per gatti problematici. Ci sono molte patologie (insufficienza renale, sofferenza epatica, disturbi urinari per citarne alcune) in cui la dieta gioca un ruolo fondamentale e in un rifugio non e' gestibile a meno di non tenere i gatti permanentemente in gabbia o disporre di tante aree separate che e' pura fantascienza il solo immaginarlo...
Cosa vuol dire accogliere un gatto in foster care? Vuol dire svolgere opera di volontariato a casa propria. Ci si prende cura dei casi che vi vengono affidati, si fa riferimento ai veterinari dell'associazione, si somministrano i medicinali e quant'altro necessario sempre forniti dall'associazione. Vengono a mancare le condizioni per svolgere questo lavoro di volontariato? Il gatto ritorna in rifugio o passa ad un altro volontario. Ne' piu' ne' meno che se andaste in un canile o gattile e poi decidete di smettere per qualche motivo.
Quando si fa un'adozione il gatto diventa "di proprieta'" dell'adottante che assume l'impegno di occuparsene e di curarlo. Nel caso dell'affido in foster care no. Il gatto resta dell'associazione che si fa carico delle cure e ne stabilisce le modalita', che puo' decidere di riportarlo al rifugio o darlo in adozione.
Cosa serve per fare del volontariato in foster care? A seconda dei casi uno spazio separato (un bagno o una stanza) oppure no; sempre a seconda dei casi nessuno o pochi altri gatti in casa: ma sopratutto la volonta' di fare qualcosa per dei gatti sfortunati in modo "comodo" per se stessi ed utile per loro.
Niente altro? No. Bisogna ad esempio che i gatti di casa siano vaccinati, bisogna saper somministrare le terapie ed avere qualche "rudimento" o esperienza nel gestire dei gatti tenendo conto che in genere hanno qualche problema e necessitano di maggiori attenzioni. Da parte dell'associazione si prenderanno tutte le precauzioni per evitare che il gatto in affido possa nuocere ai gatti di casa per via di banali parassitosi o positivita' FIV/FeLV.
Ad oggi non abbiamo un programma di fostering da proporvi definito in tutti i dettagli come e' di prassi negli Stati Uniti ed in altri paesi, ma vorremmo provare ad avviarci su questa strada perche', specie per i gatti problematici non ce ne sono altre. Se ci riusciremo o no, dipende in primo luogo da voi.
Chi e' interessato, ha a disposizione degli spazi e un po' tempo da dedicarci, ha delle idee da proporre e vuole provare con noi a far decollare questo programma ci scriva a info@lacincia.it
(1) Inflammatory Bowel Disease (malattia infiammatoria intestinale)
(2) Fostering for the ASPCA in New York City solo un esempio...
Ronnie: un'adozione un po' speciale
Ronnie e' un gatto maschio di circa 2 anni. Lo scorso novembre e' stato trovato ferito lungo uno dei corsi piu' trafficati di Torino. Ronnie era stato appena investito da un'auto, ma il conducente non si era nemmeno preoccupato di fermarsi per accertarsi delle sue condizioni. I suoi soccorritori lo hanno immediatamente portato presso il veterinario piu' vicino che ha diagnosticato una frattura vertebrale e un'ernia addominale traumatica. Nei giorni seguenti tutti i tentativi fatti per ritrovare l'eventuale proprietario sono risultati vani e nonostante vari appelli nessuno si e' fatto vivo.
Quindi i suoi soccorritori si sono rivolti a noi che ci siamo resi disponibili ad accoparcene e lo abbiamo trasferito presso il CVT di Rivoli dove a seguito di due delicati interventi chirurgici la frattura e' stata stabilizzata e l’ernia addominale risolta.
Dopo l'intervento chirurgico alla colonna vertebrale con il ricovero presso Riabilitaria, una clinica per la riabilitazione fisioterapica degli animali, si e' cercato di dare a Ronnie tutte le chance per un buon recupero. Purtroppo pero' il danno al midollo spinale e' stato tanto grave che il gatto non ha recuperato la sensibilita' sulle zampe posteriori e quindi tuttora non e' in grado di alzarsi e camminare. Inoltre Ronnie non e' piu' capace di fare pipi' da solo e va aiutato: tre volte al giorno e' necessario che qualcuno tramite il massaggio vescicale lo faccia urinare.

Rispetto ai primi giorni ci sono comunque stati importanti miglioramenti:
oggi riesce a mantenere la posizione eretta (vedi foto) e ha recuperato un
buon tono muscolare: la fisioterapia non e' certo stata inutile, anzi! E'
stata parte essenziale del percorso terapeutico che completa e rende effettivo il
lavoro del chirurgo.
Senza voler alimentare illusioni nel modo piu' assoluto, va detto che su
questi casi e' difficile stabilire se questo e' il massimo recupero
ottenibile o se potranno esserci ulteriori, magari piccoli, miglioramenti:
in fondo sono passati solo 3 mesi... e in questi casi non e' molto.
A parte i problemi di deambulazione causati dall'incidente, Ronnie gode di ottima salute: e' un gatto sano, non ha malattie che possano mettere in pericolo la sua salute o quella di altri gatti (e' FIV/FeLV negativo), e' stato gia' trattato contro tutti i parassiti e vaccinato.
Ronnie e' molto socievole con le persone e con gli altri animali, durante questa permanenza a Riabiliatria si e' fatto anche molti amici tra i cani ricoverati,e' un mangione e ama in particolare le crocchette, gli piace giocare con la palla e fare le passeggiate nel giardino di Riabilitaria con l'aiuto di un sospensore (una mutandina collegata ad un guinzaglio che regge ed accompagna le sue zampe posteriori).
Dato che ormai, miracoli a parte, le speranze che Ronnie possa tornare a camminare sono davvero minime, si sta cercando di insegnargli ad usare un carrellino perche' possa riacquistare un po' della sua autonomia da gatto e nel gironzolare da solo per casa e nel giardino.

Non e' un gatto che possa essere seguito in gattile... forse nemmeno nel miglior gattile del mondo... per questo stiamo cercando qualcuno che possa prendersi cura di lui, dargli ma soprattutto ricevere il suo affetto per gli anni a venire.
Ovviamente Ronnie ha necessita' diverse da quelle di un comune gatto: chi lo accogliera' dovra' farlo urinare 3 volte al giorno e pertanto prima dell’affidamento dovra' venire a trovarlo nel centro di riabilitazione molte per imparare ad effettuare il massaggio vescicale, una manualita' non certo difficoltosa, ma da non trascurare
Inoltre dovra' essere aiutato a muoversi e quindi fargli fare le passeggiate almeno un paio di volte al giorno.
L'ideale per Ronnie sarebbe avere a disposizione un piccolo giardino recintato, ma nel caso impari ad usare con destrezza il carrellino, anche un ampio appartamento potrebbe consentigli di muoversi liberamente.
Se desideri conoscere Ronnie per capire se il suo futuro proprietario potresti essere tu, puoi contattarci per venire a conoscerlo (339/1619488 oppure info@lacincia.it).
Se credi di sapere chi potrebbe essere il futuro proprietario di Ronnie, fagli leggere questo appello o comunque diffondilo in modo che piu' persone possano venire a conoscenza di questa storia.
Se ti sei sentito indignato dal fatto che qualcuno dopo aver investito Ronnie lo abbia lasciato ferito sul ciglio della strada, se questa storia ha suscitato in te compassione o se semplicemente desideri aiutare Ronnie e tanti altri gatti in difficolta', poi sempre ricordarti di noi attraverso donazioni e 5 x mille... ma sopratutto ad impegnandoti in prima persona a favore degli animali.
Grazie!
Gatti adulti da adottare
Dall'Enpa di Alessandria riceviamo la segnalazione di un gatto nero, evidentemente domestico, "scaricato" presso una colonia felina. Questo gatto cerca un'adozione perche' non e' abituato a vivere in colonia, e rischia di essere investito perche' cerca sempre di andare incontro alle macchine che arrivano forse sperando che chi lo ha abbandonato si ricreda...
Per questo micio chiamate Luciana al 339/3033241
Abbiamo poi un'altra situazione simile: solo che qui i gatti sono 7-8. Si tratta di gatti domestici abbandonati all'interno di un ospedale. Non abbiamo ancora le foto, alcuni sono in stallo, e alcuni devono essere ancora presi.
Chi puo' rendersi disponibile per uno stallo o meglio ancora per un'adozione si metta in contatto con Manuela al 349/6161038 o scriva a manuela@wombats.it
Auguri...
Un altro anno passato a seguire dei gatti malati, anziani, gattini e adulti abbandonati... Un altro anno di errori, di disattenzioni, stanchezze che a diversi di loro sono costati la vita. Si', perche' cento successi (...magari!) non bastano ad annullare uno sbaglio, perche' ogni sbaglio e' una vita che se ne va.
In questo nostro "mestiere" purtroppo non si contano ne' "soddisfazioni" ne' successi ...perche' quand'anche ci sono, nell'arco di un giorno o anche meno vengono offuscate da nuove angosce, da altre storie che finiscono male.
Bella pubblicita' che ci facciamo, vero? Eppure la realta' e' questa. Non e' quella del gattino puffosoloso di tante belle fotografie. E' una realta' drammatica a cui nessuna associazione puo' fare fronte. E' drammatico il pensare alle centinaia di colonie che non vengono sterilizzate e alle migliaia di gatti e gattini che muoiono nel peggiore dei modi. E' drammatico pensare ai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che sono riservati alla quasi totalita' dei gatti. Curati malamente, cui si nega una diagnosi foss'anche al costo risibile di una lastra o di un emocromo, troppe volte soppressi per un malintesa ed ipocrita pieta'.
E' una realta' drammatica dove non esistono strutture che possano prendersi cura di un gatto di "proprieta'", e quelle pochissime che ci sono debbano farlo del tutto a loro spese e del tutto con le loro forze. E' drammatico che alle parole di commozione di tanti non seguano poi i fatti, l'impegno concreto e personale di farsene carico.
E loro sono "animali domestici", i nostri "migliori amici" su cui si spendono fiumi di parole... e gli altri? Gli altri che sono finiti sulle nostre tavole per allietare e festeggiare "il natale"? Per loro niente... nemmeno la lacrimuccia di circostanza.
Auguri...? E quali? L'augurio di un mondo in cui la vita di un pollo, un maiale, o un gatto che sia abbia un valore, un valore uguale.
L'augurio, l'unico, e' che altri, tanti altri, con passione, intelligenza e volonta' aprano gli occhi e si rimbocchino le maniche, che negli occhi di un gatto o in quelli di una mucca che se ne va, vedano allo specchio la fragilita' della propria anima. E si diano da fare senza aspettarsi nulla in cambio.
Auguri....
A Memolina, Capinera (una mucca), e a tutti gli altri che non sono piu' con noi.
valter
Gattoni adulti da accasare...

Questi 3 gattoni, 8 anni il tigrato, 5 gli altri, tutti sani, sterilizzati e vaccinati, abituati a vivere in appartamento, tranquilli e socievoli cercano una casa. Stavano da una signora che e' mancata e chi ora se ne occupa vorrebbe gisutamente che non finissero in un gattile ma che si trovasse per loro una famiglia.
Chiamateci al 339/1619488 o scrivete direttamente a MAUI_E@libero.it. Grazie
Gestione di una epidemia di panleucopenia in un rifugio
Raccontiamo questa vicenda perché possa servire ad altri per evitare gli errori che abbiamo commesso e per poter prendere le contromisure più adeguate nel malaugurato caso si debba fronteggiare un'epidemia.
Il contesto ambientale e il caso "0"
La struttura di accoglienza è una una vecchia cascina in corso di ristrutturazione in cui sono stati accolti gattini cercando sì di applicare dei protocolli di quarantena e di prevenzione ma con i limiti della situazione e qualche imprudenza risultata fatale.
Nel corso dell'estate sono stati passati per la struttura circa quaranta gattini. Ogni cucciolata veniva tenuta separata per 15 gg. in quarantena in gabbioni pieghevoli di circa 1 mq; poi, passato il periodo di osservazione, i gatti venivano spostati in un'altra stanza, al piano superiore, dove stavano tutti insieme.
Le stanze delle quarantene ospitavano diversi gabbioni. I volontari usavano i guanti per pulire le gabbie e non ci sono stati scambi di lettiere / ciotole. I pavimenti venivano di norma disinfettati quotidianamente con Virkon-S (1) . Salvo nell'ultimo periodo per ragioni di luce (mancava ancora l'impianto elettrico in alcune stanze), venivano sempre puliti prima i gattini sani e poi quelli in quarantena (per evitare passaggi dalla zona potenzialmente contaminata a quella "pulita"). Non c'erano sovrascarpe e camici.
Tutto bene (3 decessi in tutto di cui uno per FIP umida) fino a quando non è arrivata una coppia di selvatichini di 4-5 mesi che era passata prima per un ambulatorio veterinario (5 gg di permanenza) per sverminazione e vaccinazione. Nulla da segnalare per i primi 4 gg: sempre nascosti nel trasportino mangiavano normalmente e le feci erano formate. Poi è stato notato che non avevano toccato cibo per un giorno intero e un vomito di succhi gastrici.
Il giorno seguente sono stati portati in clinica entrambi e uno è risultato ipotermico e l'altro con febbre. L'emocromo di quello ipotermico indicava 4500 WBC(2). Trattati entrambi come sospetti paleuco, durante la notte c'è stata la prima scarica di diarrea (mai riscontrata prima al rifugio) e il giorno seguente il test parvo Idexx(3)su quello in condizioni migliori risultava positivo. Nell'arco di 48 ore quello risultato ipotermico è morto mentre l'altro ha cominciato a dare segni di miglioramento.
Strategia di contrasto
Ci si è subito resi conto di trovarsi di fronte ad una epidemia e si è messa in atto una strategia cosi' articolata:
- disinfezione: con ipoclorito di sodio (3) al 7% (non in presenza di gatti) e giornalmente con Virkon-S in tutti gli ambienti (le lettiere venivano disinfettatte almeno 2 volte al giorno); rimozione delle suppellettili non lavabili (grattatoi, giochini, copertine, ecc). Uso tassativo di sovrascarpe e guanti; uso della carta al posto della sabbia nelle lettiere e ciotole monouso. Queste misure non servivano ad evitare i contagi ormai avvenuti ma avevano il solo scopo di limitare e contenere la carica virale visto che non era possibile spostare tutti i gatti in posti "puliti"
- sospensione della normale turnazione dei volontari: solo due persone seguivano quotidianamente i gatti con l'obiettivo di individuare il minimo sintomo (minor interesse al cibo, diarrea, vomito, apatia). Questa misura è stata fondamentale per la diagnosi precoce.
- i gatti che manifestavano il minimo sintomo - diciamo pure minimo in senso "paranoico" - venivano portati immediatamente in clinica per un emocromo. Se il livello di globuli bianchi si avvicinava alla soglia inferiore (6000 WBC) e/o in caso di iper/ipotermia i gatti venivano ricoverati e rifatti gli esami ematici giornalmente iniziando la terapia con interferone omega felino (4), fluidoterapia, antibiotici, ecc. come da protocolli standard di trattamento per la panleucopenia. Venivano anche effettuati test parvo Idexx sulle feci di conferma.
- separazione dei gattini tra asintomatici e reduci da ricovero (che continuano ad espellere il virus pur essendo guariti per circa un mese).
Il trattamento
Tutti i gattini con diagnosi conclamata o sospetta (in un contesto di epidemia il "sospetto" significa solo la momentanea non dimostrabilità dell'infezione) venivano messi in fluidi e con copertura antibiotica (gram+, gram-, anaerobi), gastroprotettori e interferone omega felino. Giornalmente venivano monitorati i parametri ematici ed in particolare i globuli bianchi, l'ematocrito, pressione arteriosa e proteine totali e si attuavano le contromisure del caso: boli, colloidi, integrazioni elettroliti, trasfusione solo se strettamente indispensabile.
I gattini venivano di norma dimessi solo quando i parametri ematici tendevano alla norma e riprendevano vivacità e si alimentavano stabilmente da soli.
Errori commessi
- non aver vaccinato per tempo gatti vaccinabili (12 sett.) per banali ragioni organizzative. Questo è stato l'errore più grave.
- aver usato sabbia nelle lettiere che è un veicolo di contagio pericolosissimo. La sabbietta è' più adatta su un piano etologico e come capacità di assorbimento dell'urina ma è piu' facile spanderla per il locale e portarla in giro, meglio la carta come peraltro è prassi in molte cliniche.
- non aver usato fin dall'inizio camici e sovrascarpe. Sembra ridicolo e paranoico, ma invece le scarpe sono state il vettore del contagio
- essersi "rilassati" perché i gatti erano gia' "grandini" e non era successo niente. MAI ABBASSARE LA GUARDIA
- Non aver avuto a disposizione tutto il necessario fin dal primo momento (sovrascarpe, camici, traversine, ciotole e lettiere monouso, ecc)
Decisioni giuste nell'emergenza
- riduzione al minimo del numero dei volontari che seguivano giornalmente (o più volte al giorno) l'evoluzione dell'epidemia. Troppi volontari, anche con una comunicazione ottimale, non avrebbe permesso di individuare i sintomi in modo precoce.
- verifiche "paranoiche" e tempestive dei parametri ematici dei gattini e conseguente ospedalizzazione. Importantissimo l'aver privilegiato l'uso di una banale contaglobuli - che dà risultati immediati - rispetto al mandare i campioni in laboratorio per risultati più accurati e completi ma con un ritardo di almeno 24 ore. I test parvo sono risultati utili (e comunque preferibili alla PCR per l'immediatezza del risultato) ma comunque tardivi (anche 2-3 gg dopo la comparsa degli indicatori ematici del contagio). LA DIAGNOSI E IL TRATTAMENTO PRECOCE SONO RISULTATI VINCENTI
- gestione "seria" (fluidoterapia in vena, ecc) anche dei casi sospetti oltre che di quelli conclamati.
- uso dell'interferone omega felino, sebbene in assenza di pubblicazioni scientifiche a riguardo sui gatti, ha dato ottimi risultati in questa circostanza e in altri casi da noi seguiti
Sopratutto...
Dobbiamo ringraziare il particolare il dott. Ripanti e la dott.sa P. Cavana, il fondamentale supporto della clinica CViT Rivoli con il pieno coinvolgimento di tutti i medici e del personale per la gestione dei casi. Se questi gattini non fossero stati diagnosticati, seguiti ed ospedalizzati, avremmo avuto una mortalita' ben superiore al 50% come peraltro si puo' trovare riscontro in letteratura.
Il forte rapporto di fiducia tra il veterinario responsabile e l'associazione, il coinvolgimento della struttura, la stretta comunicazione e collaborazione intercorsa tra tutti gli attori, sono stati fattori determinanti per il successo della gestione dell'epidemia.
La gestione dei gattini e' comunque problematica perche' possono morire di parassitosi, per una non corretta alimentazione, per cause congenite, ecc. Sopratutto pero' possono morire di panleucopenia. Se avessimo vaccinato al piu' presto possibile, o se avessimo messo in atto i protocolli di vaccinazione precoce (con vaccini a virus uccisi), non saremmo a raccontare questa storia.
Se "semplicemente", anche se cosi' semplice non e', avessimo adottato tutte le misure preventive del caso (vedi qui) non avremmo avuto una epidemia ma solo 2 casi. Le epidemie vanno prevenute e se succedono e' perche' si e' sbagliato: questa dev'essere la cifra in cui leggere queste note.
Abbiamo voluto raccontare questa storia nella speranza che serva ad altri ad evitare gli errori che noi abbiamo commesso.
Note:
- Virkon-S e' un disinfettante battericida, virucida e fungicida efficace anche contro il parvovirus felino (FPV); viene utilizzato in ambito veterinario e zootecnico ed e' a base di perossimosolfato di potassio.
- WBC: White Blood Cell, indica il numero totale di globuli bianchi senza differenziare tra neutrofili, leucociti, monociti, ecc. SI tratta di un indicatore di massima ma sufficientemente preciso che si puo' ottenere con una normalissima apparecchiatura da ambulatorio. ll range di normalita' e' indicativamente nell'intorno dei 6000-19.000
- Il test parvo Idexx e' un test rapido (tipo quelli per FIV e FeLV) sviluppato per l'identificazione del parvovirus canino ma utilizzabile anche per i gatti come indicato qui: Detection of feline panleukopenia virus using a commercial ELISA for canine parvovirus (testo completo su VetLearn previa registrazione)
- L'ipoclorito di sodio è la normale candeggina ma attenzione che quella venduta normalmente è a una concentrazione inferiore al 4%. L'ipoclorito di sodio concentrato (al 15%) è reperibile in farmacia o presso rivenditori di prodotti per pulizia e simili. Usare le precauzioni del caso: guanti ed eventualmente mascherina se si usa un nebulizzatore.
- L'uso dell'interferone omega felino (Virbagen) per il trattamento della parvovirosi e' stato oggetto di studi sui cani (Feline interferon-omega treatment on canine parvovirus infection) con buoni risultati; un protocollo terapeutico relativo alla panleucopenia e' pubblicato in "Veterinary interferon Handbook 2^ ed." ma al momento non ci sono studi scientifici che ne comprovino l'efficacia.
Due pelosotti cercano casa
Questi due gattoni cercano casa in quanto la persona che li ha deve trasferirsi per lavoro e non puo' portarseli dietro. Sono entrambi di circa 3 anni, sani e abituati a stare in casa. La foto di Leila con i cuccioli non e' recente e lei deve essere ancora sterilizzata. Il maschio, Mosquito, e' quello grigio sul termosifone.
Scrivere a manuelap1984@libero.it oppure chiamare la cincia 3391619488
Altri micini da adottare
Questi 4 fratellini sono stati recuperati 3 mesi fa da un tetto di un
garage dove la loro mamma li aveva partoriti ma dove rischiavano di cadere
o di essere avvelenati dagli abitanti del luogo che non li tolleravano.
Avevano poco piu' di un mese e li abbiamo portati via e messi in stallo a
casa di una volontaria, ma ora sono 3 mesi che sono chiusi la dentro....
Si chiamano Juno, Chantal, Miro' e Vincent:


Juno e Chantal sono le due femminucce e come puoi vedere sono bellissime! Sono entrambe un po' timide per cui se non conoscono non si fanno avvicinare facilmente, ma dopo che hanno preso confidenza sono curiose e vispe. Juno e' quella piu' curiosa ed e' la micina con il pelo raso mentre Chantal ha il pelo mezzo lungo ed e' bianca con qualche macchietta tigrata. I fratellini sono Vincent tutto tigrato e bianco come Juno, e Miro' bianco con la coda tigrata e qualche macchietta anche sul nasino. Entrambi sono timidi ma con un po' di tempo e conoscenza diventano dei coccoloni. Sono tutti spulciati e svermati e hanno fatto il primo vaccino. La loro mamma era stata testata quando e' stata catturata ed era risultata negativa a FIV e FeLV. Si predilige l'adozione di coppia per il fatto che sono molto affezionati tra loro e perche' i cuccioli crescono meglio e piu' equilibrati se sono in due, ma si prendono in considerazione anche adozioni singole.
Per info mandare mail a manuela@wombats.it oppure telefonare al numero 349/61.61.038
Alcune considerazioni su uno studio scientifico
Riportiamo un breve riassunto, per "non addetti ai lavori", di uno studio sulla peritonite infettiva felina (FIP) perche' ci sembra importante parlare di questa grave patologia e per sviluppare alcune considerazioni su cui riflettere: prima di tutto l'articolo.
Lo studio
Si tratta di uno studio [1] randomizzato in doppio cieco, controllato con placebo [2] sugli effetti di un farmaco chiamato Propentofillina in relazione al tempo di sopravvivenza e qualita' della vita in gatti affetti da FIP. Come tutti sappiamo la FIP (da non confondersi con la semplice positivita' al coronavirus FCoV) e' una patologia che porta a morte i gatti, e specie nella forma effusiva (cosiddetta "umida") nell'arco di giorni o settimane: purtroppo ad oggi non esiste alcun caso dimostrato di guarigione.
Poiche' sono stati descritti alcuni casi in cui l'uso della pentossifillina [3] sembra aver prolungato la vita di gatti con la FIP, questo studio si propone l'obiettivo di valutarne appunto l'efficacia. L'ipotesi da verificare e' che questo farmaco possa diminuire la grave vasculite che e' responsabile della maggior parte dei segni clinici che si manifestano in corso di FIP.

Lo studio ha coinvolto 23 gatti giunti alla Clinica Veterinaria dell'Universita' di Monaco di Baviera (Germania) con una diagnosi certa di FIP ed i cui proprietari hanno firmato il consenso informato alla sperimentazione. Si tratta, dunque, di uno studio effettuato su gatti che si sono ammalati in modo naturale. I gatti sono stati suddivisi in 2 gruppi: entrambi i gruppi hanno ricevuto un trattamento completo in caso di FIP (aspirazione per centesi del versamento, glucocorticoidi, antibiotici, eparina). Un gruppo ha, poi, ricevuto il farmaco da testare, mentre all'altro gruppo e' stato somministrato un placebo. Per la prima settimana di trattamento, i gatti sono stati ricoverati o portati giornalmente alla clinica: ogni giorno sono stati sottoposti a controllo clinico ed ecografico per valutare e trattare l'eventuale presenza di versamento addominale o/e toracico. Compatibilmente con le loro condizioni cliniche, i gatti ricoverati sono poi potuti ritornare a casa ed ai proprietari e' stato chiesto di compilare un diario giornaliero con i dati clinici e comportamentali degli animali. A cadenza settimanale sono anche stati fatti dei normali prelievi di sangue i cui risultati sono poi stati valutati secondo criteri statistici.
Senza addentrarci nello specifico medico e tecnico dello studio, basti dire che l'analisi dei dati non ha purtroppo dimostrato alcuna differenza statisticamente rilevante tra i 2 gruppi di gatti: l'uso della propentossifillina non e' servito ne' a prolungare la vita dei gatti con FIP ne' a migliorare i risultati degli esami effettuati o la qualita' di vita. Secondo gli autori dell'articolo questo risultato negativo potrebbe essere dovuto a diverse cause tra cui il fatto che il farmaco impiega dalle 2 alle 4 settimane per essere pienamente efficace ed in questo periodo di tempo diversi gatti partecipanti allo studio sono deceduti.
Le considerazioni
La prima cosa che ci viene da pensare leggendo questo articolo, pure da profani quali siamo, e' quando sia difficile, quante variabili, quanti elementi fuorvianti o di confusione possano rendere difficile la lettura e l'interpretazione dei dati di una sperimentazione. Difficile se si e' in buona fede, orientata se la buona fede difetta, o il rigore scientifico viene anteposto ad altri interessi.
La seconda e' un "warning". Spesso capita di sentire da amici, o di leggere su qualche sito, di cure miracolose che hanno salvato la vita a questo o quel gatto affetto da gravi patologie. Accettiamo pure che i miracoli esistano, che molto prosaicamente la medicina possa prendere abbagli o perche' no che i gatti sono gatti, e sono capaci di fare una bella pernacchia alle patologie piu' gravi. Ammettiamo tutto, ma teniamo sempre presente che in primis ci vuole una diagnosi e poi che una cura e un protocollo per essere considerati tali devono essere validati in modo scientifico e obiettivo, e che non bastano due o tre casi per affermare che quella cura funziona o no.
La terza cosa importante e' che uno studio serio - scientifico - si puo' fare senza ricorrere alla vivisezione: senza far ammalare apposta gli animali, senza farli soffrire usando metodi invasivi, senza ucciderli a fine esperimento. In questo studio questi poveri 23 gatti sono morti tutti: la maggior parte e' deceduta nell'arco di una decina di giorni e solo uno e' sopravvissuto oltre il mese. I ricercatori li hanno si' "usati" ma non hanno deciso della loro vita e della loro morte. Il sopravvissuto aveva ricevuto il farmaco vero e non il placebo, ma non sarebbe cambiato nulla fosse successo il contrario. Certamente e' stata piu' difficile l'analisi dei dati perche' si trattava di gatti "normali" per eta', sesso e condizioni di vita e non di gatti "germ-free"[4] allevati apposta per essere "sacrificati" in un laboratorio. Ma la FIP, come tutte le altre malattie, nel mondo reale non si sviluppa perche' ti iniettano quel certo virus o ti somministrano quella specifica sostanza per avvelenarti appositamente; ci si ammala per cause che non sempre sono note o non lo sono del tutto: una molteplicita' infinita di variabili che e' impossibile riprodurre in qualunque laboratorio.
Restringere le variabili in gioco, come sempre succede negli "studi in vivo" aiuta forse a decifrare una lettera, ma non la parola di cui quella lettera fa parte, ne' tanto meno il significato della frase. Ed e' questo che ci si aspetta da una ricerca vera, rispettosa non solo degli animali, ma della verita' scientifica, o di quel pezzo di verita' che ci e' dato vedere.
NOTE:
[1] Randomized, Placebo Controlled Study of the Effect of Propentofylline on Survival Time and Quality of Life of Cats with Feline Infectious Peritonitis: Y. Fischer, S. Ritz, K. Weber, C. Sauter-Louis, and K. Hartmann, pubblicato su Journal of Veterinary Internal Medicine, 2011;25:1270-1276
[2] il metodo del "doppio cieco" consiste nel suddividere i pazienti in due gruppi scelti in modo casuale: al primo viene somministrato il farmaco in esame, al secondo un placebo, cioe' un composto senza alcun effetto terapeutico. Il metodo di somministrazione e' tale per cui nessun paziente come nessun medico che partecipa allo studio puo' sapere a chi viene somministrato il farmaco vero o quello "finto". Questo metodo serve ad annullare le interferenze dovute a valutazioni soggettive ed a valutare in modo obiettivo la reale efficacia di un principio attivo rispetto ad uno sicuramente inattivo ed inefficace.
[3] Pentoxifillina e pro-pentoxifillina: principi attivi molto simili usati in umana nella cura delle patologie vascolari periferiche (Alzheimer, ischemie cerebrali, ecc); la pro-pentoxifillina e' registrato in Germania per uso veterinario.
[4] Con il termine "germ-free" si intendono animali destinati alla sperimentazione e allevati in condizioni di isolamento tali da garantire che non siano portatori di virus, batteri e parassiti... l'esatto contrario delle condizioni naturali.
LaCincia è un gruppo di persone che ha deciso di fare qualcosa...
Per dare una casa, assistenza e affetto
a qualcuno dei tanti gatti che ne hanno bisogno
Per quelli di nessuno che elemosinano un pò di avanzi
e rovistano nei bidoni
Per quegli animali che vengono fatti nascere, torturati e uccisi
nel nome di una falsa scienza
Per tutti gli animali la cui vita è venduta un tanto al chilo
LaCincia sono gli animali che qui potranno trascorrere dei giorni felici.

